Leggendo ho preso un po’ di appunti, condivido sperando siano di stimolo all’approfondimento per tanti:

1. Le corrispondenze con la fisica moderna non si riscontrano solo nei Veda, nell’I King, o nei Sutra ma anche nei frammenti di Eraclito, nel Sufismo di Ibn Arabi, o negli insegnamenti di Don Juan, lo stregone yaqui.

2. Se la filosofia ci porta oggi a una concezione del mondo che è sostanzialmente mistica, in qualche modo essa ritorna alle sue origini, a duemilacinquecento anni fa.

3. Al contrario della concezione meccanicistica occidentale, la concezione orientale è di tipo organicistico. Per il mistico orientale tutte le cose e tutti gli eventi percepiti dai sensi sono interconnessi, collegati tra loro, e sono soltanto differenti aspetti o maifestazioni della stessa realtà ultima. La nostra tendenza a dividere il mondo percepito in cose singole e distinte e a sentire noi stessi come unità separate in questo mondoe è considerata un’illusione che deriva dalla propensione della mente a misurare e a classificare. Essa è chiamata “ignoranza”, stato di turbamento mentale che deve essere superato.

4. L’aspirazione più elevata dei seguaci delle varie scuole di misticismo orientale è quella di diventare pienamente consapevoli dell’unità e della interconnessione reciproca di tutte le cose, di trascendere la nozione di sé come individuo singolo e di identificarsi con la realtà ultima. Ciò, chiamato “illuminazione”, non è solo un atto intellettuale ma un’esperienza che coinvolge l’intera persona e che fondamentalmente è di natura religiosa. Per questo motivo le filosofie orientali sono essenzialmente filosofie religiose.

5. La concezione del mondo organicistica, ecologica, delle filosofie orientali è senza dubbio una delle principali ragioni dell’immensa popolarietà che esse hanno recentemente (1974) ottenuto in Occidente. Nella nostra cultura, ancora dominata da una visione meccanicistica e frammentaria del mondo, un numero crescente di persone ha visto la ragione che sta alla base della diffusa insoddisfazione presente nella nostra società e molti si sono rivolti alle vie orientali di liberazione. E’ interessante osservare come coloro che sono attratti dal misticismo orientale (consultano I King, praticano Yoga, etc.) hanno in genere un marcato atteggiamento antiscentifico. Essi tendono a vedere la scienza, e la fisica in particolare, come una disciplina limitata da un punto di vista culturale, che impedisce all’immaginazione di esprimersi liberamente e che è responsabile di tutti i guasti della moderna tecnologia.

6. La mente dell’uomo è capace di due tipi di conoscenza, razionale e intuitiva, associati alla scienza e alla religione. In Occidente la conoscenza intuitiva di tipo religioso non è tenuta in grande considerazione, mentre si privilegia la conoscenza razionale, scientifica. In Oriente è esattamente l’opposto, anzi, si è sempre sottolineata la complementarietà tra intuito e ragione. In Cina ciò diede origine a due tradizioni filosofiche complementari: Taoismo e Confucianesimo.

7. La conoscenza razionale è ricavata dell’esperienza che abbiamo degli oggetti e degli eventi del nostro ambiente quotidiano. Essa appartiene al campo dell’intelletto, la cui funzione è quella di discriminare, dividere, confrontare, misurare, ordinare e ordinare in categorie. L’astrazione è una caratteristica tipica di questa conoscenza, perché per poter confrontare e classificare l’immensa varietà di forme, di strutture e di fenomeni che ci circondano, non si possono prendere in considerazione tutti gli aspetti, ma se ne devono scegliere solo alcuni significativi.

8. Tutta la conoscenza razionale è necessariamente limitata. Come per un cartografo che cerchi di rappresentare la superficie curva della Terra con una serie di mappe piane. Lo studioso di semantica Alfred Korzybski puntualizza “La mappa non è il territorio”. I misitici orientali insistono continuamente sul fatto che la realtà ultima non può mai essere oggetto di ragionamento o di conoscenza dimostrabile.

