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SIAMO ATTRATTI DA VOLTI PIÙ ‘SANI’ ANCHE SE SOLO IN APPARENZA (Testo del 19.02.2017)

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Altro che fascino maledetto e dark.
Siamo attratti da persone che appaiono più sane, con volti rosei e colorati che sono ‘ritratto della salute’.
Anche se, in effetti, è solo apparenza.
Lo rivela, alla vigilia di San Valentino, uno studio pubblicato su ‘Behavioral Ecology’: in particolare nel caso dei maschi caucasici, i volti giudicati più attraenti sono quelli con una pelle rosata o dorata.
Anche se questa colorazione non è necessariamente un segnale effettivo di buona salute. Insomma, ad attrarci sono i carotenoidi, pigmenti vegetali rossi e gialli presenti nella frutta e verdura sulle nostre tavole.
E che, se assunti in abbondanza, regalano colore al viso.
Precedenti ricerche hanno mostrato che in diverse specie – uccelli, pesci e rettili – le femmine sono più attratte dai maschi colorati.
E i ricercatori hanno sostenuto che questo accade perché la colorazione sarebbe un segnale di salute, dal momento che i carotenoidi agiscono come antiossidanti.
Insomma, nell’ottica della riproduzione si opta per candidati che appaiono più in salute e in grado di dar vita a una prole sana.
Così i ricercatori australiano hanno cercato di capire se ci fosse qualche correlazione anche nell’uomo tra i “segnali di salute” dei carotenoidi, il fascino e la salute effettiva.
Nella ricerca sono stati coinvolti 43 uomini caucasici eterosessuali con un’età media di 21 anni, e un gruppo placebo di altri 20 giovani maschi.
Tutti sono stati fotografati prima, durante e dopo lo studio, per documentare i cambiamenti nel colore della loro pelle.
I partecipanti sono stati anche sottoposti a test su livelli di stress ossidativo, funzione immunitaria e qualità dello sperma.
A quel punto ai giovani è stata somministrata per 12 settimane una ‘cura’ a base di integratori di beta-carotene o di “pillole fasulle” (per il gruppo placebo).
Dopodiché sono state ripetute le foto e i test.
Sessantasei donne bianche eterosessuali con un’età media di 33 anni dovevano valutare il fascino dei volti pre e post-integratori per ogni partecipante, osservando le immagini al computer.
Risultato? Come previsto, gli integratori di beta-carotene hanno aumentato il colore dorato e il rossore dei visi maschili, ma non la luminosità.
Dopo il trattamento i giovani avevano il ​​50% di probabilità in più di essere scelti dalle ‘giurate’ e giudicati attraenti e più sani rispetto alle foto pre-integratore o al gruppo placebo.
Insomma, i supplementi hanno aumentato il fascino dei candidati, ma non la loro salute, dicono i ricercatori.
Certo lo studio ha il limite di essersi concentrato sui maschi: ecco perché occorrono ulteriori ricerche per capire se l”effetto colore’ funziona anche nelle donne. Secondo Yong Zhi Foo dell’University of Western Australia, comunque, “il nostro studio è uno dei primi a dimostrare che i carotenoidi possono influenzare l’appeal anche negli esseri umani.
Insomma, come hanno mostrato i risultati di precedenti studi, ciò che mangiamo può influenzare il modo in cui appariamo”.

FONTE (AdnKronos Salute)


Sapiosessuale, chi e quante sono le persone attratte sessualmente dall’intelligenza (Testo del 16.06.2018)

Esistono persone che si eccitano sessualmente quando hanno a che fare con un partner particolarmente intelligente: chi e quanti sono i sapiosessuali.

Esistono persone che sono attratte sessualmente dall’intelligenza e si chiamano ‘sapiosessuali’. Secondo un recente studio australiano, ad avere questa predisposizione sono circa 8 persone su 100 tra i 18 e i 35 anni: in pratica, i sapiosessuali ritengono l’intelligenza un tratto fondamentale per intraprendere una relazione anche solo sessuale.

Intelligenza e sesso. Il ricercatore australiano Gilles Gignac si è interrogato sulla reale esistenza di persone attratte sessualmente dall’intelligenza. In un mondo basato principalmente sull’aspetto esteriore, diventa infatti difficile pensare che qualcuno possa ‘eccitarsi’ in presenza di un individuo con un quoziente intellettivo sopra la media: eppure la realtà è più ottimista di quanto crediamo. “Molti studi hanno dimostrato che l’intelligenza è tra le caratteristiche più importanti nella scelta di un partner, ma dubitavo che le persone potessero cercare partner particolarmente intelligenti” spiega il ricercatore secondo cui il termine ‘sapiosessuale’, per quanto sia ormai diffuso nella nostra cultura, ancora non è stato analizzato scientificamente.

Lo studio. Per capire meglio gli effetti dell’intelligenza sulle relazioni, il ricercatore ha sottoposto 383 adulti ad un questionario utile ad identificare le preferenze in fatto di ‘relazioni’. Dai dati raccolti è emerso che la prima caratteristica del partner perfetto è la gentilezza, la seconda è l’intelligenza, la terza è una personalità eccitante e la quarta è l’essere alla mano.

Intelligenti ma non troppo. Ma quanto deve essere intelligente il partner per eccitarci? Secondo i ricercatori il quoziente intellettivo del partner deve aggirarsi intorno ai 120 punti, oltre questa soglia, l’interesse cala. Questo dato dimostra che le persone sono particolarmente attratte da coloro che sono più intelligenti del 90% della popolazione, l’interesse però diminuisce verso coloro che sono più intelligenti del 99% della popolazione, che sono comunque più attraenti di coloro che sono più intelligenti del 50% della popolazione: insomma, sapiosessuali sì, ma non troppo.

Quanti sono i sapiosessuali? Secondo lo studio australiano, i sapiosessuali sono tra l’1 e l’8% della popolazione. L’aspetto interessante di questo studio è che, a quanto pare, il livello di intelligenza di una persona non corrisponde necessariamente al suo interesse verso le persone intelligenti: insomma, non è detto che una persona molto intelligente sia sapiosessuale, così come non è detto che una persona poco intelligente non sia sapiosessuale.

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Le ragioni dei papi-boy, ovvero: perché gli uomini preferiscono le giovani (Testo del 15.06.2014)

Molti uomini nei rapporti sentimentali applicano la legge dell’inversamente proporzionale: più invecchiano, più vogliono avere accanto una compagna giovane. Non solo per il sesso, come accade ai cosiddetti sugar daddy, ma per costruirsi una nuova vita. E’ accaduto anche a moltissime coppie famose. Niente di nuovo, quindi, salvo il nome scelto per definirli: papi-boy. Ma qual è la vera ragione per cui molti signori brizzolati preferiscono le donne giovani? E cosa tiene unite queste coppie? Abbiamo rivolto queste domande a 3 uomini e a una sessuologa

La teoria trova dimostrazione nelle scelte di uomini intorno ai cinquant’anni con un reddito e posizione sociale alti; parlamentari e industriali, uomini dello spettacolo e liberi professionisti, rarissimi i pensionati, gli impiegati e gli operai. Il bisogno di applicare la legge dell’inversamente proporzionale delle relazioni di coppia, quella per cui più aumenta l’età maschile più diminuisce quella femminile, si spiega con quella crisi di mezza età che fa venire voglia a molti over 50 di dimostrare a se stessi di essere ancora al top, fisicamente e sessualmente, e di rivivere le sensazioni dei 20/30 anni. Per loro hanno trovato un efficace nome: papi-boys, uomini convinti che la giovinezza si trasmetta come un virus attraverso un rapporto sentimentale con una donna nel fiore degli anni. Salvo eccezioni, il più delle volte la ragazza che si fidanza con un uomo âgè (a volte più anziano del padre) non si getta tra le sue braccia per un innamoramento incontrollabile e spontaneo. L’elenco di italiani con compagne giovanissime potrebbe essere lunghissimo, ma il primo posto lo conquista colui cui si deve anche il neologismo papi-boy, l’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi, seguito dall’onorevole Pierferdinando Casini, e poi da Flavio Briatore marito della giovanissima Elisabetta Gregoraci, e dal cantante Andrea Boccelli fresco di seconde nozze con una donna più giovane di lui di 20 anni. Oltreoceano, fece molto scandalo il matrimonio di Woody Allen con la giovanissima figlia adottiva e molte pagine della cronaca rosa si occuparono del matrimonio “a contratto” tra il brizzolato Michael Douglas e la giovane Catherine Zeta Jones.

Niente di nuovo, dunque, ma qual è la vera ragione per cui molti uomini “attempati” preferiscono le donne giovani? E cosa tiene unite queste coppie?
L’esperta: «Molti uomini hanno uno stile di vita sano, fanno sport, mangiano, viaggiano e si divertono. Si può dire che l’aspetto fisico e la mentalità di un uomo di 50 anni di oggi sia simile a quello di un 30enne di qualche decennio fa. Non stupisce, quindi, che un uomo maturo possa scegliere una compagna molto più giovane, né che una ragazza bella e indipendente possa essere felice con uomo dell’età del padre. A differenza di un trentenne, il compagno maturo non ha paura di un legame stabile, anzi è il momento in cui cerca un rapporto di coppia solido, ha raggiunto una sicurezza economica e un livello di vita che difficilmente un trentenne precario o a partita IVA può dare. La pillola blu ha risolto i problemi della “figuraccia” a letto, in più, grazie all’esperienza raggiunta con l’età, riescono a soddisfare i bisogni delle compagne giovani con più generosità dei trentenni. In questi rapporti la carta vincente è lo scambio di esperienze: l’uomo offre la sua maturità e il suo stato sociale, la ragazza ricambia con la freschezza del suo corpo e l’energia vitale della sua età. Con vantaggi reciproci». spiega Alessandra Graziottin, direttrice del Centro di ginecologia e sessuologia medica dell’ospedale San Raffaele Resnati di Milano.

