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Obesità e sessualità: quando le forme del corpo rendono complicato l’amore (Testo del 25.03.2019)

Un fisico appesantito o imbruttito dai chili di troppo diventa il teatro dell’imbarazzo più che della seduzione

In un momento storico dove è vietato invecchiare e anche ingrassare, qualche taglia in più evoca disagio e il bisogno imperante di omologarsi a uno stereotipo di magrezza che ricorda più la malnutrizione che la seduzione.

Quando, invece, qualche chilo, magari stagionale o emozionale, si trasforma in stabile aumento di peso sino a sfociare in un quadro di conclamata obesità, la situazione psichica e sessuale si complica notevolmente.

Sessualità oversize

Per stare bene sotto le lenzuola, per prima cosa, bisogna stare bene con se stessi. Avere superato indenni le faticose tappe della crescita psico-sessuale, senza troppi traumi e abbandoni, e avere imparato a dialogare con corpo e psiche, all’unisono.

La tappa finale è rappresentata dal sentirsi a proprio agio nella propria pelle e tra le braccia del partner, con lo specchio di casa, e nei propri abiti. Simbolici e concreti.

Quando lo specchio rimanda un’immagine appesantita e un po’ sfocata, solitamente, l’uomo o la donna sono poco propensi a denudarsi – nudità di corpo e d’anima -, e a beneficiare della spontaneità di un incontro, scaldata dall’intimità e dall’empatia sessuale.

La goffaggine prende il posto del desiderio, e la paura di non piacere rinforza il bisogno di essere desiderati e approvati. Sequenze psicologiche che diventano un circolo vizioso nel quale la persona in sovrappeso viene intrappolata, rinforzando ancora di più il suo vuoto interiore e il suo bisogno di essere vista e riconosciuta tra le braccia dell’amato.

In questa gimcana di disagio e impaccio, l’obesità non aiuta la salute sessuale, ma ne certifica un disagio.

Cibo, compensazione ed emozioni

Molti pazienti utilizzano il cibo come se fosse una compensazione, un caldo abbraccio, un utero materno nel quale regredire, un amante innamorato e premuroso, un amico presente, insomma, un luogo sicuro nel quale rintanarsi in situazioni di ansia, solitudine e stress.

Il grasso, nell’uomo e nella donna obesi, assume un significato simbolico: protegge da eventuali aggressioni esterne creando una barriera tra se stesso e il mondo, una sorta di muraglia difensiva fatta di adipe.

Il circolo grasso-emozioni-non elaborazione delle emozioni diventa vizioso, e tende a riproporsi immodificato nel tempo.

Aumenta la fragilità psichica, di conseguenza aumenta il bisogno di cibo e aumenta il grasso, con un effetto a cascata sulle relazioni sociali, sull’amore e, ovviamente, sulla sessualità.

Per vivere le gioie dell’intimità e della sessualità, la barriera difensiva dovrebbe essere oltrepassata.

L’accumulo di peso rappresenta sul piano simbolico una sorta di ritenzione emotiva. Le emozioni vengono accumulate e non vengono né vissute né riconosciute come tali, quindi, non elaborate e non comunicate al partner.

Il paziente obeso, solitamente, ha qualche difficoltà nel linguaggio simbolico e con la modulazione delle emozioni; situazioni assolutamente indispensabili all’amore e alla formazione di una coppia.

La ritenzione emozionale inficia la risposta empatica ed emotiva per diventare una vera aggravante per la vita sessuale del paziente obeso.

Obesità e sessualità

La leggiadria, l’erotismo e la seduzione tra le lenzuola sembrano essere incompatibili con un quadro di obesità. Le lenzuola, da caldo abbraccio alla coppia, diventano un burka sotto il quale nascondere il più possibile i chili di troppo.

Il partner obeso va incontro a tutta una serie di problematiche psico-fisiche da aumento di peso, nonché a fluttuazioni umorali da incontro con la bilancia, con gli abiti da indossare o da togliere, e con lo specchio. Il suo peggior nemico.

Tra le problematiche più frequenti abbiamo: difficoltà nei movimenti, dolore alle articolazioni e alla schiena, umore deflesso – che viene compensato mangiando ancor di più -, insicurezza sociale e bisogno di approvazione.

Sedurre da obesi non è proprio facilissimo.

La donna entra in competizione con le immagini sdoganate dai media: donne belle perché ossute, al confine con la malnutrizione e l’anoressia.

L’uomo, oltre ad avere un conflitto con l’immagine corporea, ha anche delle difficoltà concrete nel vivere bene un rapporto sessuale, come la sindrome del pene sepolto.

