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Oms: “Carne lavorata cancerogena”. Intervista a Umberto Veronesi: “Ora è nero su bianco, la via vegetale è l’unica, non ci sono più dubbi” (Testo del 26.10.2015)

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Un assist “certificato” per la sua battaglia nella lotta ai tumori. Esulta Umberto Veronesi, presidente e fondatore della Fondazione Veronesi, vegetariano convinto e da anni in prima linea per promuovere una via alternativa alla carne, o per lo meno all’abuso, per prevenire la formazione del cancro. Oggi l’Oms, con i dati forniti dallo Iarc, ha definito le carni lavorate come wurstel, pancetta, prosciutti, salsicce, carne in scatola, secca o preparati a base di sughi di carne come “cancerogene” e le ha inserite nel gruppo 1 delle sostanze che causano il cancro a pericolosità più alta come il fumo e il benzene. Inserendo nella lista delle “probabilmente cancerogene” anche le carni rosse.

Dottor Veronesi, che cosa significano le indicazioni dell’Oms?
“Che per la prima volta la massima autorità internazionale in tema di cancro, lo IARC, ha messo nero su bianco che la carne può causare diversi tumori. Secondo le conclusioni redatte dai 22 esperti che compongono il board di valutazione, si afferma che “ci sono evidenze sufficienti a lasciar pensare che il consumo di carni processate causi il tumore del colon-retto”. Non solo, il legame è stato riscontrato anche per i tumori del pancreas e della prostata. Una relazione che, occorre sottolinearlo, è dipendente dalle quantità consumate”.

Per lei non è una novità. Da anni porta avanti la battaglia per una “via alternativa” alla carne. Ma allora, a quali risorse alimentari dovremmo fare riferimento?
“Sì, le conclusioni non sono di certo una novità e rappresentano un motivo in più per intraprendere la strada vegetariana. Da anni con la Fondazione che porta il mio nome promuoviamo il messaggio che smettere di mangiare carne è salutare per l’uomo. Ormai ci sono pochi dubbi che un regime alimentare povero di carne e ricco di vegetali sia più adatto a mantenerci in salute. Frutta e verdura rispondono perfettamente ai bisogni del nostro organismo e contribuiscono a proteggerlo. In questi prodotti della terra abbiamo scoperto risorse preziose, vitamine, antiossidanti e inibitori della cancerogenesi come i flavonoidi gli isoflavoni. Studiamo le funzioni protettive delle molecole contenute in alcuni alimenti, come il licopene nei pomodori maturi contro i tumori della prostata, il resveratrolo nell’uva per i tumori gastro-intestinali, gli isotiocianati e l’indolo delle crucifere che hanno mostrato un’azione antitumorale in varie forme di cancro. Non solo, i valori pressori dei vegetariani sono nettamente più bassi, sia come “massima” che come “minima”, rispetto a quelli delle persone onnivore.

Però l’Oms non si è espressa su una dieta vegetariana.
“E’ vero che i vegetariani tendono ad avere uno stile di vita più salutare in genere, non fumare, bere poco, fare movimento, per cui è difficile attribuire certi benefici alla sola alimentazione. Ma tutte le evidenze puntano lì: chi mangia poco e vegetariano vive più a lungo e più in salute. Per contro diversi dati scientifici indicano da tempo un nesso fra il consumo di carni, specie quelle rosse e lavorate, e alcune malattie croniche, come tumori o patologie cardiovascolari. Lo stesso dicasi per l’obesità”.

E poi nella sua battaglia c’è una questione ambientale.
“Siamo ormai 7 miliardi di esseri umani che hanno il diritto a cibo e acqua pulita, un miliardo di persone soffre la fame e la denutrizione, mentre un miliardo soffre delle malattie della sovralimentazione, come diabete, cardiopatie, tumori: non possiamo più permetterci di consumare 15mila litri d’acqua per ogni chilo di carne prodotto (“ne bastano mille per produrre un chilo di cereali”), né di destinare quasi la metà delle calorie prodotte in agricoltura a carburanti e mangimi per 4 miliardi di animali d’allevamento oltre a 20 miliardi di polli”.