E loro, i signori uomini, come motivano la loro scelta?
Gianni, 60 anni, imprenditore: «Ho scelto una donna più giovane di me di 21 anni per una forma di nostalgia verso un’età che ho vissuto con troppe responsabilità e che sono riuscito a vivere con grande ritardo, come se mi fosse stata data nua seconda possibilità, grazie alla leggerezza e alla spontaneità della mia compagna. Ma non è solo per “nostalgia del tempo che fu” che mi sono innamorato di lei: ci legano affinità quasi totali nei gusti, dalla cucina allo sport, e l’approccio ai problemi sociali. Con mia grande sorpresa, le nostre amicizie si sono integrate con facilità, anche se prevalgono le mie, ma lei non rinuncia ai suoi desideri e non sopporta con rassegnazione, come farebbe una coetanea, le frequenti separazioni imposte dal mio lavoro. So di essere più profondo nei sentimenti e più maturo dei suoi coetanei, di non sfigurare nella passione e nel sesso, tanto che per ora le poche scenate di gelosie le ha fatte lei e non io. Avere una compagna giovane (che non ha voluto il matrimonio) mi costringe a non sedermi sugli allori, mi fa mantenere uno stile di vita sportivo e frizzante e grazie ai figli che abbiamo avuto assieme mi permette di restare al passo con i cambiamenti della società. La differenza generazionale si manifesta piuttosto con la mia tendenza al pessimismo storico, mentre lei ha la freschezza e le aspettative tipiche di una donna nel pieno della vita. Non ci siamo posti problemi sui soldi, io pago le spese più importanti per la casa e per i nostri due figli e lei usa il suo stipendio per quell che vuole, magari per regalarci un week end insieme. Quando la pancetta prenderà il posto degli addominali da 30 enne che ho mantenuto finora, forse sarò assalito dal timore che lei inizia a guardarsi attorno e si trovi un uomo della sua età, ma ora grazie ai nostri bambini siamo proiettati nel futuro insieme».

Massimo, 56 anni, dentista: «Era la mia giovane e molto sexy assistente alla poltrona, aveva 28 anni meno di me, viveva in una cittadina di provincia con la sua modesta famiglia e nel suo futuro c’erano il matrimonio con il suo fidanzato piazzaiolo e il mutuo per la vita. Mi sono innamorato follemente di lei e durante il corteggiamento le ho regalato anelli, borse e vestiti costosi. All’inizio non voleva lasciarsi andare, aveva paura del giudizio dei genitori, suo padre aveva solo qualche anno più di me, e di lasciare il suo ragazzo. Ma poi ha cominciato divertirsi nel nuovo mondo che le facevo scoprire: i ristoranti alla moda, gli alberghi di lusso e le belle feste a casa dei miei amici. Dopo qualche mese era innamoratissima, sempre di buon umore e molto paziente quando ero nervoso. Mi sentivo finalmente felice e appagato: non sapevo più cosa fosse la noia, caratteristica principale del matrimonio precedente, e la vita piena di stimoli mi faceva vedere il futuro fantastico. Per ritrovare la forma e mantenere i nuovi ritmi, ho ripreso a fare sport e con una dieta dimagrante ho perso quindici chili. Ho sostituito il risotto e le cotolette con il sushi e il sashimi, buttato via i vestiti classici e cominciato a curare la pelle del viso con creme e massaggi. Mi sembrava di vivere una seconda giovinezza. Avremo voluto sposarci, sognavo di avere i figli che non erano arrivati nell’unione precedente, ma lei non si sentiva pronta per diventare madre e ancora non era arrivato il divorzio del matrimonio precedente. Avevamo una vita davanti, pensavo, e aspettare qualche anno prima di avere figli ci avrebbe permesso di viaggiare e di divertirci con gli amici. Dopo tre anni di convivenza, al ritorno da un lungo viaggio in America, ho avuto un infarto. Sono rimasto in ospedale per molti mesi e la riabilitazione richiedeva cure faticose e assistenza costante. Ovviamente avevo i mezzi per pagare infermiere e persone di servizio ma lei, dopo un mese, ha fatto le valigie ed è sparita nel nulla. Avrei preferito morire per l’infarto piuttosto che essere abbandonato dalla donna che amavo nel momento peggiore della mia vita. Per fortuna, dopo le cure sono riuscito a ritornare alla vita normale, e il mese prossimo sposerò la donna ucraina (con 30 anni meno di me) che mi ha assistito amorevolmente giorno e notte».

Paolo, 62 anni, industriale: «Ci siamo incontrati più di 20 anni fa, io allora ero dirigente in una compagnia assicurativa, ma ogni tanto andavo alla libreria dell’università a comprare dei libri o a bere un caffè con ex compagni diventati docenti. Avevo alle spalle un matrimonio fallito e due figli, ero un single sereno con un giro piacevole di amicizie e qualche storia senza impegno, non ero certo alla ricerca del grande amore. Lei era una studentessa universitaria seguita per la tesi da un mio amico docente, il giorno in cui è entrata nel suo ufficio ho capito che era la donna della mia vita. È stato un colpo di fulmine anche per lei e i 15 anni di differenza non sono stati un ostacolo al nostro amore. Lei è entrata nella mia vita come un (piacevole) tsunami, fin da subito abbiamo scoperto affinità culturali e passioni comuni, la più piacevole per la cucina e i ristoranti etnici. La famiglia di lei, piccoli commercianti brianzoli, si è opposta alla nostra relazione con tutti i mezzi, mi considerava vecchio, troppo diverso da loro e – vergogna delle vergogne – un separato! Il matrimonio che mi lasciavo alle spalle m’impediva ancora di portare all’altare la figlia, così come la presenza dei miei due figli. Nei primi mesi della relazione, per riportare a casa la ragazza hanno persino tentato un rapimento. La loro forte opposizione ci ha resi più uniti e determinati e in poco tempo abbiamo messo su casa insieme e iniziato una convivenza molto divertente e movimentata. Dopo una decina di anni è nata una splendida bimba, la nostra passione per la cucina è diventato un lavoro, abbiamo messo in piedi una società di catering e la sua famiglia, per amore della nipote, alla fine ha accettato il nostro rapporto si è riavvicinata. Si potrebbe concludere con “e vissero tutti felici e contenti”, però… Che dire, passati i 60 anni sento che il tempo passa velocemente e la vita familiare comincia a darmi un leggero senso di claustrofobia, ho voglia di viaggiare e di fare nuove esperienze. Anche femminili. Il mio sogno? Una nuova giovane donna che mi contagi la voglia di vivere e mi coinvolga in progetti nuovi».

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10 cose che gli uomini capiscono guardando il seno delle donne (Testo del 25.09.2015)

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Gli uomini vedono nel seno le caratteristiche che cercano in una donna: un seno prosperoso gli fa pensare alla procreazione o alla sopravvivenza; un seno piccolo, al contrario, è preferito dai single che non hanno come primo pensiero quello di avere una famiglia.

Grande o piccolo che sia il seno è un’arma femminile di seduzione. Le donne più prosperose attirano più facilmente l’attenzione, ma per coloro che sono meno dotate non devono temere, ci sono uomini che preferiscono le ragazze con décolleté meno appariscenti perché non vogliono rivali in amore.

L’allattamento è considerato il primo approccio che bambini e bambine hanno con la sfera sessuale. Inconsciamente, quando i bambini diventeranno uomini, rivedranno nei seni delle loro compagne l’amore e la protezione materna. Ma il seno grande piace anche ai meno romantici che vedono invece nelle curve femminili il “mito” e credono di affermare meglio la loro virilità.

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I single convinti preferiscono le XS

Due ricercatori canadesi, Christopher Burris e Armand Munteanu, hanno chiesto a 67 studenti quanto desiderassero diventare padre e hanno poi invitato gli intervistati a costruire su un computer la loro patner ideale. I ragazzi a cui non interessava diventare padre disegnavano delle compagne con il seno più piccolo rispetto a coloro con un maggiore senso di genitorialità.

2
Migliora l’intimità

Una ricerca condotta dall’università di Sheffield e in Texas, è emerso che l’82% delle donne apprezza massaggi e carezze rivolti al proprio décolleté facendole rilassare nei momenti d’intimità con il proprio partner.

3
I gelosi lo vogliono piccolo

Il seno grande spaventa gli uomini che cercano una relazione seria. Il professore emerito di filosofia alla California University, Stuart Fischoff, ritiene che gli uomini che temono la competizione prediligano le donne con un seno più piccolo perché sa che attirerà meno l’attenzione degli altri uomini.

4
I maschilisti amano il seno prosperoso

Un’indagine condotta dall’università di Westminster su 361 uomini con età compresa tra i 18 e i 68 anni ha scoperto che i maschilisti amano il seno prosperoso e immaginano la propria patner come una geisha.

