In questi giorni ho sentito pronunciare più volte l’adagio “fare il genitore è il mestiere più difficile del mondo“, talvolta chiosato con  un “… e intanto come fai, sbagli!”.
Un’affermazione senza dubbio corretta e che suscita sempre grandi approvazioni… sulla quale non mi soffermo poiché i contenuti mi risultano relativamente estranei, ma che desidero utilizzare per formulare un pensiero che vuole andare oltre.

Facciamo però un salto indietro per focalizzare meglio l’argomento.

Nei primi anni novanta, quando cercavo di apprendere l’arte del giornalismo scrivendo qualche articolo per “L’Eco del Chisone” e “Il Monviso”, Don Barbero e il dott. Mondino -seppur partendo da un background sociopolitico e tendendo a obiettivi estremamente differenti- mi trasferirono l’insegnamento che “i tre pilastri della cronaca sono e sempre saranno le tre esse: Sangue, Sesso e Soldi. Poiché non c’è miglior modo per segnalare la propria presenza al mondo“.

Nel tempo ho rielaborato più volte questo concetto sino a concludere che, molto prosaicamente, le cose che più contano nell’esistenza umana orbitano intorno alle tre esse di Salute, Sesso e Soldi. Questi tre concetti si intersecano e auto-alimentano come le tre spirali nel simbolo celtico del Triskel: infatti, almeno in teoria, una buona salute offre maggiori possibilità di conquistarsi una certa posizione sociale e un partner ambito nella comunità, del buon sesso permette di consolidare rapporti sociali, gratificarsi e garantirsi una progenie e un discreto patrimonio (soldi) agevola una vita più lunga e produttiva, maggiori rapporti sociali e aumenta le possibilità di creare una stirpe di successo.

Tre concetti che, teoricamente, saturano il tempo concesso a ogni individuo in questo piano esistenziale, con tutte le sfumature e le dinamiche che possono derivare dall’alternanza delle tensioni per il raggiungimento dell’obiettivo, la lotta per il mantenimento e l’espansione di quanto conquistato e il rimpianto per quanto si è perso. Già! Perché la ruota degli eventi gira per tutti ed errori, sfortuna e il semplice scorrere del tempo alternano per ognuno periodi di prosperità a periodi di tracollo e decadenza.

Siamo quindi tutti “Apprendisti Stregoni” (o con una terminologia che prediligo, “Esploratori Erranti“) che, sfruttando le risorse ricevute alla nascita e quelle accumulate con merito o fortuna negli anni, sperimentano continuamente alchimie risolutive per i sempre nuovi e diversi problemi che il quotidiano ci riserva.

Ecco quindi la necessità liberatoria della clausola di salvaguardia sociale del “… e intanto come fai, sbagli! citato sopra: un tollerabile “senso di colpa”, fortemente radicato nell’inconscio collettivo, è infatti da sempre utilizzato nelle famiglie (e nelle organizzazioni sociali in scala amplificata delle stesse, ovvero religioni e governi laici) per coordinare e far rispettare ruoli e gerarchie, ma se si superasse diffusamente tale limite è verosimile che l’evoluzione sociale si bloccherebbe e lo stesso genere umano sarebbe a rischio estinzione. Perché non avendo certezze, immerso in un universo che sfugge la sua comprensione, così relativo e ordinatamente caotico, l’Esploratore Errante non può far altro che continuare ad avanzare, errore dopo errore, successo dopo successo, alla ricerca del suo posto in questa complessità e di risposte ai quesiti che tormentano i suoi pensieri. “NUMQUAM QUIESCERE“.

 

Ma, da appassionato naturalista e umanista, ogni giorno più entusiasta e meravigliato dalla scoperta dei meccanismi che dirigono i processi che permettono l’esistenza, non finisco di domandarmi: possibile che -seppur immensamente complesso- sia tutto qui? Possibile che gli obiettivi esistenziali si possano logicamente riassumere nelle tre esse di Salute, Sesso e Soldi?

Oltremodo in questo XXI secolo, quando probabilmente presto si giungerà alla sintesi delle teorie relativistiche con la meccanica quantistica, dimostrando scientificamente anche quanto Giordano Bruno prima e i Rosacroce poi ipotizzarono già nel ‘600: “Che ci piaccia o no, siamo noi la causa di noi stessi. Nascendo in questo mondo, cadiamo nell’illusione dei sensi; crediamo a ciò che appare. Ignoriamo che siamo ciechi e sordi. Allora ci assale la paura e dimentichiamo che siamo divini, che possiamo modificare il corso degli eventi, persino lo Zodiaco.” Non è la materia che genera il pensiero ma il pensiero che genera la materia. Ognuno di noi, consapevole o meno, con il proprio esistere determina il presente e influisce sulla definizione del futuro di tutto l’universo.

Non è quindi possibile accettare che sia tutto qui!

 

A metà degli anni ’90 Filippo mi fece conoscere i testi di Castaneda. Tra le pagine che mi sono rimaste impresse, ricordo quando lo stregone Don Juan disse: “Tutte le strade sono uguali; non portano da alcuna parte. Sono strade che passano attraverso la boscaglia o che vanno nella boscaglia. Nella mia vita posso dire di aver percorso strade lunghe, molto lunghe, ma io non sono da nessuna parte. La domanda del mio benefattore ha adesso un significato. «Questa strada ha un cuore?». Se lo ha la strada è buona. Se non lo ha non serve a niente. Entrambe le strade non portano da alcuna parte, ma una ha un cuore e l’altra no. Una porta un viaggio lieto; finché la segui sei una sola cosa con essa. L’altra ti farà maledire la tua vita. Una ti rende forte; l’altra ti indebolisce.”

Don Juan parlava di “strada con il cuore“. Che, credo, sia ciò che io chiamo “Progetto” o “Passione“. Forse è questo che può giustificare la nostra esistenza. Che permette di manifestare all’esterno i nostri talenti. Che realizza un equilibrio gratificante e proficuo tra la nostra intimità e l’essere membri di una comunità sociale oltre che elementi di un angolo dell’universo. In altre parole, è forse solo questo che può sublimare le tre esse e l’arido materialismo a cui esse associo. Che può lenire il senso di angoscia che genera in me il relativismo post-metafisico imperante nella cultura contemporanea alla nostre latitudini.

 

Chiudo questa breve riflessione sull’esistenza citando Ralph Waldo Emerson, un autore americano vissuto nell’800 e il cui pensiero è quanto mai attuale:

“È facile, nel mondo, vivere seguendo l’opinione del mondo; ed è facile, nella solitudine, vivere seguendo la propria; ma l’uomo veramente grande è quello che in mezzo alla gente mantiene con assoluta serenità l’indipendenza della solitudine.