Con appena 10 anni di vita sulle spalle, Android è il sistema operativo più utilizzato per smartphone e tablet. Scopriamo la sua storia

(aggiornato 2018)

 

Sei anni per dominare il mondo. Tanto c’è voluto ad Android, sistema operativo mobile sviluppato da Google, per riuscire a prendere il completo controllo – o quasi – del mercato mondiale degli smartphone. La guerra, come ammette l’ex CEO di Google Eric Schmidt, non è ancora vinta, ma mancherebbe davvero poco: i motivi per passare dall’iPhone ad uno smartphone del robottino verde sono molteplici e tutti o quasi se ne sono accorti.

Certo, le decine e decine di milioni di possessori di iPhone molto probabilmente non condividono l’opinione dell’ormai ex Presidente esecutivo di Google, ma è comunque innegabile che il sistema operativo del robottino verde abbia avuto un successo globale, capace di relegare tutte le altre piattaforme mobili (a eccezione di iOS, ovviamente) a percentuali di mercato risibili o, addirittura, condannarle “all’estinzione”. Insomma, la storia di Android è fatta in gran parte di successi, di scelte strategiche azzeccate e di grandi novità capaci di modellare, a propria immagine e somiglianza, il settore della telefonia mobile.

2003

Tutto inizia più o meno 10 anni fa, quando Andy RubinRich MinerNick Sears e Chris White fondano Android Inc., piccola società con grandi ambizioni. Inizialmente Android doveva servire da sistema operativo per fotocamere digitali, in modo che gli utenti potessero installare nuove app e aggiungere nuove funzionalità ai loro dispositivi.

 

Ben presto, però, i quattro decisero di cambiare rotta e virare verso il mercato degli smartphone, convinti che ben presto i “cellulari intelligenti” avrebbero ben presto sopraffatto le fotocamere. Mossa piuttosto intelligente, a ben vedere.

2004

L’avventura di Android, però, sembra dover avere vita molto breve. In poco meno di 12 mesi i fondi stanziati inizialmente dai fondatori finirono e il progetto rischiò di essere archiviato. In soccorso del robottino verde arrivò Steve Perlman, amico di Rubin ed ex ingegnere Apple, con una donazione di 10.000 dollari che permise al progetto Android di andare avanti.

2005

Sul palcoscenico Android fa la sua apparizione anche Google. Quello che si avviava a diventare un gigante del web e dell’hi-tech in generale inizia a finanziare il progetto di Rubin e degli altri e, dopo pochi mesi, ne prende il controllo.

 

Lo scopo iniziale di Goole era di poter sfruttare le competenze e le conoscenze degli ingegneri di Android in progetti ritenuti più vantaggiosi e idonei allo sviluppo del motore di ricerca. Le idee di Rubin e gli altir, però, erano differenti e i risultati si sono visti.

2007

Dopo oltre un anno di anonimato, Android torna a far parlare di sé nel 2007. Nello stesso anno della presentazione del primo iPhone, Google annuncia la costituzione dell’Open Handset Alliace (OHA), un consorzio che riuniva in un’unica sigla una lunga lista di produttori di smartphone e telefonini. Lo scopo era quello di gettare le basi per lo sviluppo di standard aperti (sia in ambito software sia in ambito hardware) in ambito mobile. E l’occasione, naturalmente, di presentare al mondo il suo sistema operativo mobile: Android.

2008

Nel febbraio 2008 Qualcomm e Texas Instruments annunciano la produzione dei primi chip compatibili con l’architettura software di Android. Il 28 ottobre di questo stesso anno HTC annuncia il lancio del modello Dream (conosciuto negli Stati Uniti con il nome di G1) nato dalla collaborazione del produttore sudcoreano con Google e T-Mobile.

 

Si tratta del primo smartphone Android della storia.

