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Piero Angela assolto: omeopati KO. L’omeopatia non è una cura seria, ora si può dire (Testo del 15.03.2004)

Assoluzione piena per Piero Angela, “perche’ il fatto non costituisce reato”. La sentenza viene oggi dal Tribunale di Catania, chiamato a decidere su un servizio di ‘Super Quark’ in cui venivano espressi giudizi sulla medicina omeopatica. Servizio che ha valso, al famoso giornalista televisivo, l’accusa di diffamazione a mezzo stampa. La sentenza fa seguito a una precedente assoluzione del giornalista, sempre in tema di omeopatia, in un processo civile in cui i medici omeopati erano stati condannati a pagare le spese. ***
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Nel servizio contestato, risalente al 2001 e firmato dal collega Giangi Poli, veniva affermato: “L’omeopatia non e’ una cosa seria. Il rischio di curarsi con tale medicina non convenzionale e’ molto grande per i pazienti che hanno malattie gravi e soprattutto progressive”. E ancora: “I benefici presenti dell’omeopatia sono dovuti all’effetto placebo, cioe’ sostanze che non contengono alcun principio attivo, definite anche ‘acqua fresca’. Spesso il beneficio e’ del tutto psicologico e ipotetico e c’e’ il rischio che vengano somministrati pseudo farmaci dei quali non si conosce il contenuto e che possono provocare anche reazioni allergiche”.
“E’ importante che il tribunale abbia ammesso che non e’ diffamazione dire che l’omeopatia non e’ una cura seria” ha detto Piero Angela. “Mi aspettavo – sottolinea Angela – che fosse riconosciuto il fondamento di quello che e’ stato detto nel servizio, dell’omeopatia non e’ mai stata provata l’efficacia e tutta la comunita’ scientifica non ne riconosce la validita”.

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Omeopatia, nuove prove di inefficacia (Testo del 12.03.2015)

Un recente studio australiano ha valutato 225 articoli scientifici sull’omeopatia, concludendo che non esistono prove della sua efficacia per nessun tipo di patologia

C’è ancora bisogno di ricordare che non esiste nessuna prova dell’efficacia dell’omeopatia? Forse sì, visto che seppure in netto calo negli ultimi anni, l’omeopatia resta ancora la terapia non convenzionale più diffusa nel nostro paese, e vi fa ricorso abitualmente circa il 4% della popolazione italiana. Come si decide dunque se un trattamento medico è efficace? Guardando alle evidenze scientifiche disponibili. Le più recenti arrivano in questo caso dal National Health and Medical Research Council australiano, che ha da poco pubblicato i risultati di un’analisi, durata due anni, in cui ha valutato 225 ricerche scientifiche sull’effetto dei farmaci omeopatici in oltre 68 differenti patologie. Il risultato? “Basandosi sui dati disponibili riguardo all’efficacia dell’omeopatia – si legge nel rapporto – l’Nhmrc conclude che non esistono patologie per le quali esistono prove di una reale efficacia dell’omeopatia”.

I ricercatori dell’Nhmrc hanno esaminato 57 revisioni sistematiche (o systematic reviews, cioè studi che valutano e riassumono la letteratura scientifica esistente su un dato argomento) pubblicate entro il 2013 su riviste scientifiche internazionali, 343 articoli presentati da associazioni e gruppi di pressione a favore dell’efficacia dell’omeopatia, e 48 segnalate da privati cittadini durante consultazioni pubbliche sul tema.

Per essere ritenuti affidabili, gli studi sull’omeopatia selezionati dovevano rispettare una serie di criteri, tra cui la corretta analisi dei dati raccolti, l’esistenza di un gruppo di controllo (persone che non avevano assunto il farmaco omeopatico), e la presenza di risultati che dimostrassero con sufficiente sicurezza un’efficacia superiore al placebo. Dopo un’attenta analisi, 176 studi presentati dalle revisioni sistematiche, nove di quelli sponsorizzate dai sostenitori dell’omeopatia e 40 di quelli presentate da privati durante le consultazioni pubbliche sono stati inclusi, per un totale di 225 articoli.