A cui lei, cresciuto in campagna, aggiunge l’etica sugli animali.
“Sono cresciuto in una cascina delle campagne lombarde, con cani, gatti, galline, vitelli. Gli animali sono stati i miei primi compagni di giochi e mi ripugna l’idea di ucciderli (“senza alcuna necessità”) per mangiarli. Lev Tolstoj, con un passato da cacciatore, nel suo scritto “Il primo gradino” raccontò della visita un macello, e commentò: “E’ orribile non solo la sofferenza e la morte di questi animali ma il fatto che l’uomo, senza alcuna necessità, fa tacere in sé il sentimento di simpatia e compassione verso le altre creature viventi e diviene crudele, facendo violenza a se stesso””

Se dovesse indicare un solo motivo per consumare meno carne, quale sarebbe?
“Di buoni motivi per smettere di consumare carne ce ne sono parecchi. Le conclusioni dello IARC sono solo il punto di arrivo di quanto già molti studi affermano da tempo. Mi auguro che man mano la nostra cultura alimentare si decida a cambiare, ad abbandonare la carne. Abbiamo il dovere di ragionare sul modello di sviluppo del nostro pianeta e garantire la possibilità di sopravvivenza per tutti”.

L’Huffington Post | Di Giacomo Talignani


Oms, carne lavorata è cancerogena “come il fumo”. Allarme anche per la carne rossa. Cosa c’è da sapere (Testo del 26.10.2015)

Le carni lavorate come wurstel, pancetta ma anche prosciutti, salsicce, carne in scatola, secca o preparati a base di sughi di carne sono “cancerogene” e vanno inserite nel gruppo 1 delle sostanze che causano il cancro a pericolosità più alta come il fumo e il benzene.

Ad affermarlo è l’International Agency for Research on Cancer (IARC) dell’Oms attraverso un gruppo di lavoro di 22 esperti di 10 diverse nazioni. Meno a rischio sono le carni rosse non lavorate, inserite fra le ‘probabilmente cancerogene’ (gruppo 2A).

La decisione è stata presa, si legge nel documento, dopo aver revisionato tutti gli studi in letteratura sul tema. “Il gruppo di lavoro ha classificato il consumo di carne lavorata nel gruppo 1 in base a una evidenza sufficiente per il tumore colorettale. Inoltre è stata trovata una associazione tra consumo e tumore allo stomaco. La possibilità di errore non può invece essere esclusa con lo stesso grado di confidenza per il consumo di carne rossa”.

Le indiscrezioni sulla decisione dell’Oms erano state anticipate alcuni giorni fa. Ora la conferma ufficiale (QUI LA NOTA).

50 GRAMMI – Gli esperti hanno concluso che ogni porzione di 50 grammi di carne lavorata mangiata ogni giorno aumenta il rischio di cancro colorettale del 18%. “Un rischio che aumenta con la quantità di carne consumata” spiegano i relatori.

Il gruppo di lavoro IARC ha considerato più di 800 studi che hanno indagato il rapporto fra diversi tipi di cancro con il consumo di carne rossa o carne lavorata. Risultati che “supportano ulteriormente le attuali raccomandazioni dell’Oms di limitare l’assunzione di carne” spiegano, riconoscendo comunque il “valore nutrizionale della carne rossa”.

QUALE CARNE ROSSA – Per quanto riguarda la carne rossa, l’Oms specifica che si riferisce a tutti i tipi di carne muscolo di mammifero, come la carne di manzo, vitello, maiale, agnello, montone, cavallo e capra.

QUALE CARNE LAVORATA – Per carni “lavorate” intende tutte quelle trasformate attraverso salatura, stagionatura, fermentazione, prodotti affumicati o “altri processi per aumentare il sapore o migliorare la conservazione”.

