Vivere di rendita è un sogno. Impossibile, ma non troppo. Può servire meno capitale di quanto si pensi, ecco come orientarsi in base al tenore di vita

Troppa fatica. Troppo stress. E troppi pochi soldi. Lavorare, si sa, è un sacrificio. Ma per fare la vita da nababbi, bisogna avere in banca un piccolo tesoro. Eppure più di qualcuno, senza aver vinto il Super Enalotto, è riuscito con investimenti oculati a sopravvivere senza ammazzarsi di fatica, a campare di rendita come si dice. Ma quanto capitale iniziale bisogna avere per guadagnare standosene in panciolle? La prima risposta è: dipende da quanto si vuole spendere. Facendo un calcolo semplicistico per poter avere 50 mila euro l’anno e ipotizzando ottimisticamente una rendita media del 5% occorre un capitale di un milione di euro. Semplicistico perché questo conteggio esclude l’inflazione che con il passare degli anni intacca piano piano il capitale fino ad azzerarlo. Come ha dimostrato Cesare Valentini, consulente finanziario scomparso recentemente, sviluppando alcune simulazioni di calcolo si può dire che, se l’inflazione è simile al rendimento netto del capitale, in 20 anni si è perso tutto. Numeri che dicono poco e allora la domanda vera è: di quanto reddito integrativo ho realmente bisogno, con la ricchezza che posseggo, per cambiare vita?
Per vivere di rendita, il gioco di parole è semplice, bisogna prima di tutto lavorare sul proprio bilancio, facendo delle proiezioni previsionali sul proprio futuro economico. In particolare, lo stile di vita desiderato, il trasferimento intergenerazionale progettato, la durata prevista dal progetto, il rendimento reale atteso dal portafoglio e la considerazione sui redditi integrativi necessari per garantire la sostenibilità. Rispetto al primo quesito bisogna solo capire quanti soldi escono (2 mila euro al mese è un conto 10 mila e un altro) e su quali redditi si può contare. Chi ha famiglia e figli dovrà scegliere se lasciare o meno qualcosa in eredità. Questo è un punto fondamentale dal momento in cui nel nostro Paese il lascito dei genitori rappresenta un punto di partenza imprescindibile. E in tempi di crisi come quello che stiamo vivendo questo è ancor più vero. L’età, poi, gioca un ruolo importante. Una cosa è smettere di lavorare a 30 anni, altro è a 50. Più a lungo dura la rendita e maggiori entrate ci vogliono. Ecco, dunque, per poter solo pensare di vivere senza lavorare, pur non essendo ricchi famiglia, occorre pianificare con attenzione, realizzando una sorta di business plan, con alcune avvertenze. Non basta spendere solo la differenza fra rendimento del capitale e inflazione, per avere la certezza di non intaccare il valore reale del capitale.

Sempre secondo Valentini, il ragionamento di per sé non è sbagliato: se si considera mediamente il 3% e l’inflazione è al 2%, non ci saranno perdite se si spende solo l’1% di rendimento reale. Le controindicazioni, però, sono due. Primo, occorre fare i conti con la famiglia e soprattutto con gli eredi. Quella della tranquillità delle generazioni future è la prima preoccupazione per un padre.

Secondo, in questo modo solo i paperoni, come detto all’inizio, possono vivere senza lavorare: se si è in grado di spendere solo l’1% del capitale all’anno, e il budget di spesa è 40mila all’anno, allora 4 milioni di euro non bastano. Ecco che vivere di rendita in questo caso è un lusso che possono permettersi solo in pochi. Non rimane che affidarsi ai sogni, che del resto non costano nulla. In ogni caso, pur rimanendo con i piedi per terra e una volta analizzati tutti i fattori, è possibile dire con un buon grado di attendibilità che se si ipotizzano uscite per 3 mila euro al mese – calcolando anche il costo dell’inflazione – per un vitaliazio che duri 50 anni e con un rendimento dell’1%, bisogna avere da parte 1 milione e 400 mila euro.

Vivere di rendita quindi è difficile per i comuni mortali, quelli cioè che spendono meno di 5mila euro al mese, ma non impossibile. Diventa, invece possibile realizzare una piccola rendita che può integrare i ricavi del lavoro, cambiando lo stesso stile di vita e integrando quella pensione che per il futuro diventerà una chimera.