Il risultato dell’analisi, come abbiamo anticipato, è che non esistono prove dell’efficacia dei farmaci omeopatici per la cura di nessuna patologia. I pochi studi sull’omeopatia che sembravano indicare un qualche successo delle terapie omeopatiche sono risultati infatti scorretti sotto il profilo metodologico, o svolti su un numero di persone troppo limitato per essere statisticamente rilevanti.

Per questo, l’Nhmrc ha deciso di consigliare ai cittadini australiani di evitare l’utilizzo di farmaci omeopatici per il trattamento di qualunque malattia cronica, grave o potenzialmente tale. “Le persone che scelgono l’omeopatia – conclude il rapporto – potrebbero mettere a rischio la propria salute se rifiutano o ritardano l’assunzione di terapie per cui esistono invece prove di efficacia e sicurezza. Chi sceglie di seguire cure omeopatiche dovrebbe avvertire il proprio medico, e continuare ad assumere qualunque trattamento gli sia stato prescritto”.

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L’omeopatia funziona veramente? La risposta breve è “no”  (Testo del 04.08.2015)

L’uso dell’omeopatia continua ad aumentare con il passare degli anni.

Sempre più malati scelgono questo metodo di cura alternativo in favore della medicina tradizionale. Ma si tratta davvero della scelta giusta? In questo e nei successivi articoli si va alla scoperta del mondo omeopatico.

Un po’ di storia

L’avvento dell’omeopatia risale al lontano XVIII secolo, quando un medico tedesco, Samuel Hahnemann, gettò le basi per questa nuova forma di “medicina”. L’omeopatia già a quel tempo era parecchio criticata, probabilmente perchè i concorrenti di Hahnemann cercavano in tutti i modi di screditare chi stava “rovinando i loro affari”. Nonostante ciò questo metodo di cura aveva anche riscosso, già poco dopo la sua nascita, ampi consensi tra i pazienti.

Ad oggi l’omeopatia è stata definita “pseudoscienza” in quanto totalmente priva di un qualsivoglia valore medico e scientifico. L’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha più volte ribadito l’inefficacia dei rimedi omeopatici, sottolineando quanto possa essere pericoloso abbandonare la medicina tradizionale in favore del metodo di cura inventato da Hahnemann. Riviste prestigiose, del calibro di “The Lancet” e “Nature”, hanno pubblicato negli anni parecchi studi relativi all’omeopatia, sottolineando la sua inutilità, se si esclude un mero effetto placebo. Eppure…

Sembra normale che alla fine del ‘700, in un periodo in cui non si aveva a disposizione il microscopio elettronico, non si sapeva cosa fossero le cellule e non si conoscessero i loro meccanismi di funzionamento, non si aveva la concezione di “agente patogeno” come è inteso al giorno d’oggi, l’omeopatia fosse tanto popolare. Ma i principi di questa pseudoscienza al giorno d’oggi continuano ad essere considerati veritieri (c’è addirittura stato un incremento dell’uso dei prodotti omeopatici negli ultimi anni), e non solo dai pazienti, ma anche da medici che sanno bene come funziona il corpo umano e qual è il corretto approccio ad una patologia. Ma allora l’omeopatia funziona veramente? La risposta breve, come da titolo, è “no”.

Cosa è e come dovrebbe funzionare l’omeopatia

L’omeopatia si basa sul principio “il simile cura il simile”. Quando Hahnemann decise di provare sulla sua pelle l’effetto della cinchona, una pianta usata per curare le febbri intermittenti, si accorse che il risultato dell’assunzione del rimedio era una febbre molto simile a quella che la cinchona avrebbe dovuto curare. Venne pertanto alla conclusione che per curare, era necessario provocare nell’organismo lo stesso effetto della patologia, effetto che, sostituendosi ai sintomi della malattia, ne determinasse gradualmente la scomparsa. Ad oggi i nuovi farmaci omeopatici sono testati allo stesso modo: persone sane assumono una specifica sostanza e registrano le sensazioni, fisiche ed emotive, da essa scatenate.