5
È antropologico

Quando ancora camminavamo a quattro zampe le mammelle erano sporgenti ed erano un richiamo sessuale per i maschi. Anche se abbiamo cambiato modo di muoverci, assumendo la posizione eretta, l’istinto sessuale è rimasto invariato per questo il seno femminile continua ad essere, ancora oggi, un’attrattiva sessuale.

6
Riesce a far fermare il traffico.

L’esperimento condotto dall’università della Bretagna del Sud (Francia) ha visto una ragazza con una coppa A chiedere passaggi in auto aumentando progressivamente la taglia del reggiseno. Quando la ragazza aveva la sua naturale coppa A si sono fermati il 14,92% di automobilisti, con la B 17,79% e il 24% quando aveva la C. In questo caso la spiegazione offerta dagli studiosi è piuttosto scontata: si sono fermati più uomini quando la ragazza aveva un seno più prosperoso perché hanno associato alla capacità di allattamento alle sue curve.

7
Dipende dalla fame

Una ricerca condotta dall’Università di Westminster hanno chiesto a 66 studenti affamati e a 58 sazi come preferissero il seno mostrandogli delle immagini di donne. Quelli che non avevano ancora mangiato preferivano le foto di ragazze prosperose, al contrario di quelli che stavano lasciando la mensa. Secondo i ricercatori, gli uomini vedono nel seno la probabilità che hanno di accesso al cibo, per questo se hanno fame preferiscono le formose.

8
I poveri le preferiscono grandi

La rivista Psychology today ha pubblicato una ricerca malese che ha intervistato 266 uomini di diverse età ed è emerso che coloro che percepivano degli stipendi bassi preferivano le donne con un seno grande perché rappresenta l’abbondanza e una “riserva” che riduce i timori della povertà.

9
Fa sentire gli uomini protetti

Il primo approccio sessuale è quello dell’allattamento e quell’esperienza si riflette, inconsciamente, nell’età adulta. Gli uomini che a cui piacciono le donne col seno abbondando hanno spesso nostalgia della madre e hanno bisogno di amore e protezione.

10
Fissare il seno abbassa la pressione

Il professor Karen Weatherby, esperto di invecchiamento, ha studiato il comportamento di un gruppo di uomini nell’arco di cinque anni. Coloro che ammettevano di guardare, almeno 10 minuti al giorni, il seno prosperoso di una donna, avevano la pressione sanguinea più bassa e meno predisposizione alle malattie cardiache.

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20 rituali per arrivare al cuore di un uomo (Testo del 12.08.2015)

Se avete sempre pensato che le geishe e il loro stile di vita siano cose d’altri tempi, è il momento di ricredervi. Avvolte nei loro splendidi kimono e dotate di una straordinaria bellezza, erano grandi artiste e donne di cultura, che si prendevano cura dei loro ospiti, ammaliandoli con conversazioni brillanti, con le loro danze, la loro musica e la loro cucina. Avere l’onore di conoscerle era un privilegio per pochi e ancora oggi sono un simbolo di sensualità e di femminilità. Volete sapere come conquistavano e facevano cadere ai loro piedi un uomo? A svelarvi i loro segreti di seduzione è il libro “Segreto di Geisha” (Edizioni piemme) di Hanako, pseudonimo di un’esperta di relazione e grande conoscitrice del mondo delle geishe. Prendendo spunto da loro ecco 20 rituali delle geishe adattati ai tempi moderni, per conquistare il partner, coltivando la vostra bellezza esteriore ed interiore, facendo emergere la vostra femminilità e il vostro sex appeal, apparendo, anche nel tempo sempre, unica e insostituibile. Provare per credere…

Rituale 1. Fate in modo che la vostra bellezza sia unica. Le geishe si prendevano molta cura del proprio viso e del proprio corpo. Erano consapevoli che se le qualità interiori rendono una donna affascinante e desiderabile in prospettiva, quello che colpisce e incuriosisce un uomo al primo sguardo è l’aspetto estetico. Per loro la bellezza fisica non era definita dalla taglia né dalle curve: ogni corpo è meraviglioso se viene valorizzato nel modo giusto. Come? Sviluppate il vostro senso dello stile e scegliete abiti che mettano in risalto le vostre caratteristiche fisiche migliori, senza mai cadere negli eccessi. Prendete spunto da loro e curate con trattamenti di bellezza quotidiana la vostra pelle, soprattutto quella del viso. Scegliete un’alimentazione fatta di cibi naturali, limitando zuccheri e grassi, accompagnata da un esercizio fisico costante: basta allenarsi 3 volte a settimana per restare in forma. Sfruttate anche i benefici del sonno: dormire vi farà apparire più fresche e riposate. Inoltre, optate per una vita sana: limitate l’alcol e buttate via le sigarette, che vi fanno invecchiare più velocemente.

Rituale 2. Abbracciate la vostra femminilità.
Il potere della propria femminilità era tenuto in grande considerazione da una geisha, perché era ciò che la differenziava dagli uomini e che suscitava in loro grande desiderio. Mettete da parte l’aggressività e la competizione, tirando fuori la gentilezza e l’affabilità. Questo non vuol dire dover rinunciare o occultare la vostra indipendenza e la vostra sicurezza, ma controbilanciarle valorizzando la vostra femminilità. Sottolineate i vostri i tratti da donna, con capelli, mani e piedi sempre in ordine, scegliendo gonne, vestiti e tacchi. Niente imprecazioni, ma parlate con un tono di voce morbido e suadente. Siate delicate e garbate, nel tocco e nella conversazione, per dimostrare che siete orgogliose di essere donne e che celebrate sempre la vostra femminilità.

Rituale 3. Emanate un sottile sex appeal. La bellezza fisica non basta per conquistare un uomo. I maschi vogliono una compagna che li ecciti e che appaia sexy, senza cadere nel cattivo gusto e nella volgarità. Partite dal presupposto che essere sensuali è in primis uno stato d’animo: bisogna sentirsi tali per farsi percepire così dall’uomo che vi interessa e fargli perdere la testa. Usate qualche trucco caro alle geishe per allenare il vostro sex appeal. Vestitevi con una mise femminile, che non metta in bella mostra tutte le vostre formosità, ma solo piccole porzioni di pelle, per tentarlo e stuzzicare la sua curiosità. Siate sempre profumate e curate, scegliendo un trucco che non sia mai troppo marcato, puntando sugli occhi e sulle labbra. Sorridete e lanciate sguardi sfuggenti e maliziosi per attrarre l’uomo che volete e quando conversate guardatelo dritto negli occhi: lui si sentirà al centro dell’universo e voi dimostrerete la sicurezza del vostro fascino.

Rituale 4. Siate l’incarnazione dell’eleganza.
Dal modo di vestire, di camminare, alla postura, alla gestualità fino all’abilità nel conversare, la geisha era l’essenza della classe e della raffinatezza. Non vi fate sviare dai modelli femminili troppo appariscenti, che cercano a tutti i costi di attirare l’attenzione su di loro. Gli uomini vogliono donne aggraziate, capaci di mostrarsi padrone di sé e del proprio valore. Per essere eleganti ed emanare dignità e gusto, dovete essere costantemente consapevoli di come vi vestite, di come parlare e di come vi muovete. Siate composte e aggraziate, nei gesti e nelle conversazioni, usando sempre modi gentili. Questo vi renderà ancora più irresistibili ed esclusive agli occhi maschili.

Rituale 5. Dimostrate intelligenza e talento. Se la vostra bellezza esteriore può conquistare un uomo al primo appuntamento, per costruire una relazione duratura dovrete sviluppare quella interiore, così come facevano le geishe. Artiste e donne di cultura, oltre al loro aspetto estetico, a renderle speciali e a distinguerle dalla massa erano il loro talento e la loro intelligenza, che non smettevano mai di esercitare e di migliorare. Gli uomini cercano compagne di vita con cui potersi confrontarsi, che abbiamo personalità e capacità di argomentare su più livelli. Ecco perché è fondamentale impegnarsi costantemente a coltivare i propri interessi, allenandosi in un percorso di auto miglioramento delle proprie qualità, senza però mai perdere di vista l’umiltà.

Rituale 6. Mostrate umiltà in tutto quello che fate. Se siete consapevoli di quanto valete, non avete bisogno di andare in cerca di riconoscimenti né di conferme. Le geishe erano fiere della loro arte, che avevano appreso con umiltà, per questo non si vantavano dei loro talenti e dei loro successi. Fate in modo che gli uomini scoprano da soli la vostra intelligenza e le vostre doti, senza tirarle fuori con arroganza e presunzione. In questo modo accrescerete il vostro fascino.

Rituale 7. Siate sempre gentili. Uno dei compiti delle geishe era creare armonia con i loro ospiti, comportandosi in modo gentile e affabile con tutti, senza fare discriminazioni o differenze. Per questo la loro compagnia era così ricercata. Far sentire a proprio agio un uomo è fondamentale per instaurare con lui un rapporto duraturo. Mettete da parte le critiche sterili e tirate fuori la vostra gentilezza e la vostra genuinità, mostrandovi sempre pronte a porre l’accento sui pregi invece che i difetti, a evitare i pettegolezzi e a stare attente a non offendere nessuno con giudizi avventati. Create un’atmosfera rilassata quando siete con lui, per fargli capire che lo comprendete, lo rispettate e avete voglia di renderlo felice.