Il grasso addominale che scende dall’ombelico sino ai genitali, ne ingloba una parte, rendendone invisibile e scarsamente fruibile il resto, con grande disagio e imbarazzo da parte dell’uomo.

Soluzioni

Le soluzioni esistono e si chiamano team di professionisti: endocrinologo, psicologo e dietologo. Un grande abbraccio per il paziente obeso.

Arrendersi ai chili che aumentano a dismisura sembra essere la soluzione più facile e indolore, ma in realtà, è la strada più rapida per non amare: se stessi e il partner.

Un uomo e una donna obesi hanno sempre un cuore segnato dalla vita, averne cura e decodificare il loro disagio affinché diventi risorsa, è la strategia migliore per far diventare la corazza di grasso una nuova pelle da accarezzare.

FONTE


Effetti e rischi della pornografia sulla formazione della persona (Testo del 06.05.2019)

Piccola guida alla scoperta del valore personale e relazionale della sessualità per scongiurare il prodursi di danni sulla crescita di bambini e ragazzi
contenuto pornografico vietato ai minori. Dott.ssa Margherita Marzario

Sia la legislazione nazionale sia le fonti internazionali cercano di tutelare i bambini e i ragazzi dalla pornografia, come possibili soggetti attivi o passivi.

La storica Lucetta Scaraffia denuncia: “[…] siamo comunque circondati da manifesti che ci invitano a comprare oggetti di ogni genere, propagandando ogni tipo di prodotto allo stesso modo, cioè con giovani donne molto sexy e poco vestite che promettono implicitamente un orgasmo a chi acquisterà il prodotto in questione. Perché oggi ogni forma di soddisfazione di un desiderio acquista subito una forma sessuale, per essere convincente la pubblicità lo deve apparentare a quella soddisfazione lì. Suggerendo sottilmente l’idea che il piacere provato nell’acquisto supera di molto quello di tipo erotico e ha il vantaggio, a differenza di quest’ultimo, di essere accessibile a persone che per età o motivi vari si vedono preclusa la soddisfazione erotica”. Il sesso fa parte della persona, completa la persona, fa emozionare ed esprimere la persona, invece la pornografia è mercificazione, reificazione, volgarizzazione, brutalizzazione del sesso e conseguentemente della persona. La pornografia e anche una certa pubblicità a continuo e inopportuno sfondo sessuale contribuiscono all’ipersessualizzazione di ragazzi e ragazze con danni sulla salute, non solo sessuale, come tempesta ormonale, precoci rapporti sessuali, aborti in età precoce, uso precoce della “pillola del giorno dopo” sino a dipendenze da non sostanze o disturbi parafilici come descritti nel DSM-V (Diagnostic and Statistic Manual of Mental Disorders). Bisogna parlare e “comunicare” in famiglia sul sesso e sulla pornografia per prevenire dipendenza da sesso o sessuomania e non ritenere scontato che i figli vengano già a conoscenza e nella maniera adeguata di questa sfera a scuola o nel gruppo dei pari. “La salute è creata e vissuta dalle persone all’interno degli ambienti organizzativi della vita quotidiana: dove si studia, si lavora, si gioca e si ama” (dalla Carta di Ottawa per la Promozione della Salute, 1986). Nel report finale di un’indagine ad opera del MOIGE, Movimento Italiano Genitori si rileva: “Dimensione dell'”influenza che il sistema familiare, amicale e scolastico hanno sul comportamento”: emerge che, in generale, la pornografia non è un argomento molto trattato a casa e a scuola. Quindi, nonostante la pornografia non sia più considerata un tabù, come affermato in precedenza, i dati dimostrano che vi è ancora un certo pudore nel parlarne. In tal modo, vengono sottovalutati i rischi psicologici connessi a un’ipersessualizzazione dei minori. Infine, il gruppo non sembra avere un ruolo importante nella decisione di guardare materiale pornografico, ma solo nel fornire informazioni su come accedervi, ciò concorda con la tendenza dei giovani a fruire di foto e video pornografici da soli e non in situazioni sociali”[1].

La sessualità non è né pornografia né virtualità, né sessuomania né sessuofobia, ma personalità, linguaggio e comunicazione, dire e dare di sé. Gli adulti devono educare a questo – e forse più che in altri campi – con l’esempio della loro vita. La sessualità è componente di quello sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale che deve essere garantito ad ogni fanciullo (art. 27 Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia), che deve essere garantito ancor di più a fronte di stimoli e insidie che possono provenire dal web.

