Riporto questa discussione dal Forum del BG1 (2009) per conservare un ricordo dell’ambiente di vivo confronto costruttivo che si creò in quel periodo… 😍😍😍

Apro qui una mia sintetica riflessione ancora a livello di bozza… sperando di raccogliere vs commenti interessanti!

Sono cresciuto in una ambiente valdese-cataro molto vicino ai principi manichei di bene e male contrapposti e in eterna lotta.
Ho studiato molto psicologia-psichiatria-criminologia e teologia-etica per cercare di capire i confini del bene, del male, del giusto, del normale, del folle…
Ora mi sto confrontando, con gli occhi della maturità di 36 anni vissuti molto intensamente, con la malattia mentale di alcuni soggetti che mi circondano… ma non quella da ospedale psichiatrico coatto, quella più blanda che alterna momenti di lucidità a momenti di follia in soggetti che vivono al ns fianco… a un primo sguardo magari solo un po’ più euforici o introversi.

Mi sono chiesto dov’è la linea di separazione tra cattiveria (manovrata dal Male) e follia (incapacità di intendere e volere) nelle azioni compiute da qs soggetti?
Subito ho usato come elemento discriminante l’effetto deleterio dell’azione: se reca danno solo al terzo è cattiveria, se lo reca all’agente è follia… perchè stride col principio razionale di difesa dall’autolesionismo.

Poi però ho iniziato a osservare che è una questione di limiti: soggetti hanno desideri/bisogni ma non hanno le capacità fisiche-mentali di conseguirli, pertanto commettono azioni illegali/immorali/irrazionali per raggiungere lo scopo senza pagarne il prezzo o perlomeno con uno sconto.
Ma la via innaturale porta ad attriti col mondo, porta a menzogne che crescono in modo esponenziale nel tempo… e il soggetto -che sul breve periodo pare avvantaggiarsi malevolmente- entra in una spirale distruttiva ogni giro più breve e veloce…
Nel medio e lungo periodo le situazioni possono stabilizzarsi temporaneamente per poi sempre degenerare… e arriva l’irrazionalità, l’incapacità di intendere e volere sino all’autolesionismo e alla lesione dell’integrità fisica e morale altrui.

Conclusione: non esistono il bene e il male.
Esistono persone con dei limiti più alti e più bassi, persone con la capacità-volontà-possibilità di ampliare questi limiti e altri no o in misura minore, persone che accettano lo status quo e altre che non riescono a rassegnarsi alla propria realtà accettandone tempi e intensità di progresso.
Ma non esistendo male e cattiveria, non esiste punizione pubblica o privata. Esiste la presa di coscienza del disagio mentale e l’impegno alla cura, alla stabilizzazione, alla riabilitazione ove possibile. O all’isolamento per i casi più estremi per tutelare loro stessi e la comunità.

E non devono esistere vendetta e rancore delle vittime dei gesti estremi di qs soggetti.
Perchè per qs soggetti vivere è la condanna.
Come Dante immaginò la condanna di Lucifero col sapere che Dio c’è ma non lo può vedere… qs soggetti sanno che c’è una vita migliore, libera da paure, ansie, sensi di colpa, ma non la possono/potranno mai vivere. E’ inutile l’azione coercitiva del privato o del pubblico.

Certo che la presa di coscienza di ciò ribalta tutta la struttura sociale cristiano-islamica e impegna tutta la comunità a un’analisi più attenta dei casi e ad un relazionarsi più presente con realtà spesso scomode.


Alcuni commenti:

L. X. 01 Jul 2009, 17.06
Per come la vedo io:
Bene e Male esistono se si ammette l’esistenza di una trascendenza: il Bene sarà rappresentato dai comandamenti del Dio Buono e il Male dai comandamenti del Dio Malvagio.
Ovviamente bene e male, anche in questo contesto, diventerebbero soggettive: tutti si sentono buoni a seguire ed agire secondo morale del loro Dio e, di conseguenza, malvagi sarebbero tutti gli altri.
Negata la trascendenza sarebbe tutto più complicato: si prende l’esempio del Superuomo o di un uomo visto in collettività?
Nel primo caso il Superuomo (credo tu abbia presente Nietzsche ) decide lui cos’è bene e male, in generale il bene è tutto ciò che mi porta giovamento e incresce le mie capacità e la mia esperienza ergo: combattere una guerra e vincerla mi porta esperienza, idem uccidere idem dominare idem dissanguare qualcuno per poter imprimere il suo sangue su una tela e creare un’opera d’arte-> sarebbero tutte cose buone: mi migliorano.
Se prendiamo in considerazione un uomo sociale e che deve semplicemente sopravvivere il bene sarà tutto ciò che porta giovamento a lui e a coloro che ha vicino senza nuocere in alcun modo gli altri così da “semplificare” la vita a chi lo circonda.
Ed è circa la morale attuale con cui vengono definiti bene e male.

