10 cose che non sapevi sulle api

La società delle api è una delle più incredibili dell’intero regno animale. Tanti, piccoli, insetti che formano un organismo unico paragonabile a quello di un mammifero, per degli insetti molto più interessanti di quanto avresti mai pensato

Le api, piccoli insetti ronzanti che a volte pungono e che fanno il miele. Questo è quanto la persona media sa delle api, ovvero pochissimo. Si, perché le api sono tra gli animali più interessanti della natura, e proprio da loro dipende una larga fetta della nostra economia agricola e, di conseguenza, gastronomica. Noi di curiosone vi portiamo in un affascinante viaggio nel micro mondo delle api, per scoprire cose che non avreste mai nemmeno potuto immaginare.

10. Che cos’è un superorganismo

Le api, a differenza della maggior parte degli animali, sono organizzate come un superorganismo, ovvero un vero e poprio organismo, come il nostro, ma composto da singoli individui. Ogni ape è, potremmo dire, una cellula del superorganismo e tutte insieme collaborano al mantenimento del superorganismo stesso: proprio come le cellule, ci sono api che cercano il cibo, api che difendono il superorganismo, api che si occupano del mantenimento del calore dell’alveare, api che si occupano della riproduzione. Gli altri superorganismi, in natura, sono le formiche, le termiti e l’eterocefalo glabro, unico mammifero ad organizzarsi in questo modo.

9. Le api potrebbero vivere nove mesi, ma spesso lo fanno solo per sei settimane

Come conseguenza della struttura spciale a superorganismo, le api operaie spesso lavorano fino alla morte. Letteralmente. Per loro il bene individuale non esiste, esiste il bene del superorganismo, per cui più riescono a lavorare, generalmente consegnando sostanze nutritive all’alveare, più tutte le api ne trarranno un vantaggio: insomma, specialmente in estate quando la velocità del loro metabolismo, anche muscolare, è maggiore (aumenta all’aumentare della temperatura) l’usura dovuta al lavoro le porta a morte nel giro di poche settimane. Ma, per loro, va benissimo così.

8. Le api cambiano chimica celebrale, quindi cambiano lavoro

Le api non cercano lavoro consegnando curriculum vitae in aziende che non le considereranno neppure, ma il loro lavoro dipende dalla chimica del loro cervello. Da quando finiscono le mute e diventano adulte, diventando così api, sanno già grazie agli ormoni che lavoro andranno a fare; le giovani di solito vanno a volare tra i fiori e procurare il cibo. Poi, andando avanti con l’età, gli ormoni cambiano e vengono sostituiti da altri, e l’ape capisce che deve diventare un ape soldato e difendere l’alveare, poi un’ape che si occupa della rimozione delle altre api morte dall’alveare, è così via, in un affascinante ciclo che continua da secoli.

7. Non tutte le api sono uguali

Alla luce di quanto abbiamo detto, potrebbe sembrare che le api siano dei piccoli robot. E invece non è così: non si tratta infatti di un organismo, ma di un superorganismo, una società, composta da individui, che però sono organismi singoli ed ognuno ha la propria personalità. Ci sono api scansafatiche, api laboriose, api che cercano cibo lontano dall’alveare, api che si spostano poco, il tutto seguendo le regole che la natura ha imposto loro, che abbiamo appena visto. È difficile riuscire a mantenere una propria personalità in una struttura così complessa, eppure ci riescono.

6. L’ape muore se punge un uomo

A differenza di altri animali che possono pungere quante volte vogliono, come le maledette zanzare, le api muoiono se pungono un uomo, perché nel pungiglione c’è parte del loro apparato digerente. Questo ha portato alla credenza che il pungiglione dell’ape fosse curvo, si agganciasse ad uncino e non uscisse più. Niente di più sbagliato: come si vede dall’immagine al microscopio, il pungiglione dell’ape è seghettato, come un coltello. La forma a sega serve a “pungere” la corteccia degli alberi ed estrarne la linfa, ma se per motivi di difesa viene punto un uomo, la pelle è elastica e si chiude attorno al pungiglione: l’ape non riesce più ad uscire e l’organo si spezza, portandola a morte.