9. Il fatto, ovvio a chiunque legga i giornali, che l’umanità non sia divenuta molto più saggia negli ultimi duemila anni nonostante un prodigioso aumento della conoscenza razionale dimostra chiaramente l’impossibilità di comunicare a parole la conoscenza assoluta. Come disse Chauang-tzu: “Fa che il Tao possa essere riferito e non vi sarà uomo che non lo riferisca ai fratelli”. La conosenza assoluta è quindi un’esperienza della realtà totalmente non intellettuale, un’esperienza che nasce da uno stato di coscienza non ordinario, che può essere chiamto uno stato “meditativo” o “mistico”.

10. La componente razionale sarebbe inutile se non fosse completata dall’intuito che rende creativi gli scienziati fornendo loro nuove visioni. Queste visioni tendono a manifestarsi improvvisamente e, tipicamente, quando ci si rilassa nel bagno, a apasseggio nei boschi, distesi sulla spiaggia, etc. Durante questi momenti di riposo, dopo un’intensa attività intellettuale, la mente intuitiva sembra subentrare a quella razionale e può produrre improvvise visioni chiarificatrici, dalle quali derivano la grande gioia e la soddisfazione che il lavoro di ricerca scientifica può offrire.

11. I primi filosofi taoisti, secondo Needham, si ritirarono in regioni selvagge, tra monti e foreste, per meditare sull’ordine della natura e per osservarne le innumerevoli manifestazioni. Lo stesso spirito è riflesso nei versi Zen “Colui che desidera comprendere il significato della natura-Buddha faccia attenzione alle stagioni e ai rapporti di causa”. Questo passo ricorda anche le parole di Don Juan “La mia predilezione è vedere… perché un uomo di conoscenza può conoscere solo vedendo”.

12. Visioni intuitive dirette e arguzie. In quell’istante di distacco in cui si afferra la battura di spirito si compe l’esperienza di un momento di illuminazione.

13. Esperienza di unione con l’ambiente circostante è la principale caratteristica di diversi stati di meditazione. Altra versione diffusa in Oriente è la somiglianza tra lo stato meditativo e l’atteggiamento mentrale di un guerriero. L’immagine del guerriero svolge un ruolo importante nella vita spirituale e culturale dell’Oriente.

14. Il misticismo indiano, e in particolare l’Induismo, presenta le sue affermazioni sotto forma di miti, servendosi di metafore e di simboli, di immagini poetiche, di similitudini e di allegorie. Il linguaggio mitico è molto meno condizionato dalla logica o dal senso comune. E’ pieno di situazioni magiche o paradossali, è ricco di immagini suggestive e non è mai preciso; si presta quindi, molto meglio del linguaggio fattuale, a trasmettere il modo con il quale i mistici sperimentano la realà. Secondo Ananda Coomaraswamy “il mito è la migliore approssimazione alla verità assoluta esprimibile con parole.”

15. I Taoisti e il buddhismo Zen, con i cosiddetti Koan, con rompicapo apparentemente privi di senso, superano il problema del linguaggio mettendo in luce le incongruenze che nascono dalla comunicazione verbale così da mostrarne i limiti. I maestri Zen utilizzano anche una forma speciale di poesia estremamente concisa chiamata haiku.

16. Tutte le volte che la natura essenziale delle cose è analizzata dall’intelletto, essa non può non apparire assurda e paradossale.

17. Scuola neoconfuciana, Chu Hsi, tentò una sintesi di Confucianesimo, Buddhismo e Taoismo.

18. In un dato punto la particella non è ne presente, ne assente; non cambia la sua posizione, ma nemmeno rimane in quiete. Ciò che muta è la distribuzione di probabilità e quindi la tendenza della particella ad esistere in dati luoghi.