Come mette in guardia l’economista gesuita GianPaolo Salvini: “Particolare importanza riveste tutto il mondo del web, perché è ovvio che gli e le adolescenti utilizzano la rete anche per conoscersi e per sperimentare la propria sessualità, pensando di poter gestire anche l’interazione sessuale con persone sconosciute, con conseguenze a volte molto dolorose, anche perché non sempre l’adulto rivela la propria identità o le proprie intenzioni. L’avvento degli smartphone ha messo a disposizione di tutti/e questo mondo di possibilità, ma non tutti/e dispongono delle competenze digitali necessarie per utilizzare gli strumenti e le possibilità a disposizione, massimizzando i benefici e minimizzando i rischi”.

Massimizzare i benefici e minimizzare i rischi a tutela della salute propria e altrui, ciò che si legge anche in “Creare ambienti favorevoli” della Carta di Ottawa per la Promozione della Salute: “Le nostre società sono complesse e interdipendenti, e non è possibile separare la salute dagli altri obiettivi. Gli inestricabili legami che esistono tra le persone e il loro ambiente costituiscono la base per un approccio socio-ecologico alla salute. Il principio guida […] è la necessità di incoraggiare il sostegno e la tutela reciproci: prendersi cura gli uni degli altri, delle nostre comunità e del nostro ambiente naturale”. L’adolescenza, date le sue peculiarità, richiede ancor di più “un approccio socio-ecologico alla salute”. Gli esperti riferiscono: “Donald Hilton Jr, della University of Texas Health Science Center, ha parlato dell’influsso della pornografia sul funzionamento del cervello: quanto prima il bambino è esposto a immagini pornografiche, tanto prima sarà influenzato da un determinato immaginario, sopraffatto da emozioni che non è in grado di elaborare e digerire. Da questo punto di vista, è interessante notare come l’adolescenza inizi con sempre maggiore anticipo. […] per contro, lo sviluppo del cervello e del senso di responsabilità continua a seguire le consuete tempistiche, quando addirittura non risulta posticipato: si registra cioè una maturità del corpo molto precoce, alla quale non corrisponde la maturità relazionale e cognitiva, la consapevolezza della propria identità e della propria vita sessuale. Questo contrasto è preoccupante, perché i minori agiscono sessualmente, ma non si rendono conto di ciò che stanno facendo. Il nostro compito deve essere quello di favorire una maggiore integrazione tra lo sviluppo fisico e l’etica”[2].

Lo psicoterapeuta Alberto Pellai spiega: “La pornografia fornisce un’eccitazione immediata, ma svuota la sessualità di ogni significato emozionale e relazionale. La trasforma in un’attività orientata unicamente alla ricerca di un piacere immediato dove l’altro non è un soggetto da amare, bensì un oggetto da usare. Noi padri abbiamo il dovere di condurre una vita “porn-free”, così da testimoniare ai nostri figli che, pur di fronte a un’offerta sempre più smisurata e accessibile di materiale vietato ai minori, siamo in grado di gestire la nostra sessualità orientandola a valori e significati che non rispondono a principi puramente pulsionali e istintuali”. I padri hanno un ruolo fondamentale, anche nell’educazione sessuale e nella prevenzione dell’uso di pornografia e dell’eventuale dipendenza da quella online (sempre più diffusa), perché l’educazione è esempio, è essere ed esserci. La paternità è etimologicamente, ontologicamente e antropologicamente in contrasto con la pornografia in senso lato. La paternità così intesa consente e favorisce il rispetto dei diritti della bambina, come formulati nella Nuova Carta dei diritti della bambina, approvata il 30 settembre 2016 (in particolare negli articoli 2 e 9), e specularmente quelli del bambino. L’art. 2 della nuova Carta dei diritti della bambina recita: “Ogni bambina ha il diritto di essere tutelata da ogni forma di violenza fisica o psicologica, sfruttamento, abusi sessuali e dalla imposizione di pratiche culturali che ne compromettano l’equilibrio psico-fisico”; e l’art. 9: “Ogni bambina ha il diritto di non essere bersaglio, né tanto meno strumento, di pubblicità per l’apologia di tabacco, alcol, sostanze nocive in genere e di ogni altra campagna di immagine lesiva della sua dignità”. La pornografia è anche una violazione delle donne bambine, nella loro immagine e integrità presente e futura. “Mary Anne Layden, della University of Pennsylvania, ha fatto notare che la pornografia veicola immagini di una relazione tra i sessi che mostra un maschio dominante e una femmina sottomessa, che invia un messaggio secondo il quale alla donna piacerebbe essere umiliata, soffrire; la diffusione della pornografia ha innescato il diffondersi di pratiche sessuali che infliggono dolore alla donna”[3].