2009

Arriva il tempo della prima release ufficiale di Android. Il 30 aprile Google rilascia Android 1.5 Cupcake e da questo momento in avanti tutte le versioni del sistema operativo del robottino verranno chiamate con nomi di dolci (Jelly Bean e KitKat ne sono un esempio). Nel secondo trimestre di questo stesso anno Android si attesta al 2,9% del mercato internazionale e inizia a rosicchiare quote di mercato a iOS, Symbian e tutti gli altri. Nel giro di un mese e mezzo (dal 15 settembre al 26 ottobre) il team Android riesce a rilasciare altre due versioni del sistema operatibo: Android 1.6 Donut e Android 2.9 Eclaire.

2010

A gennaio Google fa il suo ingresso nel mercato degli smartphone, presentando il Nexus One, nato dalla collaborazione tra Big G e HTC. In vendita a 529 dollari, non riceve i favori della critica e del pubblico inizialmente sperati e la sua produzione viene ben presto interrotta.

 

Il 22 maggio Google presenta Android 2.2 Froyo (termine colloquiale dell’inglese americano per frozen yogurt), seguito poco dopo dal lancio del Samsung Galaxy S, probabilmente la serie di smartphone Android più famosa e venduta (ad oggi, Samsung ha venduto oltre 100 milioni di dispositivi con il bran Galaxy S). A dicembre Android è installato sul 33% dei cellulari presenti sul mercato mondiale (+30% in diciotto mesi), mentre negli Stati Uniti ha già sorpassato iOS. Il 6 dicembre Google mette a segno un doppio colpo: presenta in contemporanea Android 2.3 Gingerbread e il Nexus S, prodotto questa volta in collaborazione con Samsung e molto simile al Galaxy S della casa sudcoreana.

2011

Android 3.0 Honeycomb viene rilasciato in contemporanea con il lancio del Motorola Xoom e presenta importanti novità grafiche per il mercato dei tablet.

 

Nel secondo trimestre Android passa la soglia “psicologica” del 50% del mercato, divenendo il sistema operativo mobile più diffuso al mondo. Ottobre è il mese del terzo smartphone del brand Nexus, prodotto anche in questo caso con Samsung.

 

Il Galaxy Nexus sbarca sul mercato il 19 ottobre, portando con sé la novità di Android 4.0 Ice Cream Sandwich. Con ICS Google rivoluziona l’interfaccia grafica del suo sistema operativo, rendendolo compatibile sia con smartphone sia con tablet.

2012

Google continua nella sua opera di sviluppo del sistema operativo e nel giugno 2012 lancia Android 4.1 Jelly Bean.

 

Con il nuovo sistema operativo arriva anche l’assistente vocale made in Mountain View: sui dispositivi Android sarà d’ora in avanti disponibile Google Now, in grado di rispondere ai comandi vocali dell’utente.

 

La presentazione della nuova release, però, è l’occasione adatta per annunciare lo sbarco di Google nel mercato dei tablet: viene infatti presentato anche il Nexus 7, piccolo tablet leggero e versatile prodotto in collaborazione con Asus.

 

Il 29 ottobre è, invece, il momento del nuovo smartphone Nexus. Il quartogenito (chiamato non a caso Nexus 4) è prodotto in collaborazione con LG e verrà distribuito (al prezzo di 299 e 349 dollari) con Android 4.2 già installato. In questo stesso giorno Google annuncia la nascita del fratello maggiore del Nexus 7: dalla collaborazione con Samsung nasce il Nexus 10. Nel quarto trimestre dell’anno, Android controlla il 75% del mercato degli smartphone.

2013

La seconda generazione di Nexus 7 sbarca sul mercato il 24 luglio assieme alla release 4.3 di Android (sempre Jelly Bean).

Nel frattempo iniziano a circolare le voci sulla nuova, imminente versione del sistema operativo di Google: per la prima volta dovrebbe assumere il nome di un brand realmente esistente.

È il momento di Android 4.4 KitKat. Il 1 novembre Google mette in vendita il Nexus 5, nato dalla collaborazione con LG e dotato della versione KitKat del sistema operativo.