Rituale 8. Comportatevi in modo premuroso.
Ogni geisha si prendeva cura dei propri ospiti con atti premurosi, facendo in modo le conversazioni ruotassero intorno agli interessi di ciascuno ed eseguendo le loro danze preferite. Non abbiate timore di dimostravi premurose, perché non apparirete servili: questi gesti affettuosi dimostrano che la vostra determinazione e la vostra maturità nel voler far star bene chi è accanto a voi. Anche se andate sempre di fretta, non dimenticatevi di fare una coccola al vostro uomo. Ne basta una piccola e personalizzata, come cucinare il suo piatto preferito, dimostrare interesse per il libro che lo ha tanto appassionato, sorprenderlo con un messaggio che celebri una vostra ricorrenza. Lo apprezzerà moltissimo, perché dimostrerete di volervi prendere cura di lui e questo rafforzerà il legame nel tempo.

Rituale 9. Siate un tesoro che va conquistato.
Erano le geishe a selezionare i loro ospiti, non il contrario. Per questo l’incontro con una di loro era un privilegio per pochi, conferendo un fascino esclusivo che le rendeva ancora più desiderabili. Anche voi siete rare e uniche e vi dovete comportare di conseguenza quando siete con un uomo. Anche se gentili e premurose, ricordatevi di non apparire mai troppo accessibili e disponibili. Siate selettive e date corda solo a chi è veramente interessato a voi. Dategli la possibilità di corteggiarvi e lasciategli la libertà di prendere l’iniziativa, soprattutto all’inizio di una storia. Mostratevi misteriose e svelatevi un po’ alla volta, questo vi renderà ancora più attraenti.

Rituale 10. Aspettate a concedervi. Le geishe non erano prostitute, ma artiste professioniste e per loro la reputazione era molto importante. Per questo erano molto discrete riguardo alle loro relazioni e si concedevano solo all’uomo giusto. Date il giusto valore ai rapporti intimi, non andate a letto con lui troppo presto. Non solo accrescerete la tensione erotica, ma gli dimostrerete che non siete alla portata di tutti e che per voi fare l’amore è un’esperienza speciale che riservate solo a chi se lo merita. Non solo sarete più intriganti, ma apparirete come potenziali partner per una relazione più profonda e duratura.

Rituale 11. Siate rilassate qualunque cosa facciate. Calme e composte, le geishe irradiavano sempre tranquillità e serenità. Gli ospiti che andavano a far loro visita cercavano proprio questo: un momento di relax e di intrattenimento all’insegna della grazia e della bellezza. Nessun uomo è attratto da una donna tesa e ansiosa. E anche a voi non fa bene essere stressate, perché vi porta ad avere uno stato d’animo negativo. Quando iniziate a frequentare un uomo mostratevi rilassate e a vostro agio, lui apprezzerà di più la vostra compagnia. Affrontate lo stress, creando abitudini che siano oasi di calma, come fare una passeggiata al parco quando avete bisogno di staccare. Non vi lamentate e usate l’ironia per alleggerire l’atmosfera quando si fa troppo pesante. L’umorismo è un vostro grande alleato e un sorriso vi dà e trasmette subito serenità e tranquillità nell’affrontare le tempeste della vita.

Rituale 12. Dimostrate il vostro apprezzamento.
Attorno a ogni geisha c’erano molte persone di talento che lavoravano per lei e per il suo successo. Per questo tutte le geishe erano profondamente grate, mantenendo buoni rapporti con chi le aiutava. Quando provate stima e gratitudine verso il vostro compagno, gli dimostrate che siete consapevoli di ciò che fa per voi e di quanto si impegna per far andar bene il vostro rapporto. Non date mai niente per scontato, cercate di esprimergli quotidianamente il vostro apprezzamento, dimostrandogli riconoscenza quando fa qualcosa di carino per voi, dicendogli grazie per gli sforzi che fa e ripagandolo con la stessa moneta, cioè essendo premurose e attente ai suoi bisogni.

Rituale 13. Siate empatiche. Il mondo delle geishe era una boccata d’aria per gli ospiti che si liberavano dalle pressioni quotidiane, perché trovavano donne pronte ad ascoltarli e a consentire loro di parlare delle proprie emozioni e dei propri pensieri, certi della loro riservatezza. Tirate fuori anche voi l’empatia, facendo capire al vostro partner che può sentirsi libero di confidarvi la sua emotività perché voi siete pronte a comprenderlo e a sostenerlo, senza giudizio. Dimostratevi disponibili ad ascoltarlo, con il cuore aperto per capire ciò che prova realmente e per dargli il consiglio migliore, come farebbe una vera amica.

Rituale 14. Esprimetevi con cautela. La conversazione era un’arte per la geisha e per questo era sempre molto attenta a esprimere le proprie idee e opinioni, senza offendere nessuno e nel rispetto dell’altro. Gli uomini ammirano le donne che pensano con la propria testa, ma non sopportano gli isterismi. Allenatevi a usare le parole con attenzione, scegliendole con cura, magari facendo prima un bel respiro quando siete arrabbiate. È importante parlare anche in queste situazioni senza urla e piagnistei, perché se siete troppo aggressive o troppo emotive non vi farete ascoltare davvero. Usate la calma, la saggezza e soprattutto parlate agli uomini come vorreste che parlassero a voi, con rispetto e gentilezza. E loro vi faranno da specchio e comunicherete in modo costruttivo.

Rituale 15. Siate attente nei momenti che contano. I dettagli sono importanti e le geishe questo lo sapevano bene. Trattavano i loro ospiti con la massima sollecitudine, in modo da farli sentire unici e accuditi come non gli era mai capitato altrove. Con l’uomo che vi interessa siate mentalmente presenti e non apparite distratte e più interessate al messaggio che lampeggia sullo schermo del vostro cellulare. Concentratevi invece su voi due, date attenzione agli attimi che vivete assieme. Come? Ad esempio, ascoltate realmente quello che vi dice, senza asfissiarlo solo con le vostre parole, dimostrandovi così aperte e flessibili nei confronti delle sue opinioni. Renderete speciale ogni attimo trascorso insieme, costruendo e rafforzando la vostra relazione passo dopo passo.

Rituale 16. Stabilite un rapporto profondo con il vostro uomo. Le geishe erano dotate della straordinaria capacità di comprendere i loro ospiti e le loro necessità, informandosi prima del loro incontro dei loro interessi, per far loro vivere un’esperienza il più possibile personalizzata. Quando incontrare un uomo che vi piace, sforzatevi di comprenderlo, facendogli domande e ascoltandolo con attenzione. Questo vi permetterà di capire prima se vi interessa sul serio, lui si sentirà lusingato dal vostro interesse e sarà ancora più attratto da voi. Per capire veramente un uomo serve conoscerlo, metterlo a suo agio per aprirsi e raccontarsi. Se si sentirà accolto, vi vorrà accanto per tutto il resto della vita.

Rituale 17. Consentite agli uomini di dimostrare la propria mascolinità. Avere l’opportunità di conoscere una geisha e poter conversare con lei, equivaleva ad appartenere a un club elitario, a cui solo uomini importanti potevano accedere. Anche voi fate in modo che il vostro uomo sia orgoglioso di avere accanto una donna speciale come voi. Se è importante che voi esaltiate la vostra femminilità è altrettanto fondamentale che permettiate agli uomini di essere tali, abbracciando la loro mascolinità. Fategli capire che per voi sono importanti, apprezzateli sia sul fronte del lavoro che nella sfera privata, soprattutto tra le lenzuola: per loro è incoraggiate sentirsi un bravo amante. E soprattutto lasciate che in alcune situazioni lui si senta al comando, dando valore alla sua mascolinità e alle sue scelte. Se rispettate la sua inclinazione a proteggere, senza smettere di promuovere l’equilibrio e l’uguaglianza fra l’uomo e la donna nella relazione, vi amerà e vi rispetterà sempre di più.

Rituale 18. Siate indipendenti. In una società in cui le donne giapponesi non lavoravano e dovevano accettare matrimoni combinati, le geishe possedevano invece l’indipendenza, anche economica, e la libertà che le altre non avevano. Per essere una compagna ideale non basta solo far sentire un uomo tale, ma serve essere indipendenti, mantenere una propria autonomia, senza mai dover rinunciare alla propria identità e ai propri obiettivi di vita. Non vi perdete nella relazione, non lo compiacete rinunciando a voi stesse. Le storie funzionano quando due persone decidono di condividere la loro vita, non quando rinunciano a viverla in funzione dell’altro.

Rituale 19. Siate padrone di casa dinamiche.
Le geishe erano padrone di casa eccellenti, perché sapevano mettere a loro agio ogni ospite con movimenti studiati nel minimo dettaglio, trattandolo con ogni premura. È un piacere avere accanto a sé una persona che sappia gestire la casa al meglio e che la renda accogliente, creando un’atmosfera rilassante e armoniosa, soprattutto quando si invitano gli amici e i parenti. Prendetevi cura delle mura domestiche così come fate della vostra storia d’amore.

Rituale 20. Fate sì che il vostro uomo continui a essere interessato a voi. Una geisha non smetteva mai di perfezionare i suoi talenti e le arti seduttive, diventando sempre più desiderabile con il passare del tempo. Come loro, non smettete mai di tenere vivo l’interesse che il vostro uomo ha per voi, sia in termini di attrazione che di feeling di coppia. Date sempre il meglio e incoraggiate il vostro partner a fare altrettanto, continuando ad alimentare giorno dopo giorno il gioco di seduzione che vi ha fatto innamorare.

