Uno studio su Nature svela sperimentalmente come i maschi, competendo tra loro per riprodursi, migliorino il pool genetico di una specie, rendendola più resistente all’estinzione

Quasi tutte le specie multicellulari del pianeta si riproducono sessualmente: è un dato di fatto banale, ma uno di quelli per cui la scienza fatica a trovare una spiegazione convincente. La presenza di due sessi distinti infatti ha un pesante costo evolutivo, perché molte risorse vengono impiegate per crescere e mantenere in vita i maschi, individui che non sono in grado a loro volta di dare alla luce una nuova generazione. Una delle possibili spiegazioni è che competendo tra di loro per accaparrarsi i favori di una femmina, i maschi migliorino il pool genetico della specie, rendendo le nuove generazioni più resistenti ai mutamenti dell’ambiente o agli effetti di mutazioni genetiche negative. Per confermare questa ipotesi, un team di ricercatori della University of East Anglia ha seguito per 10 anni in condizioni controllate l’evoluzione di oltre 50 generazioni di coleotteri, e i loro risultati, che dimostrano il ruolo fondamentale si quella che Darwin ha definito selezione sessuale, sono appena stati pubblicati su Nature.

La selezione sessuale è in opera quando i maschi competono per la riproduzione e sono le femmine a scegliere, e l’esistenza di due sessi distinti incoraggia questo processo”, spiega Matt Gage, ricercatori dellUniversity of East Anglia che ha coordinato la ricerca. “In definitiva determina chi si riuscirà a trasmettere i propri geni alla prossima generazione, ed è quindi un meccanismo evolutivo estremamente potente. Quello che volevamo capire è come la selezione darwiniana potesse permettere l’esistenza di un sistema di riproduzione così inefficiente, quando un sistema in cui tutti gli individui si riproducono senza sesso sarebbe un modo molto più efficace per produrre un gran numero di discendenti”.

Nel loro studio, i ricercatori hanno allevato per 10 anni diverse colonie di coleotteri della famiglia Tenebrionidae, sottoponendole a differenti livelli di selezione sessuale: in alcune, 90 maschi competevano tra loro ad ogni ciclo riproduttivo per accoppiarsi con 10 femmine, mentre in altre la sproporzione tra i due sessi era minore, se non assente. Dopo sette anni di questa evoluzione accelerata, i ricercatori hanno valutato l’effetto delle differenti condizioni sperimentali sulla resistenza delle colonie ad eventi stressanti.

Per valutare la salute genetica dei diversi gruppi, i ricercatori hanno utilizzato l’endogamia: hanno cioè fatto accoppiare tra loro esemplari imparentati, un fenomeno che tende a portare all’accumulo di mutazioni genetiche dannose nella prole, e ripetuto il processo per diverse generazioni.

Le colonie sottoposte in precedenza a forte selezione sessuale hanno dimostrato una grande resistenza, sopravvivendo anche per 20 generazioni prodotte per endogamia prima di accumulare un numero eccessivo di mutazioni avverse ed estinguersi. I gruppi sottoposti a selezione minore, o nulla, sono risultati invece molto meno resistenti, estinguendosi tutti nel giro di 10 generazione.

Tutt’altro che inutili dunque, i maschi, e la loro competizione per trovare una compagna, sono fondamentali per assicurare la salute genetica di una specie.

Questi risultati dimostrano come la selezione sessuale sia fondamentale per la salute e la sopravvivenza di una popolazione, perché aiuta ad eliminare le variazioni genetiche negative e a mantenere quelle positive all’interno del pool genetico”, conclude Gage. “Per sconfiggere efficacemente i propri rivali e trovare un partner nella lotta per la riproduzione, un individuo deve essere bravo in molti campi, e per questo la selezione sessuale fornisce un importante ed efficace filtro, che mantiene e migliora le salute genetica della specie. I nostri risultati sono un’importante indizio a supporto dell’idea che il sesso continui a rappresentare il sistema di riproduzione dominante perché permette alla selezione sessuale di fornire questi importanti benefici genetici”.

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