GLI ONCOLOGI: “INVITO A TORNARE A DIETA MEDITERRANEA” – La decisione della International Agency for Research on Cancer (IARC) dell’Oms di inserire carni lavorate e carni rosse nella lista delle sostanze cancerogene è ”un invito a tornare alla dieta mediterranea”. E’ il commento ‘a caldo’ di Carmine Pinto, presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), al rapporto pubblicato su Lancet Oncology. “La Iarc conferma dati che conoscevamo da tempo – spiega Pinto – ovvero che la presenza di conservanti o di prodotti di combustione in questi alimenti è legata ad alcuni tipi di tumore. Per quanto riguarda le carni rosse è una questione di modalità e di quantità, non esiste una ‘soglia di esposizione’ oltre la quale ci si ammala sicuramente. Il messaggio che dobbiamo dare è che la carne rossa va consumata nella dovuta modalità, una o due volte a settimana al massimo. Il messaggio principale è invece un invito a tornare alla dieta mediterranea, che ha dimostrato invece di poter diminuire il rischio di tumore”.

Secondo uno studio Aiom – scrive l’Ansa – il 9% degli italiani nel 2010 mangiava carne rossa o insaccati tutti i giorni, il 56% 3-4 volte a settimana. Per il ministero della Salute il cancro del colon-retto, quello di cui si è trovata la maggiore associazione con il consumo di carne lavorata, è in assoluto il tumore a maggiore insorgenza nella popolazione italiana, con quasi 55.000 diagnosi stimate per il 2013.

FONTE L’Huffington Post | Di Giacomo Talignani


Oms, carni lavorate cancerogene: dall’hot dog al prosciutto (Testo del 17.07.2017)

Inserite nel gruppo delle sostanze a maggior pericolo

Le carni lavorate come i wurstel ”sono cancerogene”, e vanno inserite nel gruppo 1 delle sostanze che causano il cancro a pericolosità più alta come il fumo e il benzene. Lo afferma l’International Agency for Research on Cancer (IARC) dell’Oms. Meno a rischio quelle rosse non lavorate, inserire fra le ‘probabilmente cancerogene’.

La decisione è stata presa, si legge nel documento, dopo aver revisionato tutti gli studi in letteratura sul tema. “Il gruppo di lavoro ha classificato il consumo di carne lavorata nel gruppo 1 in base a una evidenza sufficiente per il tumore colorettale. Inoltre è stata trovata una associazione tra consumo e tumore allo stomaco. La possibilità di errore non può invece essere esclusa con lo stesso grado di confidenza per il consumo di carne rossa”.

LA LISTA OMS DELLE CARNI CANCEROGENE
Carni in scatola, hot dog, prosciutto: sono solo alcuni esempi di carni trattate, considerate cancerogene per l’uomo dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Sono invece considerate ‘probabilmente cancerogene’ le carni rosse: questa categoria, spiega l’Oms, ”si riferisce a tutti i tipi di carne di muscolo di mammifero, come ad esempio manzo, vitello, maiale, agnello, montone, cavallo e capra”.Le carni trattate o lavorate sono quelle indicate come più pericolose per l’uomo, essendo state inserite dall’Oms nel gruppo 1 per rischio cancerogeno. Le carni lavorate, spiega l’Oms, includono le carni che sono state trasformate ”attraverso processi di salatura, polimerizzazione fermentazione, affumicatura, o sottoposte ad altri processi per aumentare il sapore o migliorare la conservazione”. La maggior parte delle carni lavorate contiene maiale o manzo, ma le carni lavorate è possono anche contenere altri tipi di carni rosse, pollame, frattaglie o prodotti derivati dalla carne come il sangue. Esempi di carni lavorate includono dunque, avverte l’Oms, gli hot dogs, prosciutto, salsicce, carne in scatola, preparazioni e salse a base di carne.

“La decisione della International Agency for Research on Cancer (IARC) dell’Oms di inserire carni lavorate e carni rosse nella lista delle sostanze cancerogene – commento ‘a caldo’ di Carmine Pinto, presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) – è un invito a tornare alla dieta mediterranea. La Iarc conferma dati che conoscevamo da tempo – spiega Pinto – ovvero che la presenza di conservanti o di prodotti di combustione in questi alimenti è legata ad alcuni tipi di tumore. Per quanto riguarda le carni rosse è una questione di modalità e di quantità, non esiste una ‘soglia di esposizione’ oltre la quale ci si ammala sicuramente. Il messaggio che dobbiamo dare è che la carne rossa va consumata nella dovuta modalità, una o due volte a settimana al massimo. Il messaggio principale è invece un invito a tornare alla dieta mediterranea, che ha dimostrato invece di poter diminuire il rischio di tumore”. Secondo uno studio Aiom il 9% degli italiani nel 2010 mangiava carne rossa o insaccati tutti i giorni, il 56% 3-4 volte a settimana. Per il ministero della Salute il cancro del colon-retto, quello di cui si è trovata la maggiore associazione con il consumo di carne lavorata, è in assoluto il tumore a maggiore insorgenza nella popolazione italiana, con quasi 55.000 diagnosi stimate per il 2013.

