Nel 2004 acquistammo un piccolo ulivo da coltivare in vaso. Trapianto dopo trapianto ormai è da anni in un vaso da 1 m di spigolo ed è alto 2,5 m. Indicativamente ogni autunno ci dona tra mezzo kg e un kg di olive taggiasche che conserviamo in salamoia.

 


 

Da alcuni anni è molto di moda coltivare una pianta d’olivo in vaso, sul terrazzo, soprattutto – ovviamente – nel Nord Italia: la scelta di piante della varietà Pendolino o Leccino e i cambiamenti climatici degli ultimi anni permettono a questa splendida pianta di resistere anche in climi più rigidi di quelli tradizionalmente vocati alla coltivazione. Naturalmente, la produzione di olive è scarsa, ma l’olivo viene in genere coltivato in terrazzo solo per bellezza.

Com’è fatto l’olivo

Appartenente alla famiglia delle Oleacee, l’olivo (Olea europaea) – originario del bacino del Mediterraneo – è un albero alto e largo fino a 8 m, sempreverde a portamento eretto, fittamente ramificato e intensamente pollonifero. Le foglie sono strette, allungate, coriacee, verde glauco e lisce superiormente, biancastre e feltrose inferiormente.

Fiorisce in aprile, con fiori insignificanti (“mìgnole”) a impollinazione anemofila, spesso autoincompatibile. I frutti sono drupe che incominciano a maturare da settembre fino a gennaio, secondo le cultivar e la zona geografica, da 2 (varietà da olio) a 5 g (da tavola) di peso. Entra in produzione dopo il quinto anno.

Come acquistare l’olivo in vaso

Per la vita in vaso, scegliete una pianta di olivo già allevata in vaso, non un astone a radice nuda. In commercio ne potete trovare di svariate forme: ad alberello con la chioma che forma una graziosa palla di fronde; in traliccio, che si sviluppa su una griglia in legno che sostiene i rami e ne guida la forma (lo stesso tipo è disponibile, invece che adagiato su una griglia piatta, su una griglia tonda, che anche in questo caso ne guida e contiene lo sviluppo); ad arbusto, per chi ama lo sviluppo spontaneo e naturale della pianta senza forzature; a tronchi intrecciati, in genere di tre esemplari strettamente uniti fra loro e non separabili.

Nella scelta fra tutte queste forme, valutate la vostra disponibilità di tempo e le vostre competenze. È infatti facile rimanere estasiati da un albero dalla chioma perfettamente sferica trovato in un vivaio, che poi, una volta a casa vostra, con il passare degli anni perderà la forma perché le potature casalinghe si sono rivelate sbagliate. Così come non è semplice portare avanti l’intreccio fra i tronchi senza ledere le delicate strutture dei fusti…

Olivo in vaso: dove metterlo

La posizione deve essere ben soleggiata per tutto l’anno e, durante l’inverno, deve essere riparata dai venti freddi.

Come coltivare l’olivo in vaso

  • Esposizione: in pieno sole; tollera a stento l’ombra/sole.
  • Temperatura: sopporta senza danni temperature fino a 0 °C, solo sporadicamente più basse; a –5 °C si ha caduta delle foglie (normalmente sempreverdi), a –8 °C spaccature nei rami e nella parte alta del tronco, a –13 °C il disseccamento del tronco, a temperature inferiori la morte anche delle radici e quindi della pianta.
  • Precauzioni invernali/estive: in Pianura Padana, in novembre è necessario avvolgere il tronco e i rami con tessuto non tessuto in vari giri e la chioma con un ulteriore strato di non tessuto; la terra va pacciamata abbondantemente con paglia e foglie secche; il vaso va avvolto con iuta e plastica pesante. In alternativa si può spostare l’intera pianta in serra fredda o in un locale fresco, consiglio che vale anche per l’allevamento in montagna.
  • Vaso: in plastica, terracotta o legno (attenzione al peso), di diametro 30 cm per pianta alta 40 cm. Va rinvasato ogni anno in marzo quando la pianta è giovane, poi ad anni alterni, infine, quando le dimensioni sono eccessive, si rinnova solo il terriccio in superficie.
  • Terra: una parte di buona terra da giardino, una di terra calcarea e una di lapillo o ghiaia. Ottimo drenaggio sul fondo del vaso.
  • Acqua: abbondante tra maggio e settembre ma solo dopo che il substrato si è asciugato; nulla negli altri mesi.
  • Concime: in aprile, agosto e ottobre con un prodotto granulare a lenta cessione per piante da frutto (o da giardino, se non è una pianta destinata a produrre le olive).
  • Potatura: il portamento naturale è conico e aggraziato; si pota solo per ridurne l’ingombro oppure, se si vogliono ricavare le olive, per prevenire l’alternanza di produzione.
  • Riproduzione: per seme in primavera o per polloni radicali in luglio-agosto.
  • Malattie e parassiti dell’olivo

Fra i peggiori nemici ci sono la mosca dell’olivo che fora i frutti, da combattere con trappole in primavera; l’occhio di pavone, un fungo che lascia macchie colorate sulle foglie, controllato con il rame; e la rogna, sotto forma di protuberanze sui rami, ineliminabile se non attraverso la potatura. Sono però tutte malattie che difficilmente si manifestano su piante coltivate in vaso sul terrazzo e lontane da zone di oliveti.

Dall’olivo in vaso niente olio

A meno di non coltivare una decina di piante, è difficile ottenere tante olive da poterle mettere in salamoia (ancora più remota la possibilità di estrarne l’olio). Meglio accontentarsi del valore ornamentale della pianta.

FONTE

 

NB: Sull’ultimo punto avrei qualcosa da dire… sono anni che facciamo le olive in salamoia con i frutti del nostro albero! 😆