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Succede a tutte, senza che ve ne rendiate conto (Testo del 24.11.2015)

Succede ogni volta che mi ritrovo a parlare o a scrivere di questioni femminili. Di cose come il ‘dress code’, la cultura dello stupro e il sessismo. Mi arrivano commenti come questi: Ma non hai cose più importanti di cui preoccuparti? Non gli stai dando troppa importanza? Non è che sei ipersensibile? Sei proprio sicura di trattare la cosa in modo razionale?

Ogni. Singola. Volta.

E ogni singola volta mi sento frustrata. Perché non lo capiscono?

Credo di essere arrivata a comprenderlo.

Loro non ne sanno niente.

Non sanno niente di che cosa significhi il ridimensionare. Il minimizzare. La muta accondiscendenza.

Che diamine, perfino noi donne, che tutte queste cose le viviamo sulla nostra pelle, non ne siamo sempre consapevoli. Ma noi tutte l’abbiamo fatto.

Tutte abbiamo imparato — istintivamente, o per prove ed errori — come fare per minimizzare una situazione che ci mette a disagio. Come evitare di far arrabbiare un uomo, o di trovarci in pericolo. Noi tutte, in più occasioni, abbiamo ignorato un commento offensivo. Tutte ci siamo scrollate di dosso con una risata un approccio inappropriato. Tutte abbiamo ingoiato la nostra rabbia sentendoci sminuite o trattate con condiscendenza.

Non ti fa stare bene. È nauseante. Sporco. Ma lo facciamo perché non farlo potrebbe metterci a repentaglio, farci licenziare o vederci etichettate come stronze. Così, di norma, intraprendiamo la strada meno rischiosa.

Non è qualcosa di cui parliamo ogni giorno. Non lo facciamo notare ogni volta che accade ai nostri fidanzati, mariti e amici. Perché è talmente frequente, talmente pervasivo, da esser diventato qualcosa con cui convivere.

Quindi forse non ne sanno niente.

Forse non sanno che alla tenera età di tredici anni ci siamo dovute scrollare di dosso lo sguardo di uomini adulti che se ne stavano lì a fissare i nostri seni. Forse non sanno che uomini dell’età di nostro padre venivano a provarci quando stavamo alla cassa. Probabilmente non sanno che quel tipo che a lezione d’inglese ci aveva chiesto d’uscire, dopo ha cominciato a mandarci dei messaggi rabbiosi per il semplice fatto che l’avevamo rifiutato. Potrebbero non esser consapevoli del fatto che il nostro supervisore ci dia costantemente delle pacche sul culo. E sicuramente non sanno che quando sorridiamo, perlopiù lo facciamo a denti stretti. Che guardiamo dall’altra parte, o facciamo finta di non accorgercene. Probabilmente non hanno idea della frequenza di cose come queste. Di come esse siano diventate abitudinarie. Talmente non sorprendenti che quasi non ci facciamo neanche più caso.

Talmente abitudinarie che ci diamo la briga di dare l’impressione d’ignorarle e minimizzare.

Celando la nostra rabbia repressa, la paura e la frustrazione. Un sorriso abbozzato o una risatina ci permetteranno di procedere nella nostra giornata. Noi ridimensioniamo. Noi minimizziamo. Lo facciamo sia fuori che dentro di noi. Ci tocca. Se non liquidassimo la cosa ci metteremmo in condizioni di dover discutere più spesso di quanto la maggior parte di noi si senta incline a fare.

Come farlo lo s’impara già da giovani. Non gli abbiamo dato un nome, o un’etichetta. Non ci siamo neanche fermate a riflettere sul fatto che le altre ragazze facessero la stessa cosa. Ma lo stavamo insegnando a noi stesse, stavamo acquisendo padronanza dell’arte del ridimensionare. Quali dovessero essere le nostre reazioni, e quali no, lo si imparava osservando, e valutandone presto i rischi.

“È questa la realtà della donna nel nostro mondo. È lo scrollarsi di dosso il sessismo con una risata, perché si ha la sensazione di non avere alternative”.

Ci facciamo un rapido calcolo mentale. Sembra instabile, iracondo? C’è altra gente intorno? Sembra ragionevole e sta solo cercando di fare lo spiritoso, per quanto in modo maldestro? Replicare inciderebbe sul mio percorso scolastico/lavoro/reputazione? Nel giro di pochi secondo siamo in grado di stabilire se rispondere in qualche modo o lasciar correre. Se affrontarlo o voltarci da un’altra parte, sorridere cortesemente o fingere di non aver sentito/visto/percepito.

Succede costantemente. È non è sempre chiaro se la situazione sia pericolosa o innocua.

È il tuo capo che dice o fa qualcosa d’inappropriato. È il cliente che per darti la mancia te l’allontana, attirandoti a sé per farsi abbracciare. È l’amico maschio che ha bevuto troppo e prova a metterti all’angolo aspirando a uno di quei momenti da “amici con benefici” che gli avevamo già spiegato non interessarci. È il tipo che s’arrabbia se gli neghi un appuntamento. O un ballo. O un drink.

Lo vediamo accadere alle nostre amiche. Lo vediamo accadere in così tanti scenari e circostanze diverse che diventa la norma. E davvero non ci facciamo neanche caso. Fino a quando non ci si avvicina a una situazione pericolosa. Finché il cosiddetto amico che ci ha spinte in un angolo, il giorno dopo viene accusato di stupro. Finché il nostro capo non mantiene la sua promessa di darci un bacio a capodanno, incontrandoci da sole in cucina. Quelle occasioni spiccano. Sono quelle di cui potremmo trovarci a parlare ai nostri amici, ai nostri fidanzati e ai nostri mariti.

Ma in tutte le altre occasioni? Tutte le volte che ci siamo sentite a disagio o tese ma non è successo niente? Quelle volte che andiamo avanti a farci gli affari nostri e non ci ripensiamo nemmeno.

È questa la realtà della donna nel nostro mondo.

È lo scrollarsi di dosso il sessismo con una risata, perché si ha la sensazione di non avere alternative.

È il sentirsi rivoltare lo stomaco essendo state costrette a “stare al gioco” per andare d’accordo.

È il sentirsi in colpa, e il rimpianto di non aver affrontato quel tipo, che pareva inquietante, ma in retrospettiva era probabilmente innocuo. Probabilmente.

È tirare fuori il cellulare, e tenere il dito sul pulsante “chiama” quando di sera camminiamo da sole.

È tenersi strette fra le dita le chiavi, nel caso ci servisse un’arma mentre stiamo tornando alla nostra automobile.

È il dover mentire dicendo che abbiamo un ragazzo per convincere un tipo ad accettare il nostro “No”.

È il trovarsi in un bar/concerto/qualsiasi evento affollato, e doversi voltare in cerca dello stronzo che ci ha appena palpato il culo.

È il sapere che se anche lo individueremo, potremmo finire per non dirgli niente.

È attraversare a piedi il parcheggio di un ipermercato, ricambiando per cortesia il ‘Ciao’ di un tipo che ci ha appena salutato. È fingere di non sentire quando poi lui ci rimprovera per non esserci fermate a parlargli. Beh? Sei troppo figa per rivolgermi la parola? Hai qualche problema? Pffft… stronza.

È il non raccontarlo ai nostri amici, ai nostri genitori o ai nostri mariti perché è un qualcosa di scontato, una parte delle nostre vite.

È un ricordo che ci perseguita, di quella volta che hanno abusato di noi, che ci hanno aggredite o stuprate.

È il racconto della nostra amica, riferito fra lacrime strazianti, di quella volta che hanno abusato di lei, che l’hanno aggredita o stuprata.

È rendersi conto che i rischi percepiti ogni qual volta ci troviamo a scegliere come affrontare queste situazioni non sono affatto immaginari. Perché di donne che sono state abusate, aggredite o stuprate ne conosciamo fin troppe.

“Forse comincio a capire che se mi limito a scrollare le spalle e non faccio storie non aiuterò nessuno”.

Di recente mi sono resa conto che tanti ragazzi potrebbero non esserne consapevoli. Hanno sentito cose che sono accadute, magari a volte l’hanno viste accadere e sono intervenuti per impedirle. Ma con tutta probabilità non hanno alcuna idea della loro frequenza. Di quanto incidano su gran parte di ciò che diciamo e facciamo, e sul come ci comportiamo.

Magari dovremmo spiegarlo meglio. Magari dobbiamo smetterla d’ignorarlo, di minimizzare dentro di noi.

Che dire di tutti quelli che liquidano una donna che parla di sessismo nella nostra cultura, o che non le prestano attenzione? Non sono cattivi. Semplicemente non hanno esperito la nostra realtà. D’altronde noi, di tutto ciò a cui assistiamo e che viviamo quotidianamente, non parliamo. Quindi come potrebbero saperlo?

E allora, forse, i bravi uomini delle nostre vite non hanno idea di come noi ci troviamo a fare regolarmente i conti con questa roba.

Forse per noi è talmente la norma che non ci è passato nemmeno per la testa che dovessimo dirglielo.

Mi è balenato in mente che non ne conoscano le proporzioni, e che non sempre si rendano conto di come questa sia la nostra realtà.

E quindi, già, quando mi accaloro per un commento sull’abitino succinto di una ragazza, non sempre mi capiscono. Quando me la prendo per la quotidianità del sessismo che vedo, che osservo e a cui assisto… quando sento ciò che mia figlia e le sue amiche si trovano a vivere… non si rendono conto che è solo la minuscola punta di un iceberg molto più grosso.