2015

Per continuare la propria lotta con Apple, alla fine del 2015 Google ha lanciato due nuovi smartphone (prodotti in collaborazione con LG e Huawei) e la nuova versione di Android 6.0 Marshmallow.

Per quanto riguarda i due smartphone, il Nexus 5x monta un SoC Snapdragon 808 supportato da una GPU Adreno 418, 2GB di RAM e 32GB di memoria interna, non espandibile. Il comparto fotografico, invece, è formato da una fotocamera posteriore da 12 megapixel e da una anteriore da 5 megapixel. Rispetto alla normale politica adottata da Google, il Nexus 5X ha un costo molto più alto, vicino ai 500 euro.

Ad affiancare il Nexus 5x, Google, in collaborazione con Huawei, ha lanciato anche il Nexus 6p, un phablet top di gamma con caratteristiche tecniche molto interessanti. Partendo dallo schermo da 5.7 pollici con risoluzione 2560 x 1440 che garantisce la massima qualità nella riproduzione di film e serie tv. il device monta un SoC Snapdragon 810, supportato dalla GPU Adreno 430, 3GB di RAM e 128GB di memoria interna, non espandibile. Il comparto fotografico prevede una fotocamera frontale da 8 megapixel e una posteriore da 12 megapixel.

Insieme al lancio dei due smartphone, Google ha rilasciato anche l’aggiornamento di Android. Con Marshmallow 6.0, l’azienda di Mountian VIew ha introdotto funzionalità molto interessanti: la tecnologia Doze per il risparmio energetico e il supporto nativo per i sensori biometrici.

2016

Il 2016 è un anno molto importante sia per Google sia per Android. L’azienda di Mountain View ha deciso di lanciare sul mercato il primo smartphone pensato e realizzato direttamente all’interno dei Google Labs. E per dare una ventata di novità al settore, ha deciso di mandare in pensione la serie Nexus e di lanciare i Google Pixel. Il nuovo smartphone (realizzato in due versioni, una con uno schermo da 5 pollici e l’altra con un display da 5,5 pollici) secondo gli esperti è il miglior device Android presente sul mercato. Infatti Google ha potuto sfruttare l’esperienza accumulata negli anni ed è riuscita a utilizzare al meglio le potenzialità del sistema operativo del robottino verde.

Google Pixel montano un SoC Snapdragon 821 supportato da una GPU Adreno 530, da 4GB di RAM e 128GB di memoria interna non espandibile. Il comparto fotografico, invece, è formato da una fotocamera posteriore da 12.3 pollici e da una anteriore da 8 megapixel.

Insieme ai Google Pixel, Google ha presentato anche Nougat, l’ultimo aggiornamento al sistema operativo del robottino verde. Le novità sono molto interessanti: infatti, l’azienda di Big G ha mandato in pensione l’assistente personale Google Now, per far posto a Google Assistant. Secondo gli esperti del settore, con Google Assistant, l’azienda di Mountain View fa un deciso passo in avanti verso la perfezione: l’assistente personale è sullo stesso livello di Siri, se non addirittura migliore.

2017

Google continua nella propria opera innovatrice e, con Android 8 Oreo, introduce alcune piccole migliorie per rendere più piacevole l’esperienza d’uso generale degli smartphone del robottino verde. Con Android 8, ad esempio, gli utenti hanno maggior controllo sulle notifiche, potendo personalizzare le modalità di visualizzazione per ogni app. La novità più importante, quanto meno da un punto di vista tecnologico, è però rappresentata dal Project Tremble: si tratta di un escamotage che punta a velocizzare gli aggiornamenti di sistema da parte dei vari produttori di smartphone, creando un sistema operativo “modulare” e aggiornabile a pezzi.