Tutto questo ha una validità scientifica? Ebbene no, il principio secondo cui il simile cura il simile non è mai stato dimostrato, nonostante i numerosi studi a riguardo. Qualunque persona informata che affermi il contrario sta mentendo. Oltretutto testare dei farmaci semplicemente registrando le sensazioni provate non è altro che un metodo soggettivo di valutazione, che cozza con le regole basilari della medicina moderna.

Per fare un esempio banale e comprensibile da tutti, secondo l’omeopatia, visto che io odio i broccoli e mangiarli mi fa sentire triste, con i broccoli posso curare la depressione. Appare chiaro che questa frase non ha nessuna base scientifica, e, diciamolo, suona anche piuttosto ridicola, ma effettivamente è ciò su cui si fonda la pseudoscienza omeopatica. Certo, si può obbiettare che i principi attivi scelti dall’omeopatia non sono certo i broccoli, ma piante e sostanze medicinali. Questo è in parte vero, ma, e lo vedremo negli articoli successivi, effettivamente non c’entra nulla con l’omeopatia vera e propria.

Oltre a questo, i principi omeopatici si concentrano molto di più sulla psiche del paziente, piuttosto che sulla sua malattia e sui sintomi. Certamente vi sarà capitato che un medico sostenitore dell’omeopatia vi facesse domande riguardo al vostro carattere, se avete sbalzi d’umore, se siete irascibili, flemmatici, ansiosi e così via.

E questo cosa c’entra con la malattia? In realtà nulla. Secondo l’omeopatia ogni paziente richiede un tipo diverso di cura in base ad alcuni aspetti del suo carattere, secondo la medicina vera quelli da prendere in considerazione sono i sintomi, i dati oggettivi, non quelli soggettivi. Sintomi che sono di natura materiale e concreta, al contrario di quanto affermano gli omeopati.

La scusa dei “pregiudizi”

In Australia è stato condotto un recentissimo studio, pubblicato a marzo 2015, che ribadisce la totale mancanza di efficacia dei rimedi omeopatici. I medici sostenitori di queste pratiche non hanno trovato migliore risposta che “sono solo pregiudizi”.

Se andate da un omeopata portando con voi un fascicolo pieno zeppo di studi relativi a questo metodo, che ne dimostrano la mancanza di basi veritiere e di un qualche tipo di utilità, la risposta, data probabilmente senza nemmeno leggere, sarà “pregiudizi”.

Questa parola sembra fare molto comodo a molti sostenitori di questa pratica. Eppure gli studi ci sono, sono tanti e sono anche stati condotti alla perfezione.

Gli omeopati che hanno criticato lo studio australiano, portato avanti come un qualsiasi studio scientifico che si rispetti, con raccolta di dati, prove, controlli e comparazioni e addirittura con la collaborazione di alcuni medici attivi nel campo dell’omeopatia, hanno dato prova, tramite alcune loro dichiarazioni, di non aver minimamente letto il suddetto studio. Nè tantomeno di averne letto l’estratto, che funge da riassunto per l’intero testo.

Hanno definito uno studio pregiudizioso senza neppure sapere come è stato effettivamente condotto.

Senza neppure leggerlo.

Utilizzano un pregiudizio per gridare arrabbiati “sono solo pregiudizi”.

Si conclude qui la prima parte del viaggio all’interno dei meandri dell’omeopatia, che continuerà nei prossimi giorni.

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L’omeopatia? Un binario morto (Testo del 23.02.2016)

Lo conferma sul suo blog del British Medical Journal Paul Glasziou, autore di un meta-studio pubblicato lo scorso anno: l’omeopatia, al massimo, è efficace quanto il placebo