5. Le api sono costruttori eccezionali

Tra i tanti secreti che le api possono emettere c’è la cera: le ghiandole cirifere possono creare questa sostanza che rende le api tra i costruttori più efficienti della natura. La cera non serve solo per le nostre candele, ma soprattutto per la costruzione dell’alveare stesso, delle famosissime celle esagonali. E sono resistentissime, ma allo stesso tempo leggerissime: basti pensare che con 100 grammi di cera le api riescono a creare ben 8.000 celle, per un peso di 0,0125 grammi a cella. Noi non riusciamo a raggiuere risultati del genere nemmeno con le moderne stampanti tridimensionali.

4. Anche le api hanno i termosifoni

Leggendo tra le righe dei paragrafi precedenti avrai sicuramente notato alcuni aspetti interessanti: le api lavorano di più quando fa caldo, si fermano quando fa freddo. E ci sono delle api che si occupano delle larve, che diventeranno le future api. Ma d’inverno, se le api non si muovno, come possono occuparsi delle larve? Semplice, l’alveare ha un termosifone. Prima di tutto c’è la propoli, che è lo “stucco” dell’alveare e che si usa come isolante, ma poi ci sono api la cui funzione è mangiare e battere le ali per produrre calore. Un sistema complesso che lascia la temperatura dell’alveare costantemente a 36-37 gradi. Non vi ricorda qualcosa? E qui si torna al superorganismo.

3. I fiori sono così belli per farsi notare dalle api

I fiori sono bellissimi, vero? Ma vi siete mai chiesti perché sono così belli? La risposta è che sono così perché devono farsi notare dagli insetti impollinatori, quindi dalle api. Le piante hanno dei gameti maschili e femminili proprio come noi abbiamo spermatozoi e cellule uovo, e si devono combinare. Ma siccome non si conoscono in discoteca come facciamo noialtri, anzi non si muovono proprio, il fiore serve perché l’ape lo noti e, prendendone il nettare, faccia un bagno negli “spermatozoi” della pianta, che si chiamano pollini. Poi va su un altro fiore e li rilascia, fecondando (“impollinando”) l’altro fiore e permettendo al “figlio”, che è il frutto, di nascere.

2. La straordinaria avventura del miele

Queste poche righe non bastano a raccontare quanto il miele sia spettacolare, nella sua fabbricazione da parte delle api… Le piante creano il nettare, liquido odoroso, per attirare le api, come abbiamo visto prima. Nei fiori c’è anche la melata, che è un liquido dolce, cacca di insetti che lo succhiano dalla linfa degli alberi trattenendone l’azoto. Le api (bottinatrici) mangiano nettare e melata, e la mettono nelle borse dietro alle zampe. Arrivate nell’alveare, lo rigurgitano. Poi le api operaie lo mangiano, fanno sì che diventi meno liquido e lo rigurgitano anche loro. Poi viene steso perché non fermenti, e per rimuovere l’acqua ci sono le api ventilatrici che fanno da ventilatore, mantenendo il miele costantemente areato; tolta l’acqua, il miele “stagiona” prima di essere pronto. Un processo che la mente umana, probabilmente, non avrebbe mai potuto concepire. Ma le api ce l’hanno fatta.

1. Quanto contano le api per la nostra economia?

Chiudiamo commentando una frase che si sente molto dire in questi anni: se scompariranno le api, scompariremo anche noi. Ora, chiaramente non è così drastica, ma non ci rendiamo conto di quanto le api siano importanti per noi: le stime dicono che siano il terzo animale zootecnico più importante al mondo, dopo il bovino, dopo il suino e prima del pollo. Si perché se si mangia una mela, o una pera, o un’arancia, c’è passata un ape ad impollinarla, prima che il frutto nascesse. Se l’ape non fosse passata, il frutto non sarebbe nato. E noi, così come tanti animali, ci nutriamo di frutta: capito adesso quanto sono inportanti per noi? Il fatto di non mangiare il miele non è una scusa valida per disinteressarsi completamente a questi affascinanti, piccoli, animali.