2018

Con l’avvento di Android 9 Pie, lanciato un po’ a sorpresa nei primi giorni di agosto 2018, nel mondo Android fa il suo prepotente ingresso l’intelligenza artificiale. La nona major release del sistema operativo del robottino verde, infatti, prova a migliorare ulteriormente l’esperienza d’uso facendo affidamento su AI e apprendimento automatico. Queste due tecnologie, ad esempio, dovrebbero prolungare autonomamente la durata della batteria, riuscendo a comprendere stile e modalità d’uso del cellulare e adattare di conseguenza il consumo energetico. Non mancano, poi, novità sul fronte della privacy e della sicurezza di dispositivi, ma le innovazioni maggiori arrivano sul fronte dei controlli. Android 9 Pie introduce un nuovo sistema di gesture, che permette di controllare ogni singolo aspetto del telefonino con uno swype e, soprattutto, di poter fare a meno del tasto Home e altri tasti fisici solitamente presenti sul dispositivo.

FONTE


Cos’è Android? La storia del sistema operativo mobile di Google

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Se siete giunti su queste pagine vuol dire che vi interessa Android, forse avete anche acquistato un terminale che lo supporta e vi state godendo le ottime performance e l’estremo grado di personalizzazione che lo caratterizzano. Se vi siete mai chiesti da dove viene questo sistema operativo e come si sia sviluppato nei suoi quattro anni di vita allora questo speciale fa al caso vostro.

Prendendo spunto da un apprezzato speciale pubblicato ormai diversi anni fa sul nostro portale gemello Windows Phone Italy, abbiamo dunque deciso di spiegare a grandi linee tutto ciò che ruota attorno alla creazione ed allo sviluppo del sistema operativo del momento, da dove nasce e dove sta andando, ripercorrendo tutte le principali fasi che ne costituiscono la storia, un percorso per ora breve ma già molto intenso, cercando principalmente di rispondere alla domanda: cos’è Android?.

Android è un sistema operativo open source per dispositivi mobili, basato sul kernel 2.6 di Linux, il “rivale” di Windows tanto amato dagli smanettoni.
A livello tecnico, la piattaforma open source Android è di fatto uno stack, ovvero un set di sottosistemi software, basato sul kernel Linux e che è composto da applicazioni Java che vengono eseguite su uno speciale framework, basato anch’esso su Java e orientato agli oggetti, a sua volta eseguito su un nucleo costituito da librerie Java eseguite tramite la macchina virtuale Dalvik, specifica per dispositivi mobili, dotata di compilatore just-in-time (JIT).

Diversi sono i componenti che compongono le librerie, sviluppate in linguaggio C: un surface manager, un framework multimediale OpenCore, un sistema a database relazionali SQLite, API grafiche 3D OpenGL ES 2.0, un motore grafico e di layout basato su WebKit, un motore grafico SGL, SSL ed una libreria libc Bionic, libreria standard per C basata in gran parte su BSD.
In sintesi, come spiegano i “testi sacri” sull’argomento, il sistema operativo Android è composto in tutto da 12 milioni di righe di codice che comprendono 3 milioni di righe di XML, 2,8 milioni di righe di C, 2,1 milioni di righe di Java e 1,75 milioni di righe di C++.

Una delle caratteristiche più evidenti di Android, come vedremo in seguito nel dettaglio, è il fatto che le sue diverse versioni sono indicate a livello ufficiale con un numero di versione secondo gli standard informatici ma che alla fine queste vengono di preferenza distinte per il proprio “codename”, tradizionalmente ispirato alla pasticceria e rigorosamente in ordine alfabetico: Cupcake (Android 1.5), Donut (1.6), Eclair (2.0/2.1), Froyo (ossia Frozen Yogurt, 2.2), Gingerbread (2.3/2.4), Honeycomb (3.0), Ice Cream Sandwich e così via.