IMHO
Per la follia è diverso: “Abbiamo distrutto terra, mari e cielo, cosa ci impedirebbe di distruggere noi stessi?” [cit. In the Mouth of Madness]
La follia credo sia (ma immagino tu ne sappia molto più di me in merito ^^) quando l’Io non riesce a tenere a bada l’Es e il Super Io fino a cedere e lasciarsi soccombere mentre l’Es (il Super Io dovrebbero esser leggi morali) prende il sopravvento e fa tutto il possibile per prendere piacere.
Sempre IMHO
Saluti Bron

Riporto qui a titolo di MEMO le riflessioni lasciate nel post in The West.
Grazie a tutti.

B. il 01/07/09 alle 10.14
Bella disamina Bron ma permettimi di dissentire.
Anche se il bene e il male assoluto sono difficilmente definibili, dato che sin dai tempi di Socrate si è cercato inutilmente di definirli, esistono comunque azioni ignobili e persone, che seppur per traumi o malattie o esperienze traumatiche durante l’infanzia, commettono atti atroci.
Ora chiuder gli occhi, e dire che comunque anche in casi estremi, si sono da tutelare rinchiudendoli ma non condannandoli mi sembra eccessivo.
Vero, che moltissime volte vi è un disagio interno ma questo non giustifica certe efferatezze che alcune persone commettono o peggio (anche se la societa quasi le sorvola) certe bassezza di altri, che pur di aver successo sono disposti a tutti.
E’ vero molte di

(caspita ma mi ha tagliato le considerazioni)
Comunque volevo dire che è vero che molte volte queste persone semplicemente non sono state capite.
Mi ricorderò sempre di un ragazzo della nostra zona adesso finito dentro per spaccio di droga.
Egli sin da piccolo era sempre stato molto vivace a dir poco, ma non in modo cattivo ma come per voler attirare su di se l’attenzione. Questo perché a tre anni gli era morto il padre, ed era rimasto con la madre la sorella e il suo fratello maggiore.
Ma la madre lavorava dirigendo una piccola azienda di scarpe, e non aveva molto tempo da dedicargli anche se gli voleva sempre bene.
Il suo modo di dimostrargli il suo amore, era quello di accontentarlo sempre e farlo girare sempre con molti soldi.
Ma al bambino e poi al ragazzo mancava la cosa principale:
L’affetto della madre, e l’attenzione verso di se e per questo non perdeva occasione per mettersi in mostra. Questo insieme poi alla tragica morte del suo fratello maggiore (Morto in un incidente in moto), lo ha portato sempre a volersi metter al centro dell’attenzione ed a compiere azioni fuori anche dalla legge .
Poi crescendo ed essendo stato abituato sempre ad aver soldi in tasca, è andato in crisi quando la madre ha chiuso la fabbrica e non aveva piu liquidità per mettersi in mostra. Fatto sta, non so come ci sia riuscito ma aveva convinto sua madre ha coltivare nel loro orto piante non ricordo se di coca o di papavero.
Ovvio le conseguenze sono state tragiche: con lui e sua madre costretti in prigione, sua sorella che non sapeva come fare a ripar tutti i debiti e le sanzioni inflitte alla famiglia e lui additato dalla società ad esser malvagio e pericoloso.
Ma lo è veramente? O sono state le circostanze che lo hanno spinto a questo?
Ecco la tua riflessione su bene e male mi ha riportato a mente la storia di questo ragazzo.

J. il 01/07/09 alle 21.44
Bene e male? Dipende, oddio Bron è una discussione infinita e penso senza via d’ uscita..
Perchè? Molto semplicemente perchè Bene e Male sono concetti concepiti, confezionati ed adattati alla società: in natura Bene e Male non esistono, esiste la sopravvivenza, esiste la vita ai livelli più bassi, quella senza piacere. Non esistono perchè sono concetti etici, e l’ etica e la morale sono proprie degli animali pensanti, quindi dell’ uomo.
Questo però porta la discussione al livello “punti di vista”; e le discussioni a questo livello non hanno soluzione, perché variano a seconda dell’ interlocutore.
Personalmente concordo con te. Azioni malevole nel senso della parola, cioè fatte SOLO ED ESCLUSIVAMENTE per fare del male non esistono. Così come quelle fatte solo ed esclusivamente per fare del bene. C’è sempre una causa psicologica dietro, perchè perseguire due concetti così puri non è possibile.
“Comprendi i tuoi limiti e agisci al meglio entro di essi”: penso che questa frase sia la chiave per la convivenza perfetta. In senso lato. Ovvero, il limite di qualcuno potrebbe essere quello di fare il minatore a vita; ma qualcuno potrebbe accorgersi che i suoi limiti sono davvero molto “generosi”, e potrebbero portarlo ad assumere una posizione di considerevole importanza nella società. In entrambi i casi, i due soggetti dovrebbero agire “al meglio”: ovvero, non nuocendo a nessuno, ma contemporaneamente perseguendo il loro bene massimo.. Che non è egoismo, attenzione: l’ uomo è troppo abituato ad agire per conto di altri, allontanando da sè il SUO bene, il che rende un essere debole, malaticcio e tormentato. Agire per il proprio bene non è sbagliato, se facendolo non si nuoce a nessuno (e magari ogni tanto si da una mano ^^). Qualcuno potrebbe obiettare “ma a volte per avere quello che vuoi a qualcuno devi nuocere”; e invece no, se lo devi fare significa che hai raggiunto il tuo limite: quindi devi comprenderlo e accettarlo.
Come dicevi tu, immagino che la maggior parte dei mali, fino a quelli estremi, scaturisca da questa “non-volontà\incapacità” di comprendere questi limiti.
Ma d’altronde, se fosse possibile per tutti si parlerebbe di una rivoluzione. Dell’ animale, persino, che per natura non è portato a fare quanto sopra citato.