FONTE 2013


Quanto serve per vivere di rendita

Vivere di rendita in fondo è il sogno di tutti. Potersi affrancare dalle ansie del lavoro, godersi la vita senza stress. Ma quando serve per poter accedere a questo privilegio? Non poco, ovviamente. Ma tanto dipende dai nostri calcoli, dal nostro tenore di vita, dalle aspettative che abbiamo sul futuro.

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I tuoi progetti

Innanzitutto, bisogna capire che la soluzione per vivere di rendita è frutto di un’equazione complessa, con molte variabili. La prima è l’età di partenza. Una cosa è cominciare a vivere di rendita è 40 anni, un’altra a 60. La seconda è se e quanto desideriamo lasciare in mano ai nostri eredi. La terza è il tenore di vita che desideriamo avere. La quarta, infine, è il capitale di partenza. Questo schema dà luogo a tre opzioni.

Senza investimenti

La prima opzione è vivere di rendita partendo da un capitale molto grande, e consumarlo poco alla volta, senza nemmeno prenderci la briga (e i rischi, ovviamente) di investirlo. Zero sforzi, solo vantaggi? Non esattamente. Innanzitutto, per poter accedere a questa condizione, serve almeno 1 milione di euro di partenza, per poter vivere – al netto dell’inflazione – quarant’anni di rendita. E senza nemmeno poter scialare o avere un tenore di vita molto alto. Inoltre, in questo caso alla fine della nostra vita avremo consumato tutto il capitale. Niente, se non le briciole, per gli eredi.

Investimenti prudenti

Partendo da un capitale simile (1 milione di euro), possiamo scegliere una serie di investimenti sicuri, che ci garantiscano cedole regolari sugli interessi, per avere un tenore di vita buono e contemporaneamente non consumare tutto il capitale. Senza correre i rischi di giocare in Borsa, gli strumenti finanziari più adatti per questa scelta sono conti deposito, obbligazioni e BTP, fonti sicure al 100% o quasi. Il tenore di vita non sarebbe altissimo, e per alzarlo toccherebbe intaccare il capitale ogni tanto. Ma alla fine dell’arco di vita, si potrebbe comunque lasciare agli eredi una bella somma (circa 500mila euro) pur avendo vissuto di rendita.

Investimenti immobiliari

La terza soluzione è quella immobiliare. Ha il vantaggio di non consumare il capitale, e di prevedere una cifra di partenza più bassa delle opzioni precedenti. Anzi, con il mercato immobiliare in ribasso, questo è il momento giusto per investire nel mattone, se si dispone di un po’ di liquidità. Con 600mila euro, si possono comprare due immobili in città da affittare a professionisti o studenti, o in località balneari da affittare ai turisti. La rendita è buona, il capitale è garantito.

Strade alternative

Queste sono le tre soluzioni convenzionali che vi potrebbero far vivere di rendita. Ma non tutti quelli che vivono di rendita hanno investito in Btp o in appartamenti per studenti. Esistono anche strade alternative, non intuitive e non aperte a tutti ma comunque interessanti da scoprire. Una è diventare soci di un business promettente. Da soci finanziatori, che mettono solo il capitale. Quindi se avete amici o conoscenti imprenditori, questa può essere una soluzione interessante.

Alta automazione

Un’altra strada che viene scelta da chi ha un capitale da investire è quella dei business ad alta o media automazione, che non richiedono nessun tipo di lavoro da parte dell’imprenditore. Si può comprare una serie di distributori automatici (ormai se ne vedono sempre di più nelle grandi città, sono veri e propri negozi senza personale) o un attività la cui gestione e manutenzione può essere facilmente delegata.

Sviluppo Web

Altri tipi di attività che generano entrate ricorrenti anche a fronte di un impegno lavorativo solo iniziale sono quelle legate allo sviluppo di software o di prestazioni Web. Investire su questo genere di servizi può garantire una buona rendita, a fronte di un impegno molto basso.

Royalties e diritti d’autore

Infine, tra coloro che vivono di rendita ci sono quelli che incassano regolarmente royalties su diritti d’autore su musica, programmi televisivi, libri, film e così via. I più ricchi tra quelli che vivono di jingle incassano fino a 100mila euro l’anno, secondo una stima del Bureau of Labor Statistics americano.

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