19. Spazio tridimensionale curvo dove non è più valida la geometria euclidea. Georg Reimann nel diciannovesimo secolo.

20. Buco nero.

21. Il vocabolo brahamn deriva dalla radice sanscrita brh – crescere- e suggerisce una realtà dinamica e viva.

22. i taoisti dicono che non bisognerebbe opporre resistenza al flusso, ma si dovrebbe conformare ad esso le proprie azioni. Questo è l’atteggiamento caratteristico del saggio, cioè dell’essere illuminato.

23. Nella fisica classica, la massa è associata a una sostanza materiale indistruttibile, cioè al “materiale” di cui si pensava fossero fatte tutte le cose. Si credeva che essa si conservasse perfettamente, come avviene per l’energia, e che quindi nessuna massa potesse mai andare perduta. La teoria della relatività afferma invece che la massa non è altro che una forma di energia, la quale non solo può assumere le varie forme note nella fisica classica, ma può anche essere racchiusa nella massa di un oggetto.

24. La scoperta che la massa non è altro che una forma di energia ci ha costretti a modificare in modo sostanziale il nostro concetto di particella. Nella fisica moderna la massa non è più associata a una sostanza materiale e quindi le particelle non sono più viste come costituite da una qualche particella “materiale” fondamentale, bensì sono viste come pacchetti di energia. L’energia è associata ad attività e processi, quindi le particelle subatomiche sono intrinsecamente dinamiche.

25. Modello “quantistico-relativistico”: le particelle sono soltanto condensazioni locali del campo, concentrazioni di energia, che vanno e vengono e di conseguenza perdono il loro carattere individuale e si dissolvono nel campo soggiacente ad esse. Diceva Einstein: “Noi possiamo perciò considerare la materia come costituita dalle regioni dello spazio nelle quali il campo è estremamente intenso”.

26. Nella filosofia cinese l’idea di campo non solo è implicita nella nozione del Tao, vuoto e senza forma e che tuttavia produce tutte le forme, ma è anche espressa esplicitamente nel concetto di ch’i. “gas” o “etere”, soffio vitale, o energia vitale che anima il cosmo. (agopuntura, t’ai chi ch’uan).

27. Le interazioni tra particelle danno origine alle strutture stabili che formano il mondo materiale, il quale a sua volta non rimane statico, ma oscilla in movimenti ritmici. L’intero universo è quindi impegnato in un movimento e in un’attività senza fine, in una incessante danza cosmica di energia.

28. Kenneth Ford ha usato espressioni come “danza di creazione e distruzione” o “danza di energia”… l’idea di ritmo e di danza viene spontanea alla mente quando si cerca di immaginare il flusso di energia che si trasmette attraverso le configurazioni che costituiscono il mondo delle particelle. La fisica moderna ha dimostrato che movimento e ritmo sono proprietà essenziali della materia… che tutta la materia è coinvolta in una continua danza cosmica. (vedi anche Alexandra Davis-Neel, Tibetan Journey)

29. La metafora della danza cosmica ha trovato nell’induismo la più profonda e splendida espressione nell’immagine del dio Siva che danza. (vedi pp 280-281): mano destra superiore tamburo a simboleggiare il suono primordiale della creazione. Mano sinistra superiore fiamma, elemento della distruzione. Seconda mano destra segno del “non temere” e simboleggia la conservazione, la protezione e la pace. Seconda mano sinistra è rivolta verso il piede sollevato che simboleggia la liberazione dall’incantesimo di maya. Il dio danza sul corpo di un demone, simbolo dell’ignoranza umana che dev’essere sconfitta prima che si possa raggiungere l’illuminazione.

30. Il mondo subatomico è un mondo di ritmo, movimento e mutamento continuo. Esso non è tuttavia arbitrario e caotico, ma segue schemi chiari e ben definiti.