L’associazione tra consumo di carne rossa e maggior rischio di insorgenza del cancro è stata osservata principalmente per il tumore del colon-retto, ma un’associazione si è rilevata anche per il cancro del pancreas e della prostata. Ad affermarlo è l’International Agency for Research on Cancer (IARC) dell’Organizzazione mondiale della Sanità, che ha rilevato la cancerosità della carne rossa e di quella lavorata o trattata. Proprio quello al colon è il tumore a maggior insorgenza tra gli italiani.

Lorenzin, chiesto parere Comitato Sicurezza Alimentare Oms – Sulla questione della cancerogenicità delle carni lavorate il ministero della Salute ha già chiesto il parere del Comitato Nazionale per la Sicurezza Alimentare. Lo ha detto il ministro della Salute Beatrice Lorenzin a margine dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’università Link Campus. “Premetto che le considerazioni dell’Oms sono preliminari, non servono allarmismi – ha affermato-. “Sulla questione abbiamo comunque chiesto parere alla commissione presieduta dal professor Calabrese”, ha precisato Lorenzin.

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La carne rossa fa davvero male? Ecco cosa succede al nostro organismo quando la mangiamo e i consigli per sostituirla (Testo del 20.03.2019)

La carne rossa fa davvero così male? Per chiarirci le idee in merito e fare ordine tra le informazioni discordanti che circolano, abbiamo chiesto il parere di un esperto
A cura di Monia Sangermano

La carne rossa fa davvero così male? Per chiarirci le idee in merito e fare ordine tra le informazioni – a volte anche discordanti – che ormai da tempo circolano online, abbiamo chiesto il parere di un esperto. Il biologo nutrizionista Vincenzo Liguori ci spiega innanzitutto quali sono le controindicazioni principali nel consumare questo tipo di alimenti. “Mangiare carne rossa porta ad un aumento di grassi saturi, ovvero quei grassi che fanno aumentare il colesterolo cattivo – spiega il dottori Liguori –, a differenza di quanto avviene con le carni bianche che sono molto più magre“.

carne grigliataMa non solo. Anche il metodo di cottura, infatti, influisce su quanto quella carne possa essere considerata dannosa per il nostro organismo. “Grigliando la carne sulla brace si formano delle sostanze nere chiamate IPA (idrocarburi policiclici aromatici), che sono cancerogeni – precisa il nutrizionista –. E’ dunque sconsigliato mangiare troppo spesso carni grigliate sulla brace, perché vanno ad interferire con la replicazione del Dna creando appunto cellule cancerose“. Attenzione, dunque, non solo al tipo di carne ma anche al metodo di cottura: meglio scegliere cotture meno ‘violente’ e più delicate, come la cottura al vapore o la stufatura, più lente e decisamente meno aggressive.

pesce grasso colesteroloLimitare il consumo di carne rossa, dunque, è necessario in un’ottica di attenzione alla propria salute. Ma, non dimentichiamolo, questo tipo di alimento è un’importante fonte di proteine, indispensabili per il nostro organismo, e dunque bisogna sostituirle con cibi che ne siano altrettanto ricchi. “I sostituti della carne rossa devono essere validi – chiarisce il dottor Liguori –. Tra questi il più importante è sicuramente il pesce, oppure le uova o la ricotta. Il pesce, inoltre, ha una particolarità: più è grasso e più fa bene, a differenza della carne che più è grassa e più tende a fare male. La carne rossa – conclude – è concessa non più di una volta a settimana“.

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