Niente più che un placebo. È questo, in sintesi estrema, l’ennesimo verdetto tranchant della comunità scientifica a proposito dell’omeopatia. Lo ha appena ribadito, tuonando dal suo blog sul British Medical Journal, Paul Glasziou, uno degli autori di un meta-studio pubblicato lo scorso anno da parte del National Health and Medical Council (Nhmrc), in cui si dimostrava, per l’appunto, che l’omeopatia era completamente inefficace per la cura di tutte le malattie per cui era stata testata e comparata con il placebo e con le terapie tradizionali. Glasziou, in particolare, si è riferito all’omeopatia come a un “binario morto, dal punto di vista terapeutico”, dal momento che “su 176 studi esaminati, ci saremmo aspettati, anche solo per caso, qualche p-value [la grandezza statistica usata per determinare se l’evidenza a supporto di un’ipotesi è significativa o meno] fosse sotto il 5%. […] Non è emerso alcun segnale di efficacia dagli studi qualitativamente migliori”. Tra i disturbi per i quali è stata valutata l’efficacia dell’omeopatia ci sono artrite reumatoide, radiodermatite, stomatite dovuta a chemioterapia e infezione da hiv. “Quello che mi ha scioccato”, racconta ancora Glasziou, “è che diverse organizzazioni promuovono l’uso dell’omeopatia per la cura di diversi disturbi infettivi, tra cui l’Aids e la malaria”.

Nel lavoro del Nhmrc, gli esperti hanno analizzato 57 review relative a 17 studi scientifici su 68 malattie (si tratta di un cosiddetto meta-studio, ovvero l’analisi statistica dei risultati aggregati di diversi studi sullo stesso tema), concludendo, per l’appunto, che le cure omeopatiche non sono efficaci per nessuno dei disturbi considerati. Nel caso migliore, l’omeopatia ha gli stessi risultati di un placebo; quando va peggio, è addirittura dannosa – in particolare se i pazienti assumono farmaci omeopatici in luogo di terapie convenzionali. Ragion per cui, conclude oggi Glasziou, “chi sceglie di curarsi con l’omeopatia mette a rischio la propria salute, se rifiuta o ritarda le cure per cui esistono buone prove di sicurezza ed efficacia”.

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Perché con i bambini non si dovrebbe usare l’omeopatia (testo del 10.04.2016)

Ritardare una terapia farmacologica a causa del ricorso a rimedi omeopatici può essere molto rischioso. Soprattutto se ne restano vittime genitori e figli

C’è un bambino di quattro anni che arriva morto in un ospedale per le complicazioni di una influenza. C’è una bambina di tredici mesi che viene uccisa da gravissimi crisi epilettiche. C’è una ragazza di 16 anni cui devono rimuovere il colon. C’è una bambina di pochi mesi che soccombe a un’infezione. C’è una bambina in Nuova Zelanda che muore, a un anno, per una infezione all’orecchio che diventa meningite. Cosa unisce queste vittime? Si potevano salvare. Quasi tutte sarebbero guarite, o quantomeno sopravvissute, prendendo un antibiotico o un altro farmaco facilmente disponibile. Sono morte perché i loro genitori sono stati convinti che non era la cosa giusta da fare. Pensavano andassero altrettanto bene o meglio con l’omeopatia e altre medicine alternative. Si sbagliavano.

Quei genitori sono in ottima e vasta compagnia. Un rapporto commissionato dalla società Omeoimprese per la Giornata internazionale dell’omeopatia del 10 aprile dichiara che più del 25% dei genitori avrebbe usato almeno una volta rimedi omeopatici sui propri figli (si vedano i dati sull’uso dell’omeopatia in Italia). Numeri forse eccessivi, forse volti a rimettere sul piatto una pseudoscienza in declino commerciale. Ma anche percentuali più piccole non sono meno preoccupanti: in Usa circa un milione di bambini ha usato l’omeopatia nel 2012, per esempio, e l’11% dei minorenni statunitensi ha usato terapie alternative.

Certo, quasi sempre l’omeopatia viene usata per piccoli problemi, spesso in aggiunta e non in sostituzione di rimedi reali. Ma anche nei diversi casi di cui abbiamo raccontato in partenza si trattava di piccoli problemi: un’influenza, un’otite. Sono piccoli finché presi in tempo, sono piccoli proprio perché possiamo prenderli in tempo. Se non lo facciamo, rischiano di diventare grandi problemi. E sostituire l’omeopatia alla medicina equivale, purtroppo, a non farlo. Perché l’omeopatia non funziona.