Magari ciò di cui mi sto rendendo conto che è che non ci si può aspettare che gli uomini comprendano la pervasività del sessismo quotidiano se non cominciamo a dirglielo, e a indicarlo quando succede. Magari sto cominciando a capire che gli uomini non hanno la più pallida idea di come, anche solo entrando in un negozio, le donne debbano stare sul chi va là. Inconsciamente, dobbiamo sempre prestare attenzione all’ambiente intorno a noi, e ai rischi percepiti.

Forse comincio a capire che se mi limito a scrollare le spalle e non faccio storie non aiuterò nessuno.

Noi minimizziamo.

Siamo terribilmente conscie della nostra vulnerabilità. Conscie del fatto che, semmai lo volesse, quel tipo nel parcheggio dell’iper potrebbe sopraffarci, e fare di noi ciò che vuole.

Ragazzi, questo è ciò che significa essere una donna.

Veniamo trasformate in oggetti sessuali prima ancora di capire che cosa ciò voglia dire. Nel corso del nostro sviluppo, quando diventiamo donne, le nostre menti sono ancora innocenti. Ma riceviamo sguardi e commenti prima ancora di aver imparato a guidare. Da uomini adulti. Non ci sentiamo a nostro agio, ma non sappiamo che farci, quindi andiamo avanti con le nostre vite. Come apprendiamo già in tenera età, reagire a ogni situazione che ci mette a disagio può significare metterci a rischio. Ci rendiamo conto di essere il sesso debole, per proporzioni e forza fisica. Che i ragazzi e gli uomini sono in grado di sopraffarci, se lo vogliono. Così ridimensioniamo e minimizziamo.

Perciò la prossima volta che una donna racconta d’essere stata molestata verbalmente, e spiega come ciò l’abbia messa a disagio, non liquidatela. Ascoltate.

La prossima volta che vostra moglie si lamenta per il fatto d’essersi sentita chiamare “tesoro” al lavoro, non scrollate apatici le vostre spalle. Ascoltate.

La prossima volta che leggete o sentite una donna che critica il linguaggio sessista, non ridicolizzatela. Ascoltate.

La prossima volta che la vostra ragazza vi dice che il modo in cui un tipo si è rivolto a lei l’ha fatta sentire a disagio, non scrollate le spalle. Ascoltate.

Ascoltate, perché la vostra realtà non è la stessa.

Ascoltate, perché i suoi timori sono fondati, non esagerati o esasperati.

Ascoltate, perché la realtà è che lei o qualche altra donna di sua conoscenza a un certo punto nel corso della propria vita è stata abusata, aggredita o stuprata. E lei sa che il pericolo che ciò le accada è sempre presente.

Ascoltate, perché perfino il più semplice commento di un tipo strano può generare in lei ondate di paura.

Ascoltate, perché potrebbe cercare di far sì che la sua esperienza non diventi quella delle proprie figlie.

Ascoltate, perché ad ascoltare non si fa mai niente di male.

Solo. Ascoltate.

Questo blog è stato pubblicato su HuffPostUsa ed è stato tradotto da Stefano Pitrelli

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8 gesti che ti dicono se ti ama (Testo del 17.08.2016)

Capita che il proprio partner abbia difficoltà a pronunciare la fatidica frase, ma prestando attenzione ad alcuni gesti della vita quotidiana e ad alcuni comportamenti si può comunque capire se il nostro uomo è davvero innamorato
DI SIBILLA DIPALMA

Le donne più romantiche aspettano il momento in cui il fidanzato pronuncerà la fatidica frase “ti amo”. Due paroline che però qualche volta possono tardare ad arrivare. Magari vengono pronunciate frasi del tipo “per me sei importante” o “mi fai stare bene”, ma non quello che molte donne vorrebbero sentirsi dire. Scatenando una serie di insicurezze e di tormenti legati alla paura di non essere davvero amate.
Ma niente panico, il “ti amo” non passa sempre attraverso la voce e la causa di questa reticenza non è legata necessariamente ai sentimenti. Può infatti trattarsi di semplice timidezza o di difficoltà a compiere questo passo. “Non c’è un ostacolo precostituito da parte degli uomini, semplicemente il sesso maschile ha meno dimestichezza nell’analisi dei propri sentimenti e non è un grande gestore di emozioni e passioni”, spiega Silvio Zatelli, psicologo e psicoterapeuta. “Oggi poi c’è un maggior orientamento a valorizzare la comunicazione corporea e a dire ti amo in altri modi”. Facendo attenzione ad alcuni gesti della vita quotidiana e ad alcuni comportamenti si può dunque capire se il nostro lui è davvero innamorato. Ecco otto modi per un uomo per dire ti amo senza… parole.

1) Ti invia sms anche senza una ragione precisa
Ti capita di ricevere messaggini, magari scherzosi e senza un motivo preciso, più volte nel corso della giornata? È un segnale che il tuo lui ti sta pensando e vuole fartelo capire. “Oggi il virtuale, e quindi anche gli sms, rappresentano un modo nuovo per integrare il contatto diretto con il partner”, sottolinea Zatelli. “E sempre più spesso capita di dirsi cose belle o di litigare tramite sms o Whatsapp”.

2) Ti guarda in maniera appassionata
Un altro aspetto da non sottovalutare sono gli sguardi. “Il contatto oculare è quello che fa partire la scintilla ed è fondamentale”, osserva l’esperto. Quindi se vi trovate in un locale affollato in due punti diversi della sala e il tuo lui ti lancia sguardi appassionati questo è un chiaro modo fisico per mostrare i propri sentimenti. “Un altro segno d’amore è poi se il partner ci guarda con attenzione, notando anche piccoli cambiamenti nel nostro aspetto”, specifica lo psicologo.

3) Ascolta con attenzione e ti parla con rispetto
L’ascolto e il rispetto sono aspetti molto importanti di una relazione. Un partner innamorato, quindi, ascolterà con interesse e attenzione ciò che hai da dire, che sia il racconto della tua giornata lavorativa o che si tratti di argomenti più seri. “L’ascolto significa coinvolgimento, vuol dire interagire, intessere una relazione comunicativa ed entrare nella vita dell’altro perché lo si reputa interessante”, commenta l’esperto. “Se il partner non ascolta vuol dire che non è realmente presente nella relazione”.
Lo stesso vale per il modo di esprimersi verso di te, se ti parla con premura e rispetto, allora questo potrà essere tradotto in un segnale d’amore e di vero interesse.

4) Ti tocca spontaneamente
Quando vi trovate in un luogo pubblico, ti mette la mano sulla schiena? A una festa si avvicina accarezzandoti più volte la spalla e abbracciandoti? È un sintomo di voler mantenere un contatto stretto e una modalità di trasmissione del proprio amore. “Non c’è crescita di un legame senza coinvolgimento fisico. Quindi tra partner innamorati devono esserci carezze, abbracci e baci, altrimenti significa che la relazione manca di qualcosa. L’importante è che i gesti siano spontanei; il toccare deve infatti trasmettere energia, positività e complicità”, spiega Zatelli. Un altro modo per capire se il proprio uomo è innamorato sta nei gesti delle mani. “Quando si rappresentano gli innamorati si raffigurano mano nella mano, questo è un chiaro segnale di quanto sia importante questo gesto, che è romantico e vero”, spiega l’esperto.

5) Sorride dopo un bacio
Occhio alla prossima volta in cui bacerai il tuo uomo. Se non sa come esprimere le proprie emozioni queste potrebbero trasparire dal volto. Ad esempio, sorridendo dopo averti baciato o tenendo gli occhi chiusi durante l’atto o ancora staccando delicatamente le labbra dalle tue. Tutti chiari segni di coinvolgimento e di amore. “Mentre ci si bacia, inoltre, si devono sentire il trasporto, l’emozione, l’accensione dell’erotismo”, aggiunge l’esperto.

6) Dimostra che sei la sua priorità
Vuole trascorrere la maggior parte del suo tempo libero con te, non vede l’ora di incontrarti e non gli interessa ciò che farete, ma gli basta semplicemente stare insieme anche solo per andare a fare la spesa? Da questi gesti emerge un uomo innamorato. “Il legame è vero inoltre quando c’è un minimo di interessi comuni e condivisibili e se il partner dimostra che siete la sua priorità, ridimensionando le altre relazioni”.

7) Si prende cura di te
Il reciproco sostegno (emotivo, psicologico o anche materiale) è una componente essenziale di ogni relazione basata su amore vero. Un uomo che è innamorato lo dimostra quindi rispettando e supportando la propria partner nei suoi interessi e obiettivi. Questo perché gli stanno a cuore la sua serenità e il suo benessere.

8) Parla del futuro e non gli pesa il compromesso
Infine, fai attenzione al modo di porsi sul futuro. Valuta le cose a lungo termine? Programma una vacanza insieme? Allora si può parlare d’amore. Così come se il compromesso necessario in ogni relazione non gli pesa, ma anzi tende a essere conciliante e a non insistere per fare a tutti i costi a modo suo.

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Perché una ragazza si innamora di un uomo maturo? (Testo del 22.08.2018)

E’ una storia vecchia come il mondo: avere una compagna molto giovane è sempre stato il sogno di tanti uomini maturi. Un sogno che oggi pare destinato ad avverarsi più facilmente di un tempo. I dati parlano chiaro: un 70% di giovani fanciulle preferiscono accompagnarsi a uomini più grandi, anche di 20 o 30 anni in più. Con buona pace dei coetanei, giudicato troppo infantili, interessati più ai videogiochi che a loro.

