Fiorisce in marzo il Sedum palmeri, una graziosa succulenta (appartenente alla famiglia delle Crassulacee) che non ha bisogno di nulla, tanto che ci si può dimenticare perfino di annaffiarla e sicuramente si avrà lo stesso una ricca fioritura.

Il Sedum palmeri è la classica pianta da balcone “trascurato”, ossia quella che viene regalata o ereditata, piazzata sul balcone e completamente dimenticata, come se fosse un oggetto qualsiasi, ma al momento giusto si riempie inaspettatamente di fiori gialli, facendosi finalmente notare, almeno per qualche settimana.

Sedum palmeri, com’è fatto

Arbusto perenne dai fusti lignificati lunghi fino a 40 cm, ben ramificati, ornati all’apice da rosette di foglie piccole, verde glauco, spatolate e appiattite, che si arrossano ai bordi con il freddo. In febbraio-aprile i rami emettono corti steli apicali che portano infiorescenze a cima di fiori stellati color giallo intenso, durevoli.

Sedum palmeri, dove e come coltivarlo

Originario dell’emisfero boreale, è coltivabile in tutta Italia, sia in vaso sia in piena terra, senza limitazioni termiche.

Preferisce il pieno sole ma tollera la mezz’ombra, dove fiorisce un po’ meno.

Sopporta temperature comprese tra –25 e +40 °C, i venti freddi e quelli salmastri.

Può vivere anche in ciotola, ed è meglio farla “stare stretta”; si rinvasa ogni 4-5 anni in marzo-aprile, comunque dopo la fioritura.

La terra deve essere drenata, a base di terra o torba e sabbia grossolana in parti uguali; vive bene anche in terra argillosa, sassosa o molto povera.

Può vivere benissimo anche solo con l’acqua piovana, ma se si desidera la certezza della fioritura, va annaffiato moderatamente ogni 10-15 giorni in estate se non piove e ogni 30 negli altri mesi, inverno escluso.

Per il concime vale lo stesso discorso dell’acqua, eventualmente somministrare tra aprile e agosto, una volta al mese, un prodotto per piante grasse nell’acqua d’annaffiatura.

Dopo la fioritura recidere alla base i fusticini fiorali.

Si moltiplica per talea di ramo prelevato in primavera.

Pressoché inattaccabile dalle avversità, con l’eccezione del marciume radicale conseguente a un substrato troppo umido.

 

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