31. La teoria della “matrice S” implica l’impossibilità di separare l’osservatore dal fenomeno osservato. In definitiva, le strutture e i fenomeni che osserviamo in natura non sono altro che creazioni della nostra mente che misura e classifica. E’ questo uno dei canoni fondamentali della filosofia orientale: tutte le cose e tutti gli eventi che percepiamo sono creati dalla nostra mente, sorgono in un particolare stato di coscienza e si dissolvono di nuovo se questo stato è trasceso. (incantesimo di maya per gli induisti, ignoranza per i buddhisti)

32. Ma come avviene che in questo flusso di assoluto giungiamo a immaginare cose, piuttosto che processi? Ciò avviene perchè chiudiamo gli occhi davanti alla successione degli eventi. si tratta di un atteggiamento artificiale, che pratica dei tagli nella corrente del mutamento e li denomina “cose”… Quando conosciamo la verità delle cose, comprendiamo quanto sia per noi assurdo venerare isolati prodotti dell’incessante serie delle trasformazioni, come se fossero eterni e reali. La vita non è una cosa, ma un continuo movimento o mutamento.

33. Per i buddhisti e gli Indù, legge di Karman, per i cinesi, I King o libro dei mutamenti.
I mutamenti non sono considerati leggi fondamentali imposte al mondo fisico, ma piuttosto, per usare parole di Helmut Wilhelm, una tendenza interna in base alla quale lo sviluppo si manifesta in maniera naturale e spontanea. Lo stesso può dirsi dei mutamenti del mondo delle particelle… che rispecchiano tendenze interne in termini di probabilità di reazione.

34. Anche nell’I King i mutamenti danno luogo a strutture: i trigrammi e gli esagrammi. Come i canali delle reazioni tra particelle, questi sono rappresentazioni simboliche delle configurazioni di mutamento. E come l’energia fluisce attraverso i canali di reazione, cosi i “mutamenti” fluiscono attraverso le linee degli esagrammi.
Nella concezione cinese tutte le cose e tutti i fenomeni che ci circondano hanno origine dalle configurazioni di mutamento e sono rappresentati dalle varie linee dei trigrammi e degli esagrammi. Così come le cose del mondo fisico non sono concepite come oggetti statici, indipendenti, ma semplicemnte come fasi di transizione nel processo cosmico che è il Tao.

35. Come avviene per le particelle, le strutture generate dai mutamenti possono essere ordinate in varie figure simmetriche, per esempio nella figura ottagonale:
Figura simile all’ottetto dei mesoni esamintata nel libro, nel capitolo dedicato a particelle e antiparticelle.

36. Compenetrazione e ipotesi del BOOTSTRAP

37. Li, “le innumerevoli figure, simili a una venatura, contenute nel Tao” (Chu Hsi) tradotto da Needham con “legge di natura” o “principio di organizzazione”.
Tale concezione condusse i pensatori cinesi, e solo recentemente i fisici moderni, all’idea secondo la quale la coerenza interna è l’essenza di tutte le leggi della natura.
Ogni cosa dell’universo è connessa a ogni altra cosa e nessuna sua parte è fondamentale.

38. Li è una legge naturale e inevitabile delle situazioni e delle cose… il significato è che le situazioni umane e le cose naturali sono fatte in modo tale da adattarsi proprio esattamente al loro posto. Il significato di “legge” sta nel fatto che esse si adattano al loro posto senza il più piccolo difetto o eccesso… solo questo. (coincide perfettamente con la teoria del bootstrap)

39. I saggi orientali non si preoccupano di spiegare le cose, ma piuttosto di ottenere una esperienza diretta, non intellettuale, dell’unità di tutte le cose.

40. Sir Charles Eliot: Si dice che nel cielo di Indra esiste una rete di perle disposta in modo tale che, se se ne osserva una, si vedono tutte le altre riflesse in essa. Nello stesso modo, ogni oggetto del mondo non è semplicemente se stesso ma contiene ogni altro oggetto, e in effetti è ogni altra cosa. (in pratica il modello bootstrap ricalca idee di duemilacinquecento anni prima).
In Occidente vedi William Blake, Leibniz con le Monadi (ma influenza testi neo-confuciani portati in europa dai gesuiti) ma ci sono differenze.

41. Lao Tzu: Colui che sa non parla. Colui che parla non sa.