Android fu sviluppato inizialmente nel 2003 da una startup californiana di nome Android, Inc., fondata da Andy Rubin, Rich Miner, Nick Sears e Chris White. Siamo agli inizi del nuovo millennio, ogni telefonino ha il proprio sistema operativo chiuso e gli smartphone più evoluti sono quelli prodotti da Palm e quelli con a bordo Windows Mobile.
In questo scenario, la visione di Andy Rubin era di creare un sistema operativo aperto, basato su Linux, conforme agli standard, con un’interfaccia semplice e funzionale che mettesse a disposizione degli sviluppatori strumenti efficaci per la creazione di applicazioni. E soprattutto, a differenza di tutti gli altri sistemi operativi sul mercato, la sua adozione doveva essere gratuita.
La svolta arriva nel luglio del 2005 quando Google acquista Android, Inc. trasformandola nella Google Mobile Division con a capo sempre Andy Rubin. L’acquisizione fornì a Rubin i fondi e gli strumenti per portare avanti il suo progetto. Il passo successivo fu la fondazione nel novembre dello stesso anno della Open Handset Alliance (OHA).

L’Open Handset Alliance, capeggiata da Google, è formata da 35 membri fra cui troviamo operatori telefonici come Vodafone, T-Mobile, Telecom Italia; produttori di dispositivi mobili come HTC, Motorola, Samsung; produttori di semiconduttori come Intel, Texas Instruments, Nvidia; compagnie di sviluppo software e di commercializzazione. Il loro scopo è di creare standard aperti per dispositivi mobili.

2007: la nascita di Android
Il 5 novembre 2007 L’Open Handset Alliance viene istituita ufficialmente e presenta il sistema operativo Android. Qualche giorno dopo verrà rilasciato anche il primo Software Development Kit (SDK) per gli sviluppatori che include: gli strumenti di sviluppo, le librerie, un emulatore del dispositivo, la documentazione, alcuni progetti di esempio, tutorial e altro.
Nel giugno del 2007 è arrivato sul mercato il primo iPhone di Apple che ha rivoluzionato il modo concepire gli smartphone. In molti si aspettavano che Google rispondesse con un proprio smartphone per cui la sorpresa fu grande quando presentò un intero ecosistema, un sistema operativo capace di funzionare su molti dispositivi diversi tra loro.

Al momento del lancio Android presentava un numero molto ridotto di applicazioni: un browser basato su webkit, una rubrica e un calendario sincronizzati con gmail e poco altro. Per invogliare i programmatori a cimentarsi con questa nuova piattaforma, Google istituì nel gennaio del 2008 un concorso con un montepremi di 10 milioni di dollari per le migliori 50 applicazioni.

T-Mobile G1 (HTC Dream), il primo smartphone Android
Ad agosto del 2008 viene presentata la versione 0.9 dell’SDK di Android sulla cui base l’operatore T-Mobile annuncia il primo smartphone con sistema operativo Android: il T-Mobile G1. Questo terminale, che in Italia sarà conosciuto come HTC Dream, raggiunse il mercato americano nel settembre del 2008: se ne vendettero 1 milione nei primi 60 giorni.

Il T-Mobile G1 è uno smartphone con display TFT da 3,2 pollici touchscreen, un processore da 528 MHz, 256 MB di ROM e 192 MB di RAM. Ha una tastiera fisica QWERTY a scomparsa a 5 righe che costituisce l’unico metodo di input. La tastiera software verrà introdotta solo con Android 1.5 ad aprile del 2009.
A differenza di quanto avviene con l’iPhone, Android punta da subito alla personalizzazione dell’interfaccia. Nasconde alla vista l’elenco delle applicazioni instalate lasciando libero l’utente di configurare a suo piacimento le schermate a sua disposizione con widget, shortcut a programmi e cartelle.
Analogamente ad Apple anche qui è presente un’app store, l’Android Market. A differenza dell’iPhone il sistema di notifiche non è gestito tramite pop-up ma tramite un menù a tendina che scende dall’alto. Il multitasking è pienamente supportato, tenendo premuto il tasto home compare un elenco delle ultime applicazioni aperte che permette di passare dall’una all’altra.