Che l’uomo preferisca le più giovani è cosa risaputa già ai tempi dell’ateniese Aristofonte, attivo in politica, e famoso non solo per essersi battuto nel 346 a.C. affinché Atene non rinunciasse alle pretese su Anfipoli nella Pace di Filocrate ma anche perché amava frequentare giovanissime fanciulle. Ma la novità è che, se prima erano soprattutto gli uomini a cercare questo tipo di relazione, oggi sono proprio le giovanissime a volere uomini molto più grandi di loro e a prendere l’iniziativa.

Che cosa cercano le ragazze negli uomini maturi?
La psicologia parla di ricerca della figura paterna per spiegare l’attrazione che una giovane donna prova per un uomo molto più maturo di lei. Ma a sentire le risposte di molte ragazze, oggi, le motivazioni sembrano altre.

Le fanciulle si lasciano sedurre dall’uomo maturo, con esperienza, che la corteggia e la fa sentire delle regine: regali e regalini, cene e week-end, tutto pagato, da lui, naturalmente.

Come dire: basta con l’imbarazzante coppia moderna che vuole dimostrare di essere emancipata soprattutto al ristorante e divide la cena fino all’ultimo centesimo.

Sorge un dubbio: non sarà che a queste nuove, si fa per dire, coppie ci siamo tornati (anche se non erano del tutto scomparse) grazie anche alle post femministe che hanno voluto cancellare anni e anni di galanteria del sesso forte?

Non sarà che le ventenni di oggi, più sveglie sicuramente delle quarantenni, hanno capito subito che aria tirava a frequentare un coetaneo (magari da mantenere) e se la sono data a gambe, scegliendo il quarantenne in carriera con l’attico, l’automobile ultimo modello, e i fine settimana assicurati?

A sentire le risposte dei forum su internet parrebbe proprio di sì.

Ecco perché una ragazza si innamora di un uomo maturo (secondo il web)
“In primo luogo, con un uomo maturo non devi preoccuparti di dover pagare la cena o aiutarlo con le finanze. Inoltre un uomo più grande si prende cura di te e al tempo stesso è ben felice di pagare i tuoi conti e perfino le tue schede telefoniche. Si può godere di viaggi e vacanze e, se ci si dovesse anche sposare, lui potrebbe assicurare un buono stile di vita molto più facilmente di quanto possa fare uno più giovane”.

“E poi ancora l’uomo maturo è più raffinato, ha vissuto il mondo un po’ di più, è di solito più colto e più istruito e può parlare con te di una pluralità di temi da cui imparare I miei coetanei, invece, sono interessati solo al calcio, alla televisione e ai videogiochi”.

Sono solo alcune delle testimonianze raccolte in internet. A parlare sono giovani donne, dai 16 ai 22 anni, deluse dai rapporti coi coetanei e, nel contempo, molto attratte non solo dall’innegabile fascino dell’esperienza, ma anche dai vantaggi di una vita comoda ottenuta senza sforzo.

Perché una ragazza giovane si innamora di un uomo molto più grande (secondo gli psicologi)
Anche la cultura svolge un ruolo importante nella seduzione; è indubbio che l’uomo più colto ha più possibilità di sedurre rispetto all’uomo ignorante. L’uomo colto ha molte risorse al suo arco: facilità di linguaggio, conversazione brillante, ironia, caratteristiche di indubbio fascino che surclassano alla lunga la prestanza fisica. Se un uomo è colto è perchè probabilmente si trova in una posizione elevata nella società e ha più possibilità, rispetto ad un ignorante, di accedere a posizioni elevate nella società. Ma la cultura non è solo questo, non spiega solo il lato biologico dell’attrazione. La cultura è anche intrattenimento. L’uomo colto sarà in grado di far fare esperienze interessanti alla propria donna. Questo è un elemento fondamentale per conquistare una ragazza!
Una grande percentuale del genere femminile si sente attratta da uomini maturi, e snobba i coetanei. Forse li trova poco interessanti, o semplicemente immaturi, o magari non danno sicurezza, fatto sta che molte donne prendono in considerazione solo partner di almeno 15 anni più vecchi. Per quanto si voglia sempre dare la colpa al complesso edipico, anzi di Elettra visto che parliamo di figlia e padre, spesso ci sono dei motivi molto più “terra-terra” per preferire un uomo maturo ad un giovane ragazzo. Ovviamente il fattore fascino viene tra i primi: come paragonare lo charme di un 45enne a quello (spesso inesistente) di un ventenne? Ha esperienza nella vita quindi è sicuro di sé, e di solito ha già capito che strada intraprendere. Non è alla costante ricerca di sé stesso, cosa che può far sentire una donna davvero al sicuro. Ispira fiducia, perché sa come gestire le avversità quotidiane.
Come si comportano gli uomini maturi nella relazione
Le donne che scelgono uomini molto più grandi sanno bene quanto sono premurosi. Amano viziare la propria compagna, le riservano moltissime attenzioni perché sanno cosa desidera una donna, al contrario dei giovanotti che ancora devono scoprirlo. Non danno nulla per scontato perché dalle esperienze precedenti hanno imparato, si suppone, ad evitare gli errori. Con un uomo molto più grande ci si sente al sicuro, ci si può appoggiare a lui perché è perfettamente in grado di sostenerci, senza perdersi in un bicchier d’acqua come spesso accade a ventenni.

Non ultima tra le ragioni per cui piacciono gli uomini maturi, è l’entusiasmo che hanno nel vivere una relazione con una ragazza più giovane. Anche per loro è un’esperienza emozionante, che li fa ritornare indietro nel tempo e li fa sentire di nuovo ragazzini.

E questa emozione si trasmette in entusiasmo, euforia, passione, tutte qualità ideali per una relazione.

Quando la coppia è a rischio
Ovviamente, quando si vive un rapporto di coppia con un uomo molto più adulto, bisogna fare attenzione a non instaurare meccanismi malsani. Ad esempio considerare il partner come surrogato dei genitori: affidarsi a lui in tutto e per tutto, dal pagare il conto a farsi comperare i vestiti, passando per la risoluzione dei problemi di coppia. E c’è anche la situazione inversa, ovvero quando lui tratta giovane compagna da “bambolina”, e si gioca sempre la carta dell’esperienza per prendere tutte le decisioni. C’è anche da considerare che il tempo passa con velocità diversa tra chi è ancora nella decade dei “venti” e chi già attraversa la fase degli “anta”: può essere che lui avrà voglia di mettere su famiglia, che avrà meno voglia di uscire, di andare in giro con gli amici. Ma può essere anche il contrario: forse è un eterno bambino che non accetta di invecchiare, per questo ha scelto una ragazza più giovane.

Le donne crescono, gli uomini regrediscono.
Secondo Kay Hymowitz, una scrittrice statunitense che ha pubblicato un divertente saggio sul Wall Street Journal, mentre le donne intorno ai 20 anni raggiungono la maturità e si trasformano in adulti responsabili, gli uomini della stessa età rimangono intrappolati in “uno stato perenne di superficialità”. Secondo la scrittrice gli uomini ventenni preferiscono i videogiochi alla relazioni impegnate, vivendo in uno “stato ibrido di adolescenza ormonale”. Il fenomeno non è esattamente una novità, film, libri, ricerche ne parlano da anni e secondo la scrittrice e’ arrivato “il momento di affermare quello che è diventato evidente a legioni di giovani donne frustrate: crescere non migliora gli uomini”.

Conclude Kay Hymowitz “il maschio nella versione pre-adulto di oggi è come un attore di un film drammatico in cui si sa solo ciò che non dovrebbe dire. Deve competere in un mercato del lavoro feroce, senza essere troppo prepotente o sicuro di sé. Dovrebbe essere sensibile, ma non paternalistico, intelligente ma non presuntuoso”.

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Mi sono innamorata di un uomo a “progetto zero” (Testo del 27.10.2014)

Ti seduce, ti fa provare emozioni infinite ma non vuole impegnarsi in una storia seria. Mai. Abbiamo chiesto alla psicosessuologa come riconoscere questo tipo d’uomo, perché ci innamoriamo di loro e se si decide di perseverare, come gestirli. E poi a Federica e Valeria di raccontarci la loro storia. Senza lieto fine
DI VERONICA MAZZA

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Bianca è una donna di successo della Milano bene, con alle spalle un matrimonio evaporato. Walter invece vive su una barca ormeggiata in un porto e se sente parlare di nozze gli vengono le bolle. Si incontrano in un villaggio turistico in montagna, dove lui lavora e lei è in vacanza, e tra di loro scatta la scintilla. Walter mette subito le carte in tavola: non vuole una storia né un futuro con lei. Può solo darle dei momenti rubati alla sua vita solitaria, dove l’impegno stabile con una donna non è contemplato. Al di là di ogni aspettativa, Bianca accetta di vivere questa liaison, che non ha voglia di crescere nel tempo, con la certezza che lui cambierà idea, che sarà il vero amore della sua vita. E forse il tempo le darà proprio ragione, dimostrando dove si può arrivare con il cuore quando la testa spinge nella direzione opposta. È questa la storia vera, struggente, divertente e appassionata raccontata dalla penna di Elvia Grazi. Il romanzo si chiama “Lasciami contare le stelle” (TEA), in libreria dal 23 ottobre. Ma cosa muove una donna, quando si innamora, ad accettare delle relazioni con degli uomini che non vogliono nessuna progettualità, non ascoltando nemmeno i consigli di chi le è intorno a lasciar perdere perché non c’è futuro? Ne abbiamo parlato con Maria Claudia Biscione, psicosessuologa presso Ospedale Israelitico di Roma.