Il sociologo Francesco Belletti dichiara: “Alle nuove generazioni serve un accompagnamento educativo, relazionale, ma la vera sfida è offrire una diversa visione della persona e della sessualità, soprattutto agli adolescenti. Non ci si può limitare ad offrire pur importanti indicazioni tecniche-illustrative, quasi manualistiche (come funzionano gli organi sessuali, come non contrarre malattie sessuali, come non avere gravidanze indesiderate…), ma serve la riscoperta della bellezza e della potenza della sessualità come sfera espressiva suprema della persona, come ponte relazionale con l’altro, come codice comunicativo di dono e di legame reciproco. Serve educare i sentimenti, gli affetti, i progetti, insieme alle relazioni erotiche e genitali. Perché «fare l’amore» è prima di tutto abbracciare completamente l’altro, donando se stesso. E questo bisogna comunicare, contro una cultura consumistica che rischia di incenerire la bellezza della sessualità in un consumo egoistico, fine a se stesso, che lascia, in ultima analisi, solo l’«amaro in bocca»”[4]. Con i giovani bisogna usare un linguaggio chiaro, diretto, essenziale e che li desti, che li colpisca non per farli affondare ma per farli approfondire, che susciti la curiosità ma non (solo) i pruriti: così per il sesso. Quella chiarezza di linguaggio che emerge dalla Carta europea dei diritti del fanciullo (Risoluzione A3-0172/92) nel punto 8.32: “il fanciullo dovrà esser protetto dalle malattie sessuali e ricevere a tal fine le necessarie informazioni; inoltre deve avere accesso all’educazione in materia sessuale e all’assistenza medica necessaria anche per quanto riguarda le misure intese al controllo delle nascite, nel rispetto delle convinzioni filosofiche e religiose”. “Educazione in materia sessuale”, perché la componente sessuale è materia (da “mater”) di vita e riguarda la sfera più intima e nobile dell’essere umano tanto che nell’atto normativo si parla di convinzioni filosofiche e religiose (si pensi anche al significato etimologico di “vagina” che deriverebbe da “vaso” o “vuoto”). La pornografia è il contrario delle “necessarie informazioni”, è un “buco nero” che annulla e ingurgita tutto. Emblematiche le parole del filosofo e psicoanalista Umberto Galimberti: “I giovani anticipano i rapporti sessuali ed estinguono il desiderio che, poi, bisogna sostituire con un altro tabù, che è la droga. […] La pornografia è depressiva perché non si ha quello che si vede, la sovrabbondanza delle immagini fa venire la nausea e spegne il desiderio”[5].

La sessualità non è solo corpo, ma corporeità, è una dimensione ultrasensoriale, aspaziale, atemporale in cui ci si innesta, ci si sublima, ci si incontra negli abissi delle emozioni più recondite e ignote, è toccare l’infimo (nel senso letterale e non negativo), l’intus e l’inter dei corpi, oltre i corpi, come nel gruppo marmoreo “Amore e Psiche” di Antonio Canova, è un canale per “esplorare l’universo sconfinato delle passioni umane” (cit.). La pornografia, perciò, non è solo violazione della normativa nazionale (per esempio artt. 600 ter e ss. cod. pen.) e di quella internazionale (tra cui il Protocollo opzionale concernente la vendita, la prostituzione e la pornografia rappresentante bambini del 2000 e ratificato in Italia nel 2002) ma violazione del bello e nei confronti dei bambini è violazione di quanto previsto nel Preambolo della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia: “[…] il fanciullo per il pieno ed armonioso sviluppo della sua personalità deve crescere in un ambiente familiare, in un’atmosfera di felicità, amore e comprensione”. E la pornografia è il contrario di pienezza ed armonia. “Armonia”, significa disposizione, proporzione, derivante dal greco “armozein”, connettere, collegare, a sua volta da una radice ar- che indica unione, disposizione, comune anche ad “arte” e “aritmetica”. “Non è solo una concordia emozionale ed intima; non solo un’unità di intenti, un’alleanza; non solo una proporzione raffinata, una disposizione accurata. L’armonia è l’incastro perfetto di travi che assembla uno scafo completo, uno scafo che ha un fine, capace di muoversi in mare” (cit.). La vita è armonia e l’armonia è principio di vita. È essenziale educare al bello, educare a cercare la propria parte migliore e potenziarla, esaltarla ed esternarla muovendosi nel mare della vita.