Android 1.5 “Cupcake”
La versione Android 1.0 presente a bordo di questo terminale è ancora un sistema operativo acerbo. Mancano le API per il Bluetooth (funziona solo l’auricolare), la tastiera virtuale e le API per GTalk. Lo sviluppo del software avviene però a ritmi vertiginosi e nell’aprile del 2009 viene rilasciato l’SDK di Android 1.5 chiamato anche Cupcake.
A partire da questa versione Google prenderà l’abitudine di assegnare ad ogni versione del suo sistema operativo il nome di un dolce, procedendo in ordine alfabetico. Farà anche allestire delle statue nel cortile del suo quartier generale per celebrare il rilascio di ogni versione.
Cupcake presenta delle novità sostanziali per Android. Oltre alla già citata tastiera virtuale dà la possibilità di scattare foto e registrare filmati caricandoli direttamente su Picasa o Youtube, introduce il riconoscimento vocale, migliorava i widget e le animazioni tra le schermate. Fornisce le API per lo sfruttamento dell’accelerometro e il Bluetooth stereo.

Il secondo telefono a montare il sistema operativo Android è stato HTC Magic, presentato durante il Mobile World Congress di Barcellona del 2009.
L’hardware di questo terminale è simile a quello del Dream, è raddoppiata la quantità di memoria ROM e il display è da 3 pollici. La maggiore differenza consiste nell’assenza della tastiera fisica.

Il primo smartphone Android non prodotto da HTC ad uscire sul mercato è stato il Samsung Galaxy i7500. Anche su questo terminale gira Android 1.5, ha un display AMOLED da 3,2 pollici e una fotocamera da 5 Megapixel con flash e tasto di scatto dedicato. Scompare la trackball presente nei due telefoni precedenti, sostituita da un pad a 5 direzioni.
Da allora abbiamo assistito ad una vera invasione di telefoni Android di tutte le marche, forme e dimensioni. Molti di questi dispositivi sono in vendita solo in determinate nazioni e non raggiungono i mercati esteri. È quasi impossibile contarli tutti, per farsi un’idea basta guardare i filmati dello stand Android del MWC di quest’anno in cui sono stati messi in mostra.

Android 1.6 “Donut”
Nel settembre del 2009 viene rilasciato Android 1.6 Donut. Si tratta di una release minore che migliora la funzione integrata di ricerca rendendola trasversale ed estendendola a tutti i dati del terminale.
Su Donut viene migliorata inoltre la velocità della fotocamera e della videocamera ed aggiornata l’interfaccia della galleria e dell’app store Android Market.

Android 2.0/2.1 “Eclair”
Nel novembre del 2009 viene rilasciato Android 2.0 Eclair. Si tratta di un aggiornamento importante per il SO di Google che permette l’integrazione dei contatti con Facebook e Twitter. Le immagini dei contatti vengono prese direttamente da Facebook e cliccandoci sopra appare un piccolo menù che presenta tutti i modi in cui possiamo contattare la persona.
Nella fotocamera troviamo zoom digitale, scene mode, bilanciamento del bianco, effetto sui colori e macro focus. La tastiera virtuale diventa multitouch e con un dizionario più ricco. Il browser permette lo zoom con il doppio tap ed è garantita la piena adesione allo standard HTML5. Finalmente arrivano le API per utilizzare direttamente il Bluetooth all’interno delle applicazioni.
Fa la sua comparsa Google Navigator, il navigatore satellitare turn by turn integrato in Google Maps. Ed ancora: supporto alla sincronizzazione di account multipli gmail; supporto ad altre dimensioni dello schermo e supporto ad Exchange. Vengono introdotti i live wallpaper.

Il primo telefono ad uscire con installato Android 2.0 “Eclair” è stato il Motorola MILESTONE, nome europeo del Motorola Droid. Si tratta del primo telefono Android che ha potuto beneficiare di una campagna di marketing massiccia negli Stati Uniti.
Dopo qualche mese verrà rilasciato un aggiornamento minore ad Android 2.1 che manterrà il nome Eclair, trattandosi di una minor release.