K. il 01/07/09 alle 21.56
Accidenti… J. leggi nel pensiero? Cmq nel mio post precedente volevo solo fare una battuta. Al lavoro ho avuto il tempo di leggere il post e capire di cosa si parlava e poi è suonata la fine dell’intervallo.
La penso come J. su quasi tutta la linea. Sei un diaspro cmq il concetto di male e bene in effetti non esiste a livello meramente naturale. Siamo noi ad averlo creato. L’abbiamo creato per dare un significato a certi gesti e per far capire che male significa qualcosa di negativo e bene qualcosa di positivo. Non è facile stabilire però perché uno fa del bene o del male e come giustamente dice sempre il nostro Diaspro è un argomento molto soggettivo. Sicuramente in molte occasioni fare del male e fare del bene dipende anche molto dalla ns condizione economica e dalla ns posizione sociale. Pensate una persona come un presidente di uno stato che ha pieni poteri potrebbe fare veramente molto male oppure molto bene… ma le intenzioni quali sono. Non è sempre detto che la ns provenienza e il ns background determinino i ns atti. Credo che sia la ragione sopra ogni cosa a determinarli e credo che in certi casi finire col dire “quella persona ha una malattia mentale” sia solo una “scusa stupida” per giustificare. Il punto è che certi atti efferati non ammettono giustificazione. Secondo me uccidere è un atto che non può avere giustificazione se non la legittima difesa. E qui ci si ricollega alla sopravvivenza. E’ ovvio che se sto per essere ucciso e ho la possibilità di preservare me stesso solo uccidendo a mia volta quasi sicuramente lo si fa per autoconservazione e non certo per un eccesso di male.
Concludendo penso che il male e il bene siano concetti che abbiamo introdotto per dare a noi stessi una certa condotta. Come se fosse necessario che qualcuno ci dica “non si uccide”… eppure lo è!

K.S. il 01/07/09 alle 22.40
Mhm ricordo di aver letto di un sociologo che ha elaborato una teoria, che implica la suddivisione in 7 livelli etici; vado a memoria per cui scusatemi eventuali imprecisioni.
Il livello 1 è quello dell’infanzia, in cui il solo pensiero è verso se stessi.
Nel livello 2 c’è la consapevolezza degli altri, ma hanno comunque diritti inferiori ai nostri.
A livello 3 si pone chi obbedisce all’autorità, in quanto delega la propria etica ad un ente superiore.
A livello 4 c’è l’adeguamento all’ opinione della maggioranza.
A livello 5 c’è l’empatia. Gli altri hanno lo stesso diritto nostro ad esistere.
A livello 6 c’è la propensione a preoccuparsi del prossimo quasi come noi stessi.
A livello 7 beh, qui ci sono solo personaggi come Gesù, Madre Teresa, etc cioè solo chi si preoccupa dei diritti degli altri più di se stesso.
Dopo aver elaborato questa teoria, si è accorto che esiste un altro livello, lo zero. E’ un livello estremo, cui appartengono pochi (per fortuna).
Qui ci sono i serial killers, i grandi e sanguinari dittatori come Hitler, Stalin, Pol Pot, Attila, etc etc…
Ora, la distribuzione dell’umanità in questi livelli è una curva a campana, con la maggioranza distribuita nei livelli 3-4-5. Siamo fondamentalmente una società a livello 4, basta però un piccolo spostamento delle masse verso il livello 3 per generare aberrazioni quali i gulag, i campi di concentramento, i kamikaze, …
I nazisti non erano convinti di fare male, i khmer rossi neanche, i membri di Al quaeda neppure. Obbedivano agli ordini.
Non esiste il male, esistono solo le conseguenze.