FONTE

 


10 cose che non sapevi sulle api

L’alleanza tra il genere umano e l’ape risale alla notte dei tempi. L’ape fornisce all’uomo i preziosi doni dell’alveare e impollina le piante coltivate, mentre la nostra specie provvede alla sua casa e la cura quando si trova in difficoltà. La biologia dell’ape è molto complessa ed è per questo motivo che gli entomologi l’hanno soprannominata “insecto sapiens”. Vediamo alcune caratteristiche di questo piccolo animale provvisto di un cervello grande come un semino di sesamo, ma in grado di fare grandi cose.

False attribuzioni
Il noto fisico Albert Einstein non si è mai interessato di api e non ha mai detto la famosa frase “se l’ape scomparisse dalla faccia della Terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita”. Sembra che la frase sia stata inventata da un entomologo americano che ha sfruttato, illegittimamente, la meritatissima fama dello scopritore della relatività.

Non sono le uniche paladine della biodiversità
Le bugie legate alla famosa frase sono due: una relativa all’autore, l’altra al contenuto. L’ape pur essendo l’impollinatore più efficiente del mondo animale non è l’unico paladino della biodiversità. Quando Cristoforo Colombo sbarcò nelle Americhe si trovò di fronte una natura meravigliosa, ma neanche un’ape da miele. Anche il continente Oceania era provvisto di una biodiversità sorprendente pur non essendoci l’ape da miele. Questo insetto è originario dell’Europa, dell’Africa e di parte dell’Asia ed è stato importato nei “nuovi continenti” dagli europei.

L’ape da miele difficilmente potrà scomparire
L’ape da miele difficilmente potrà scomparire visto che ha un alleato fenomenale che la protegge: l’uomo.

Bevono acqua… sporca
Le api devono bere e preferiscono l’acqua marcia a quella di sorgente. Il loro metabolismo necessita di sali minerali abbondanti nell’acqua stagnante e scarsi in quella pura.

Le migliori sono quelle italiane
La migliore ape del mondo è quella italiana, peccato che sia diventata rarissima a causa delle continue ibridazioni. Alcuni ricercatori sono andati in giro per il mondo per cercare la vera e pura ape italiana e, dopo anni di ricerche, l’hanno trovata agli antipodi del nostro paese: la Nuova Zelanda. Gli immigrati italiani l’avevano portata con sé e, non esistendo altre api, non l’hanno ibridata.

Quelle italiane sono le più diffuse al mondo
Anche gli ibridi dell’ape italiana mostrano delle performance eccezionali nella produzione di miele e, inoltre, sono piuttosto docili. Sono questi i motivi che rendono la nostra ape nazionale l’ape più diffusa al mondo.

La regina si accoppia una volta sola nella vita… con 12 fuchi
La regina si accoppia una sola volta nella vita e lo fa con circa 12 fortunati fuchi durante il volo nuziale. L’attività sessuale dei fuchi ha una controindicazione: appena si approcciamo alla regina, i maschi dell’ape rimangono evirati e muoiono.

Rubano
Le api sono in grado di rubare: quando le risorse scarseggiano, tendono a entrare negli alveari deboli per sottrarre il miele.

Fanno tre giri e mezzo intorno al mondo per un chilogrammo di miele
Per produrre un chilogrammo di miele le api devono volare per circa 144.000 chilometri, l’equivalente di tre giri e mezzo del mondo.

Hanno inventato… le mummie
Le api hanno inventato le mummie molto prima degli egiziani. Ogni tanto un topolino riesce ad entrare nell’alveare e viene, spesso e volentieri, ucciso a colpi di pungiglione. Le api non riescono però a trasportare all’esterno il topolino sia per le sue dimensioni e sia per il suo peso. Onde evitare pericolosi fenomeni di decomposizione all’interno dell’alveare, le api lo ricoprono di propoli. Essendo un potente antibiotico, questa sostanza preserva il corpo del topolino e di fatto lo trasforma in una mummia. Questo fenomeno era stato osservato dagli antichi Egizi e quindi copiato per trasformare i loro faraoni in mummie. La propoli infatti viene rilevata in tutte le mummie dell’antico Egitto.

FONTE NON PIU’ ONLINE: magazine.expo2015.org