[1] Dal “RAPPORTO 2019 MOIGE. VENDUTI AI MINORI. Indagine sull’accesso dei minori ad alcol, tabacco, cannabis, azzardo, pornografia e videogiochi 18+”, gennaio 2019, p. 192
[2] Dagli atti del Congresso internazionale, presso la Pontificia Università Gregoriana a Roma dal 3 al 6 ottobre 2017 in “La dignità dei minori nel mondo digitale” su “La Civiltà Cattolica” del 18 novembre/2 dicembre 2017, n. 4018, p. 336
[3] Dagli atti del Congresso internazionale, presso la Pontificia Università Gregoriana a Roma dal 3 al 6 ottobre 2017 in “La dignità dei minori nel mondo digitale” su “La Civiltà Cattolica” del 18 novembre/2 dicembre 2017, n. 4018, p. 335
[4] F. Belletti in “Educazione sessuale? Oggi la impartisce Internet” del 21-02-2019
[5] U. Galimberti nella Lectio magistralis sull’amore, a Matera il 9 marzo 2019

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Menopausa, per 6 donne su 10 la vita peggiora. Ma è solo un’altra fase (Testo 19.1.2016)

Ogni anno il 18 ottobre l’International menopause society organizza la Giornata mondiale dedicata a questa delicata fase di passaggio della vita. Al via campagna Sigo, informazioni e prevenzione

di IRMA D’ARIA

LE DONNE vivono sempre più a lungo arrivando in media quasi a 85 anni di vita. Questo significa che dal momento dell’arrivo della menopausa (tra i 45 e i 55 anni) hanno quasi 30 anni di vita attiva di fronte a sé, di cui almeno una quindicina anche dal punto di vista sessuale. Dunque, la menopausa è tutt’altro che un punto d’arrivo e anzi apre per le donne un nuovo capitolo della vita che può essere anche molto appagante. Eppure ancora oggi la menopausa è un argomento di cui si parla molto poco e di cui le donne stesse hanno a volte una percezione distorta. Per questo la Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo) in occasione del 91° congresso della Società Scientifica in corso a Roma ha lanciato la campagna “Menopausa meno… male!”, presentando anche i dati del sondaggio “Come vivi la menopausa” condotto su 2.037 italiane d’età compresa tra i 40 e i 60 anni.

Il sondaggio. I dati raccolti dimostrano che la menopausa è ancora considerata una fase negativa della vita per troppe italiane. Il 61% afferma di sentirsi peggio di prima della fine del ciclo mestruale. Il 76% lamenta un aumento di peso, il 68% presenta disturbi urinari, irritazione e secchezza vaginale. E il 31% soffre di sbalzi d’umore. “La menopausa non deve essere più considerata un periodo grigio e di decadenza” afferma Paolo Scollo, Presidente Nazionale della Sigo. “I disturbi legati ai cambiamenti psico-fisici sono spesso sottovalutati e ritenuti, in modo errato, inevitabili. Nella maggior parte dei casi invece basta correggere gli stili di vita per migliorare i sintomi e, quando serve, ricorrere alle terapie più innovative”.

Le donne ne sanno poco. Otto donne su dieci vorrebbero ricevere maggiori informazioni su prevenzione, pericoli per la salute e possibili terapie. E, infatti, oltre il 50% delle donne non sa che in questa fase della vita aumenta il rischio oncologico e cardiovascolare. “Vogliamo promuovere a livello nazionale una nuova cultura della prevenzione e combattere vecchi stereotipi” sottolinea Enrico Vizza, segretario nazionale Sigo e presidente del Congresso di Roma. “Per esempio, i chili di troppo sono una delle conseguenze più temute della menopausa ma solo il 24% delle donne afferma di praticare regolarmente sport. Mentre il 32% sostiene di seguire una dieta regolare ed equilibrata”. Anche gli esami tipici di questa fase della vita non sempre vengono scrupolosamente eseguiti. Un’italiana su tre non controlla annualmente la pressione arteriosa e il livello di colesterolo nel sangue. Il 29% non svolge ogni 24 mesi la mammografia per la diagnosi precoce del tumore del seno.

I vantaggi della menopausa. Secondo la medicina cinese, la menopausa coincide con la seconda primavera delle donne. E, in effetti, a ben pensare ci sono dei vantaggi che le donne stesse riconoscono di avere. Per il 16% del campione intervistato, per esempio, inizia un nuovo e stimolante periodo della vita. Il 45% è ben contenta di non dover più soffrire per i dolori mestruali e il 39% dichiara di vivere in modo più rilassato la propria sessualità.

