Ieri sera guardavo con Arihanna le foto fatte nel pomeriggio al campo di tiro con l’arco. E lei continua a non gradire il mio tirare alle sagome 3d in resina riproducenti animali. Dice che tirerà sempre alla targa (ovvero ai paglioni con visuale di carta).
Lei non ha la mia testa (e meno male, aggiungo io! ^^)

Ognuno di noi ha le sue caratteristiche peculiari, che poi si rivelano “pregio” o “difetto” in base alle situazioni che si presentano. C’è chi nasce con un corpo armonioso, con la capacità di prestazioni fisiche eccezionali, una voce fantastica o con l’orecchio assoluto o un naso capace di distinguere i profumi più diversi… io, tra i miei mille difetti, sono nato con una vista molto acuta. I vari ottici che in questi anni mi hanno fatto il test mi hanno sempre dato tra i 12 e i 15 decimi, perchè lì finisce la scala della maggior parte dei macchinari da test. Un paio di settimane fa l’ultimo, un medico del lavoro di Milano con 30 anni di esperienza, mi ha detto che a 50 anni mi si prospetteranno due possibilità: un calo rapidissimo della vista o il mantenimento di questa fortuna sino alla fine. Vedremo. Al momento l’argomento sul quale volevo focalizzare la vostra attenzione è correlato alla vista ma non è propriamente questo. Volevo infatti parlare del “tiro” in ogni sua forma: arma da fuoco, archi, balestre, ma anche fiocine, freccette o anche solo il lancio di sassolini alle lattine.

A 45 anni inizi, oltre al guardare avanti, anche a fare due riflessioni sul passato. Hai maturato un tot di esperienze che ti permettono analisi più oggettive di quelle abbozzabili durante l’adolescenza e la prima maturità. Io mi guardo indietro e vedo che sono cresciuto sino 25 anni nei boschi e sui monti, in un mondo di cacciatori, pescatori, scialpinisti e fungaioli. L’avere occhio, il fare attenzione al particolare, unito a una certa manualità e prontezza di riflessi, fa la differenza nel portare a casa pelle e magari qualcos’altro o rimetterci le piume.
Da piccolo tiravo per ritagliarmi un angolo di rispetto e così poter accedere, stimato, al mondo degli adulti. Oggi ricordo, solo perchè ieri ho rivissuto l’esperienza e l’ho razionalizzata, che tiravo con il flober o al piattello con entrambi gli occhi aperti. Poi iniziò il periodo militare dove l’ufficiale istruttore ci spiegò come mirare. Alla prima prova pratica al poligono di Mezzocorona TN con l’allora Maggiore Rossi, mi diedero una pistola in mano, davanti a un bersaglio a una ventina di metri, e mi dissero “vediamo”. Impugnai con la destra l’arma, chiusi senza pensare l’occhio destro per mirare e piantai un intero caricatore in pochi secondi in una rosa di 2 cm una spanna a sinistra del giallo. Il Maggiore guardò il risultato e mi chiese se ero mancino, risposi che mia zia mi aveva detto che da piccolo i miei “mi avevano raddrizzato” com’era uso. Lui disse allo scritturale “destroide” e a me “ricarica e impugna con la sinistra”. Il secondo caricatore finì tutto nel giallo. Da quel momento sparai con decine di armi, vinsi alcuni tornei militari e al concedo, oltre all’attestato di “addetto ai comandi con profitto” ricevetti quello di “tiratore scelto”.

Una ventina di anni dopo ho ripreso a tirare… ma con l’arco. Un’esperienza simile alle precedenti, ma (per me) migliore poichè senza rumore e senza rinculo. Presa confidenza con gli strumenti e deciso di non partecipare a gare (tra i pregi dell’invecchiare bene vi è il privilegio del poter ignorare la competitività 😄 ) ora, rilassato, sto tornando a tirare come un tempo. Ovvero a occhi aperti senza mirare. Perchè se “miro” come vuole la scuola “istituzionale” a visuali sul paglione non vado male, ma nemmeno così bene… e poi dopo un po’ mi annoio e non mi diverto più.
Il divertimento è il carburante di una passione.
Se invece tiro a una sagoma di animale mi scatta qualcosa dentro, probabilmente a livello di inconscio primitivo, dove io guardo solo il bersaglio e poi ad arrivarci ci pensa la freccia. E se la sagoma fosse in movimento sono certo che avrei dei risultati ancora migliori: l’ho testato nei videogiochi nei quali seguo “immergendomi nella situazione” il bersaglio in movimento e scocco avanti il bersaglio quel tanto che basta che incrociarlo al momento giusto. Tirare non è (per me) tanti calcoli mentali, ma è semplicemente “One shot, one kill”, non c’è una seconda possibilità. Ho cercato un po’ online e, chi ne sa più di me, lo definisce “tiro istintivo”.

Rimane la questione delle sagome in resina rappresentanti animali… ebbene io credo che siano un gran risultato del mio percorso evolutivo. Così come ho volontariamente abbandonato la carriera militare poichè, per una sorta di obiezione di coscienza, non riuscivo più ad accettare di dover obbedire sempre, quasi senza pensare, agli ordini dei “superiori” e al dover colpire “nemici”, che alla fin fine sono persone come me, solo dall’altra parte di una linea rossa per tutelare i propri interessi… così ho maturato la convinzione che in questo momento storico e alle nostre latitudini, non vi è più alcuna necessità di cibarsi di animali e ancor meno di ucciderli con la caccia o la pesca sportiva (fermo che rimango convinto dell’utilità dell’attività venatoria per il contenimento/gestione di una specie). Sostituire gli animali con sagome in resina, così da stimolare ugualmente i meccanismi incosci atavici del nostro essere, senza però arrecare danno alcuno, mi pare un’ottima soluzione di compromesso.