Quei genitori non vanno condannati. Non fatelo, per favore: non con i commenti sui social network, non con i vostri amici, non dentro di voi. Quei genitori erano tutte persone in buona fede, spesso di discreta o buona cultura. Persone certe di fare quanto di meglio possibile per i loro figli, e che invece sono state colpite dalla peggiore tragedia che possa capitare a un essere umano. Quei genitori, come i loro figli, sono vittime. Vittime di un business, che fa girare miliardi di dollari. Vittime di propaganda dimostrata e condannata come fraudolenta. Vittime di leggi che lasciano arrivare l’omeopatia nelle farmacie senza dover dimostrare che funziona. Vittime di aziende che arrivano a minacciare chi racconta cosa dice la scienza, mentre (sia pure in modo comicamente goffo) tentano di arrivare direttamente i giovani. Vittime di Ceo che non si fanno scrupoli a voler mettere sul mercato trattamenti scientificamente non validi per patologie come cancro e Aids.

Vittime, eppure, anche di un fallimento della medicina ufficiale: non scientifico, ma culturale. La medicina ufficiale, troppo spesso incomprensibile, interfacciata a reti economiche e politiche non sempre limpide, deve riguadagnare la fiducia del pubblico. Non basta fare debunking. Ma non è solo sfiducia. È un fatto che le medicine alternative vengono percepite come più vicine ad alcune filosofie e concezioni della vita, a un desiderio diffuso di (diciamo così in mancanza di termini più adatti) armonia che l’approccio metallico della medicina tradizionale ignora completamente.

C’è un vuoto di attenzione verso l‘esperienza soggettiva della malattia e della salute. Esperienze intime, personali, dolorose, profonde. Malati siamo vulnerabili, e quando siamo vulnerabili è normale, perfino giusto, cercare un conforto emotivo oltre che scientifico. Questo conforto viene negato: in molti paesi i pazienti sono vivamente insoddisfatti del modo in cui sono trattati dai medici: vengono fatti aspettare e liquidati in fretta, non si sentono ascoltati, sentono di non avere voce in capitolo sui trattamenti. I praticanti delle medicine alternative, invece, possono dare al paziente la sensazione di essere ascoltato, di occuparsi della persona e non solo della malattia: una sensazione che è importante per il proprio benessere psicologico.

In questo bisogno si insinuano le false medicine. L’uso delle medicine alternative viene vista come una possibilità di scelta e quindi di libertà, di riappropriarsi del controllo sulla propria vita invece di essere nelle mani di medici a noi sconosciuti (quante volte abbiamo sentito parlare di libertà di cura in casi come Stamina?). Cosa c’è di più naturale di volere il controllo su sé stessi, sul proprio corpo o quello dei propri figli? Come ha detto una paziente che usava terapie alternative in aggiunta alla chemioterapia: “Vado al mio appuntamento e qualcuno mi inietta il farmaco, o dirige su di me un fascio di radiazioni. Anche se so che tutto lo staff si preoccupa per me, a volte esco sentendomi molto sola, e priva del controllo della mia situazione. Ma dopo un massaggio mi sento meno sola, più capace di gestire le mie cose.”

Dare la colpa all’ignoranza o alla stupidità è facile, ma è sbagliato. Informare è solo un pezzo di un puzzle complesso. Tutto il sistema della medicina deve riflettere: sia sul tollerare chi spaccia trattamenti non scientificamente validi, sia nell’ignorare i bisogni culturali e psicologici dei propri pazienti. Nel frattempo, voi adulti potete pensare quello che volete dell’omeopatia. Potete rifletterci su, potete pensare che la visione di questo articolo sia sbagliata, potete litigare sui social network, potete buttar via tutte le vostre medicine, potete affidarvi a chi vi fa sentire meglio. Ma se i vostri figli stanno male – male davvero – non affidatevi solo alle cure alternative. Ricordatevi di quei bimbi. Con tutti i suoi difetti, è la migliore opportunità che avrebbero avuto. Che ora non possono avere più.

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