Continuare ad andare dal ginecologo. La menopausa viene spesso vissuta in solitudine. Appena il 31% delle italiane, infatti, riesce a comunicare i suoi problemi, dubbi e ansie con il proprio marito o partner. Una su due preferisce confidarsi con amiche e parenti. Spesso poi si smette di fare i controlli ginecologici. “Con la fine del ciclo mestruale non deve interrompersi la “collaborazione” tra il ginecologo e la donna” spiega Vizza. “Solo il 51% delle italiane però si sottopone regolarmente, almeno una volta l’anno, alla visita con lo specialista. Il nostro ruolo invece è ancora fondamentale per assicurare che il corpo femminile venga mantenuto in salute il più possibile. Possiamo interpretare i segnali, medicare tempestivamente gli eventuali piccoli disturbi ed intercettare le patologie più serie”.

La campagna. Menopausa Meno…Male vede la collaborazione di diverse società scientifiche come l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), la Società Italiana di Endocrinologia (Sie) e la Fondazione Insieme contro il Cancro. “Nelle prossime settimane distribuiremo in tutti gli ambulatori di ginecologia materiale informativo. Proseguiremo poi con altre iniziative nazionali per fornire a tutte le donne gli strumenti formativi e i rimedi più adatti a preservare il benessere psico-fisico anche dopo i 50 anni” spiega Giovanni Scambia, direttore del Dipartimento tutela della salute della donna della Cattolica di Roma. Ma la campagna si rivolge anche a tutti i camici bianchi che si interfacciano direttamente con le over 50. “Siamo gli specialisti del benessere femminile e seguiamo le nostre assistite fin dall’inizio dell’età fertile. Possiamo quindi dare il nostro contributo affinché i vari professionisti della salute migliorino il loro approccio verso chi sta affrontando una fase complessa della vita” afferma Scollo. Con questa campagna, inoltre, i medici vorrebbero contrastare la diffidenza sulle terapie a cui le donne possono sottoporsi. “Il 42% delle intervistate non le utilizza perché ha paura di possibili effetti collaterali” conclude Scambia. Il 35% però non ha ricevuto nessuna informazione a riguardo. Abbiamo un problema culturale da affrontare, il progetto ci aiuterà a farlo”.

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È UFFICIALE: GLI UOMINI INTELLIGENTI PREFERISCONO IL SENO PICCOLO E UN BEL SEDERE (Testo del 27.11.2016)

Uno studio spiega come mai gli uomini intelligenti preferiscono le donne con un seno piccolo e un bel sedere

Il seno perfetto è quello che sta in una coppa da champagne, si sa. Per essere precisi è la coppa da champagne che calca il seno perfetto, non per niente il modello originale è stato fatto con un calco su quello di Madame Pompadour. Ma se finora si è sempre detto che è tutta questione di gusti, ora c’è uno studio scientifico che ci dice la verità: pare che gli uomini intelligenti siano più attratti da un seno piccolo e un bel sedere.

Questo recente studio potrebbe non solo rendere felici le donne con poco seno, ma anche capovolgere quello che negli ultimi anni è stato lo stereotipo di bellezza. Stereotipo che in Italia in particolare era sostenuto dall’ideale di donna italiana formosa e da esempi come Sofia Loren, Gina Lollobrigida e Monica Bellucci. E poi perché siamo patriottici e ce l’abbiamo coi francesi, si sa, quindi già usare come esempio la coppa da champagne ci fa storcere il naso.

Ma si sa come funzionano queste cose di solito: uno studio è considerato valido solo quando supporta una nostra teoria. In questo caso però bisogna ammettere che alcuni dati siano inconfutabili: non si può negare che il seno piccolo è più delicato, meno invadente e a dirla tutta più comodo per la donna che lo deve gestire. Come è pure vero che è più difficile che crolli con l’avanzare del tempo, per pure ragioni di fisica. Inoltre, è senza dubbio vero e sincero: nessuno si chiederebbe mai se una donna con una prima o una seconda si è sottoposta a chirurgia estetica. Un seno modesto non attira l’attenzione, è sempre elegante e mai volgare, ed è più facile da vestire; non necessita reggiseno rigidi col ferretto e, a dirla tutta, volendo al reggiseno si può proprio rinunciare. Ce l’hanno insegnato donne meravigliose come Naomi Campbell e Kate Moss: il seno piccolo, anche quando è nudo, non richiama atmosfere a luci rosse.