Partiamo da una definizione di uomini a “progetto zero”. Come si riconoscono?
In genere sono di due tipi: quelli espliciti nella difesa del loro disimpegno e quelli impliciti, che si defilano dai progetti di coppia senza però mai dichiarare veramente la loro non-intenzione. Di solito non prendono mai l’iniziativa per nuovi step relazionali; vivono bene e con entusiasmo nel “qui ed ora” del rapporto, ma si irrigidiscono o svicolano lì dove la partner spinge per un passaggio di livello. Possono apparire fieri e “strafottenti” nel loro approccio relazionale, ma anche ambigui e subdoli nel rifiutare qualunque responsabilità.

Cosa spinge una donna a sperare anche quando si sente dire: “non ti innamorare”, “io non voglio una storia seria”, “non sono fatto per i legami”?
Una delle più potenti caratteristiche dell’animo femminile è “l’illusione sentimentale”, quella straordinaria capacità di idealizzare, romanzare e manipolare i dati di realtà a proprio vantaggio emotivo. Il no diventa forse, il forse diventa sì e il sì diventa assoluto. Con questo tipo di griglia interpretativa, capita sovente che, di fronte ad un uomo con scarsa propensione al legame, ci si incaponisca con un’idea che oscilla tra l’ ”io ti salverò” e “come me nessuna mai”. Entrambe pericolose, perché muovono ad un progetto sentimentale in cui la forza è data dal proprio impegno motivazionale e capacità persuasiva, piuttosto che dalla reale qualità relazionale. Insomma, anziché leggere i dati di reciprocità, attenzione e dedizione dell’altro, le donne che si ostinano in questi rapporti, finiscono per dare più importanza a quanto l’altro “vacilla” grazie alla loro tenacia.

Perché ci si innamora di un uomo così?
“In amor vince chi fugge” e il rincorrere l’altro attiva spesso l’adrenalina data dalla caccia (che vale per entrambi i sessi!), in cui più è rara o difficile la preda maggiore è il livello di eccitazione e gratificazione nel raggiungimento dello scopo. L’altro diventa “speciale”, proprio in quanto inafferrabile e irraggiungibile. E tutti gli stati d’animo che la conquista comporta, anche se per lo più sono ansiogeni e destabilizzanti, vincono sulla quiete e sulla serenità di una relazione più lineare, perché fanno sentire più vivi.

E perché alcune donne ci ricascano? Che tipo di donna è quella che vuole un potenziale partner di questo tipo?
Dipende, perché un conto è avere un “curriculum sentimentale” con tutti uomini a “progetto zero”, altro è esserci incappate raramente. Nel primo caso è plausibile che ci sia una scelta inconscia, dove il “capitano tutti a me” diviene uno scudo funzionale al non mettersi mai in gioco e ad usare un alibi potente dietro cui nascondere le proprie paure, insicurezze o motivazioni di cui non ci si assume la responsabilità. Nel secondo caso, invece, ci si è solo innamorate dell’uomo sbagliato e la durata della storia dipenderà da quanto si è centrate su di sé e su quello che si sente di meritare e volere da un rapporto, piuttosto che da una, spesso sterile, sfida con se stesse sulla propria capacità di conquista.

Quindi forse non ci si vuole impegnare in fondo?
Spesso, psicologicamente, per le donne che hanno paura di lasciarsi andare, ma soprattutto che hanno forte dentro di sé il fantasma dell’abbandono, gli uomini a “progetto zero” appaiono una tentata soluzione molto efficace. Nel senso che il livello di sofferenza che può generare un rapporto così instabile, è comunque più gestibile del terrore che può causare l’idea di un abbandono dopo un reale investimento. Lasciarsi coinvolgere da un uomo che non vuole vincoli, è come coinvolgersi a tempo, un tempo definito in cui interiormente si è perfettamente consapevoli che la storia finirà ed è questo il dato di “controllo emotivo”. Il “per sempre”, tanto ambito, diviene spesso il reale elemento che terrorizza, perché, se ci si crede per davvero e si viene poi deluse, si ha come la sensazione di “sgretolarsi” intimamente.

Cosa si prova ad avere a che fare con un uomo a progetto zero?
Spesso una grande frustrazione condita con alcuni picchi di entusiasmo, dovuti, magari, ai rari accenni di disponibilità, che aprono un varco di illusione o speranza che si può ancora “vincere” la partita. È chiaro che lo stato emotivo di base sarà fatto di poca serenità e di un continuo stato di allerta su cosa fare, come rispondere e quali nuove mosse o strategie sperimentare per tenere a sé l’altro.

I rischi che si corrono quali sono? Fare tutto da sole?
Quello più frequente è di rimanere bloccate e imbrigliate dentro questo coinvolgimento sentimentale, in cui tutto ciò che è al di fuori viene annullato, trascurato, in nome di un’assoluta focalizzazione di energia sulla “storia-non storia”. Maggiore quindi sarà il deserto affettivo, amicale, relazionale, che ci si è costruite attorno, più difficile sarà recuperare pezzi di sé e riprendersi dopo l’inevitabile fine della relazione.

Una volta deciso di viversi storie così, qual è il modo più sano per gestirle?
La migliore strategia di sopravvivenza è quella di costringersi a modulare l’investimento, nel senso di mantenere una parte del proprio spazio da dedicare agli amici, ai proprio interessi e se stesse. Tenere, infatti, aperta una finestra sul mondo, aiuterà a fare meglio dei bilanci, a valutare la situazione con più maturità e soprattutto a non farsi fagocitare dal vortice oscuro del rapporto. Può essere utile, inoltre, fare una lista concreta dei benefici e delle frustrazioni quotidiane che l’altro ci procura, così da rimanere meglio in contatto con la specificità reale di questa relazione, ma soprattutto per non perdere mai troppo la centratura con i propri bisogni e con le proprie emozioni.

2 STORIE DI DONNE CHE HANNO VISSUTO STORIE SIMILI

Federica, 35 anni, logopedista
Gianni veniva da una lunga storia e quando l’ho conosciuto stava provando a dimenticare la sua ex facendo “chiodo schiaccia chiodo”, ovvero passava da una donna all’altra senza metterci il cuore. Non voleva nessun impegno, neanche con me. È nato tutto in modo così leggero e giocoso, che ho pensato fosse un suo freno momentaneo, il tempo gli avrebbe fatto capire che con me può essere diverso. Me lo sono ripetuto per mesi, ingoiando bocconi amari quando spariva per giorni, quando davanti alle mie richieste di fare un passo avanti nel nostro rapporto mi rispondeva che non era il momento giusto: “in fondo non stiamo bene così?”. Sì stavamo bene, perché prendevamo il lato più ludico dell’altro, perché la tensione tra di noi continuava ad esserci e io tutte le volte che lo vedevo assaporavo il momento come unico, ma in cuor mio ero terrorizzata di non vederlo più. Dopo un anno ho alzato bandiera bianca, mi sono detta che mi stavo solo prendendo in giro: volevo stare dentro una storia vera e lui non avrebbe mai cambiato idea. È stato difficile, perché Gianni ha continuato a tentarmi con sms e chiamate, ma ero stufa dei suoi tentennamenti e decisa a realizzare i miei veri desideri, senza avere più paura di barattarli con dei compromessi.

Valeria, 39 anni, avvocato civilista
L’ho conosciuto online, mi aveva trovata tramite amicizie comuni. Non ho mai amato la virtualità, ma con Fabio era diverso. Lui di Milano, io a Roma, era l’unico modo per sentirci. E lo facevamo per tutta la giornata, tra mail, sms e video chat. Dopo un mese, sfrutto una trasferta di lavoro nella sua città come un’occasione per incontrarci. Eravamo entrambi emozionatissimi e dopo una cena finiamo a fare l’amore tutta la notte. Al mattino, mentre mi teneva tra le braccia, mi ha detto che non dovevo fare affidamento su di lui. Non solo per la distanza, ma perché in quel momento non voleva una storia. Doveva concentrarsi solo sul suo lavoro: aveva deciso di aprirsi una sua agenzia di grafica e doveva focalizzarsi solo su quello. Non me l’aspettavo, mi ha fatto male, eppure gli ho detto solo: “va bene”. Sono tornata a casa con un peso sullo stomaco, non c’era futuro, oltre che tante complicazioni, era meglio chiudere. Ma non ce l’ho fatta. Ho continuato a sentirlo e a vederlo, accontentandomi di attimi invece che di una relazione, perché senza di lui tutto perdeva colore. Ero innamorata e credevo che a lui servisse tempo, che viaggiassimo solo con due velocità diverse. Siamo andati avanti così per due anni, io mossa dalla speranza, lui dalla mia disponibilità ed accondiscendenza. Alla fine ero così stremata e delusa da me, che sono riuscita a mettere un punto. Volevo un uomo a tempo pieno, un figlio, una stabilità. Per l’ennesima volta mi ha detto che non se la sentiva. E lì ho capito che non me la sentivo più neanche io di continuare ad illudermi. Ho trovato la forza di sparire, perché non volevo più rimandare la mia felicità sentimentale e soprattutto demandarla a chi non voleva costruirla assieme a me.

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