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Una passeggiata storica conduce alla “Ghieisa d’la Tana”, una grotta suggestiva e legata alla tradizione valdese.
Spesso la cultura popolare delle Alpi associa grotte e cavità naturali a presenze oscure e demoniache, vedendole come possibili porte d’accesso a un mondo sotterraneo ostile per definizione. In Valle d’Angrogna, un ramo laterale della Val Pellice, la “Ghieisa d’la Tana” fa, una volta tanto, eccezione.
La tradizione locale ha infatti individuato questa caverna come la sede del culto che i valdesi del posto rendevano al Signore quando la persecuzione cattolica si faceva più feroce. La cavità, collocata in una zona boscosa a poche centinaia di metri dalla frazione Oddino, è accessibile dall’esterno tramite una angusta spaccatura tra masse rocciose affioranti nel folto della vegetazione.

All’interno, la caverna diventa più ampia e può ospitare alcune decine di persone: completamente disadorna, la cavità comunica con l’esterno anche tramite una sorta di camino naturale che si apre nella sua parte più alta. La caverna può essere raggiunta dalla mulattiera di collegamento tra le frazioni di Angrogna Carlevà e Odin-Bertot scendendo per un breve sentiero a tornanti e rustici scalini; una bacheca illustrativa ne indica il punto di partenza.
Si può posteggiare l’auto a Oddino o in un piccolo piazzale all’inizio del viottolo nei pressi di Carlevà. All’ingresso della caverna, alcune lapidi ricordano le tradizioni legate al luogo e la visita che il grande scrittore ligure Edmondo De Amicis – l’autore del romanzo “Cuore” – fece alla Ghieisa verso fine Ottocento, riportandone le proprie impressioni in una capitolo dell’opera ”Alle porte d’Italia”.

“Certo che doveva destare una commozione profonda il pastore dalla lunga barba bianca che da quel pulpito di roccia, al chiarore d’una fiaccola, predicava con voce sommessa alla folla, pigiata in quella specie di cripta selvaggia, in cui ciascuno poteva temere di essere entrato per non uscirne mai più.” (E. De Amicis, Alle porte d’Italia – 1888)

Sull’effettivo utilizzo della grotta come luogo di culto la storiografia recente è piuttosto tiepida. Viene in genere ammesso che in alcune situazioni di particolare pericolo, la caverna abbia potuto ospitare incontri clandestini dei valdesi, ma gli storici fanno anche notare come la località avrebbe potuto facilmente trasformarsi da un riparo a una vera e propria trappola per i fedeli che qui fossero stati sorpresi dalle forze nemiche. E come, forse, avrebbe dato meno nell’occhio riunirsi in preghiera a piccoli gruppi in case o edifici privati, al riparo da sguardi ostili. La Ghieisa ‘dla Tana rimane comunque un luogo molto suggestivo e profondamente legato a un territorio, quello delle Valli Valdesi, con una fortissima caratterizzazione culturale e religiosa.

Poco lontano dalla caverna sono presenti altre interessanti testimonianze della storia dei valdesi: la stele di Chanforan (un obelisco collocato nel luogo dove si tenne, nel 1532, lo storico sinodo che deliberò l’adesione della Chiesa Valdese alla Riforma Protestante), una ”scuoletta Beckwith” (una delle molte piccole scuole di villaggio che, grazie al benefattore inglese John Charles Beckwith, fu costruita nella prima metà dell’Ottocento per alfabetizzare gli abitanti della valle), il tempio e il museo di Serre. Un itinerario pedonale noto come la “passeggiata storica” permette, senza troppo sforzo, di visitare questi luoghi partendo a piedi dal centro di Angrogna e, passando per Carlevà e per Oddin, raggiungere la frazione Serre. Il percorso di andata è in buona parte su sentiero, mentre per tornare ad Angrogna, volendo, si può passare dalla strada asfaltata che in meno di due chilometri riconduce al capoluogo, fiancheggiando alcune interessanti formazioni rocciose. In paese una sosta alla locanda “Il Pomo d’Oro”, giusto a fianco del municipio, non mancherà di ritemprare le forze dei visitatori con i suoi piatti tipici e un buon boccale di sidro artigianale.

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