Pensate ora alla campagna web Free the Nipple, che sostiene un principio del tutto legittimo: se non c’è nulla di male a mostrare i capezzoli maschili, perché quelli femminili sarebbero volgari? La campagna è portata avanti da donne che pubblicano proprie foto a seno nudo; pensate un attimo a cosa accadrebbe se avessero un decolté abbondante. La campagna finirebbe per essere additata come volgare, soprattutto nei paesi latini, dato che il seno viene considerato come una parte intima, che va quindi tenuta coperta. Alla nascita questa idea hanno contribuito le immagini delle pornostar, che non a caso spesso sono frutto di chirurgia. Non a caso la testimonial principale di Free the Nipple è Miley Cyrus, con la sua seconda scarsa messa in mostra in ogni occasione.

Alcuni potrebbero sostenere che il seno grosso è più sano, perché è un organo che ci è stato dato dalla natura per allattare, compito che il seno piccolo non è in grado di assolvere. In realtà così dicendo cadrebbe in errore: infatti è stato dimostrato da anni che non c’è alcun legame tra la taglia e la capacità di una donna di produrre latte.

E poi si sa che un uomo intelligente non guarda il mero aspetto e in una donna cerca la sincerità. Per questo preferisce una donna con un sedere grosso e il seno piccolo: non dovrà chiedersi se sia naturale e quando la vedrà nuda sarà bellissima e non riserverà sorprese, come perdere una taglia togliendo il push-up. Sono questo tipo di curve, delicate ed eleganti, che non rischiano di cedere alla gravità degli anni, ad essere state più volte esaltate anche nella storia dell’arte. Botticelli, Klimt, Rossetti e tanti altri l’avevano capito anche senza studi scientifici a monte.

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Tutti i miti sulla masturbazione (Testo del 08.12.2016)

Dalla cecità all’assuefazione, ecco le principali bufale scientifiche che riguardano la masturbazione, tratti dal libro Hot – La scienza sotto le lenzuola

Perché facciamo sesso? Come scegliamo il nostro partner? Che cosa succede al cervello durante l’orgasmo? Queste sono le domande cui risponde Hot – La scienza sotto le lenzuola di Alice Pace, collaboratrice di Wired che ha appena pubblicato per Codice Edizioni tutto ciò che avreste voluto sapere sul sesso, ma non avete mai osato chiedere. Da una prospettiva rigorosamente scientifica, ovviamente. Ecco un estratto dal libro, dedicato ai miti sulla masturbazione.

Sembrava che fosse già stata sdoganata da tempo. La prima testimonianza della masturbazione dell’essere umano, infatti, è nientemeno che un reperto archeologico risalente a 28mila anni or sono: un oggetto in pietra dalla forma perfettamente fallica e dalla superficie levigata, ritrovato nella caverna di Hohle Fels, in Germania. Molto probabilmente un rudimentale pene giocattolo per la stimolazione femminile.

E invece, a cominciare dal periodo tra Settecento e Ottocento, masturbazione e auto-stimolazione non sono state viste di buon occhio fino quasi ai giorni nostri.

All’epoca finirono per essere associate, in termini assolutamente negativi, al cosiddetto onanismo, dal nome del personaggio biblico Onan, condannato da Dio poiché colpevole di aver praticato il coitus interruptus (il metodo contraccettivo che prevede di fermare il rapporto, o meglio, la penetrazione, al momento dell’eiaculazione) con la sua partner sessuale, disperdendo il proprio seme a terra pur di sfuggire al rischio di generare un figlio.

Ricercare il piacere carnale senza volersi per forza riprodurre, insomma, a un certo punto della storia è diventato improvvisamente sbagliato, sporco e, infine, pure fonte di malattia.

Come in ogni bufala scientifica che si rispetti, qualcuno era ovviamente più intento di altri a far propaganda. Esempio eclatante fu un opuscolo del 1712, intitolato Onania, diffuso a Londra ma poi anche in giro per l’Europa, dove fioccavano consigli su come ripulirsi dai danni di questa pratica abominevole, per chi proprio se ne fosse già macchiato. Guarda caso, tra le raccomandazioni figurava l’impiego di polverine e tinture smerciate proprio dalla drogheria di uno degli autori dell’opuscolo.

Molti esperti del tempo non esitarono a far proprie queste dicerie e a partire da quel momento l’elenco degli spauracchi finalizzati a dissuadere uomini e donne da questo temibile passatempo si è fatto sterminato. La minaccia dell’impotenza, possibili deformazioni scheletriche, la contrazione della gonorrea, lo scatenarsi di crisi epilettiche, il deperimento fisico, la follia. Persino l’eruzione di pustole sulla cute di tutto il corpo e lo sversamento di liquidi di varia natura da ogni orifizio: non sorprende, con tali premesse, che ancora oggi la masturbazione continui per molti a rappresentare una preoccupazione o un tabù. Ma c’è qualcosa di fondato? Tranquilli: ciò che tutte queste cose hanno in comune è il fatto di non essere supportate da prove scientifiche che dimostrino anche solo un minimo legame causa-effetto. Eccone alcuni che si sono trascinati fino (quasi) ai giorni nostri.

Se ti tocchi, diventerai cieco!
Se contassimo quante persone si masturbano e quante persone non vedenti ci sono sul pianeta, ci renderemmo subitoconto che si tratta di un’idea a dir poco assurda. Eppure, tra le tante leggende, questa è stata una delle più tramandate.

Masturbarsi fa crescere i peli sul palmo delle mani!
Come se il contatto della cute con lo sperma potesse avere lo stesso effetto degli ormoni maschili sulla crescita della barba o dei peli sul petto. Lo vedremo anche più avanti: sulle proprietà di questo fluido, i falsi miti si sprecano.

Il tuo pene si curverà!
Dovrebbe trattarsi di una manipolazione davvero brutale, o di un evento traumatico, che potrebbe portare alla rottura dell’organo: un incidente raro, ma che comunque può avvenire anche durante la penetrazione sessuale. E anche in questo sfortunato caso, intervenendo in tempo, si tratta di una condizione che è possibile risolvere quasi sempre senza strascichi né deformità. La verità è che moltissimi uomini presentano un pene non perfettamente dritto, ma ciò è del tutto indipendente dall’uso che ne fanno.

Il tuo clitoride non sarà più sensibile come un tempo!
Anche l’idea che stimolare di frequente questo punto strategico possa in qualche modo disattivarlo progressivamente, rendendo più difficile raggiungere l’orgasmo, è una bufala. E anzi, è vero esattamente il contrario: più abbiamo dimestichezza con la reattività dei nostri genitali, più è probabile che anche i rapporti di coppia siano appaganti.

Sarai debole e malaticcio!
Usata come spauracchio soprattutto nel caso degli uomini, questa diceria sosteneva che espellere con una certa frequenza lo sperma, considerato alla stregua di una vera e propria linfa vitale, impoverisse il corpo di sostanze preziose ed energie. Ma tenendo sotto osservazione gruppi di persone che si masturbavano anche più di quattro volte al giorno e paragonando il loro stato di salute con chi, invece, lo faceva molto di rado, gli scienziati non hanno riscontrato (e per fortuna!) alcuna differenza.

E invece fa bene
Grazie alla ricerca clinica oggi possiamo affermare che, salvo rari casi di dipendenza (che potrebbe in effetti incidere negativamente sulla qualità di vita), la masturbazione è una pratica non solo positiva, ma proprio necessaria, per l’individuo. Dal punto di vista fisico, mentale, e anche emotivo. Tra i benefici, più o meno tutti quelli per il sesso in generale: fornisce una valvola di sfogo contro lo stress, offre la possibilità di tenere allenati i muscoli pelvici, è un analgesico naturale. In più, offre una prospettiva privilegiata per una conoscenza approfondita del corpo e delle zone erogene, sia le proprie sia quelle del partner, e consente, per chi invece al momento è solo, di alleviare con una certa disinvoltura la tensione sessuale accumulata.

Per gli uomini, è anche probabile che si tratti di una strategia evolutiva per assicurarsi di dispensare, al momento dell’accoppiamento, il miglior seme possibile. Quando non vi è l’esigenza di produrre nuovi spermatozoi, infatti, essi possono risultare degenerati e imperfetti nelle loro parti. Una coda troppo debole per poter sostenere una buona nuotata, o una testa deforme che non riesce più a penetrare la cellula uovo, per esempio. Dopo circa una settimana dalla maturazione, la loro stessa vitalità si riduce drasticamente. Eiaculare regolarmente, oltre a essere piacevole, potrebbe insomma essere un modo per provare ad avere sempre con sé una buona scorta di sperma fresco. Vi sono poi studi a sostegno dell’ipotesi che far circolare lo sperma attraverso i dotti deputati all’eiaculazione abbia l’effetto di rafforzare il sistema immunitario, così come che tenere attiva la lubrificazione genitale nelle femmine possa in qualche modo ripulire i tessuti della vagina e del collo dell’utero da microrganismi nocivi.

Vi hanno detto che, se siete impegnati in una relazione, non dovreste più sentire il bisogno di masturbarvi? Sbagliato. E anzi, è più probabile che una maggior confidenza con le vostre parti intime possa aprirvi a nuove possibilità di piacere anche nella coppia, incrementando di fatto il livello di soddisfazione di entrambi.

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