Il debutto del Google Nexus One
Il gennaio del 2010 vede la comparsa negli Stati Uniti del Nexus One, il primo telefono alla cui realizzazione Google abbia partecipato direttamente. Si tratta di un terminale SIM-free, indipendente dai vari operatori telefonici. Google ha provato a venderlo direttamente da un proprio sito Internet, scavalcando sia gli operatori che i rivenditori fisici come in sostanza avviene in Europa, ma l’operazione non ha funzionato trattandosi di una novità assoluta per il mercato statunitense.
Tecniche di vendita a parte, il Nexus One è un terminale di svolta. Google lo indica come telefono di riferimento per gli sviluppatori, fornendolo anche in regalo durante il suo Bootcamp I/O. Con un processore Snapdragon da 1 GHz e 512 MB di RAM ha l’obiettivo di elevare lo standard dell’hardware degli smartphone della futura generazione. In questo riesce nel suo intento.

Android 2.2 “Froyo”
Il 20 maggio 2010 esce l’aggiornamento a Android 2.2 “Froyo”. Grazie ad un nuovo compilatore Dalvik JIT si riescono ad ottenere prestazioni circa 7 volte superiori rispetto a quelli di Android 2.1 Eclair: i programmi si aprono più velocemente e il sistema è molto più fluido. Grazie all’Engine V8 Javascript, lo stesso di Chrome, la navigazione in internet è fulminea.
Viene introdotto il tethering Wi-Fi e USB che trasformano gli smartphone in hotspot mobili che condividono la connessione con altri dispositivi. Le applicazioni del Market hanno la possibilità di aggiornarsi automaticamente (auto-update) e adesso possono essere installate sulla memoria card per risparmiare la memoria interna.
C’è il pieno supporto ad Adobe Flash Player per tutti i siti internet che ne fanno uso. La tastiera virtuale supporta più lingue indipendentemente da quella impostata nel terminale. Viene introdotta la funzione send to phone per inviare contenuti dal browser del PC direttamente allo smartphone.

Android 2.3 “Gingerbread”
Nel dicembre del 2010 viene introdotto Android 2.3 “Gingerbread”. Il primo telefono a farne uso è il secondo esponente della famiglia Nexus, il Samsung Nexus S. Alcune ottimizzazioni del codice rendono Gingerbread ancora più veloce. Oltre ad un generale restyling dell’interfaccia troviamo il supporto alla tecnologia Near Field Communication (NFC) sia in lettura che in scrittura.
La tastiera virtuale è stata ridisegnata risultando molto più veloce; il meccanismo del copia e incolla è reso più agevole e i giochi possono sfruttare nuovi driver che migliorano l’accelerazione hardware. Il supporto alle telefonate via internet è adesso integrato nel sistema tramite i protocolli SIP e VOIP.
Il Nexus S è stato accolto con un po’ di scetticismo perché, a differenza del Nexus One, non ha presentato nessuna rivoluzione hardware clamorosa puntando invece sulla massima ottimizzazione con il software. La presenza di un processore dual-core sul nuovo terminale di riferimento per gli sviluppatori non sarebbe stata giustificata, in quanto Gingerbread non lo supporta.
Gingerbread è stato caratterizzato dal rilascio di numerose versioni intermedie minori, come la 2.3.5 che dovrebbe essere l’ultima resa disponibile in ordine di tempo.

Android 3.0 “Honeycomb”
Nel gennaio del 2011 Google ha lanciato Android 3.0 “Honeycomb”, un sistema operativo sviluppato appositamente per i tablet. Nel settembre del 2010 Samsung aveva creato il suo primo tablet, il Samsung Galaxy Tab, che però montava Android 2.2 FroYo chiaramente non ottimizzato per dispositivi del genere.
Il primo dispositivo a montare Android 3.0 Honeycomb è stato il Motorola XOOM, messo in vendita negli Stati Uniti il 22 febbraio 2011. Questa nuova versione del sistema operativo mette al bando ogni tasto fisico, sostituendoli con tre tasti virtuali presenti nell’angolo in basso a sinista a prescindere dall’orientamento del tablet.

Il multitasking adesso sfrutta delle immagini di anteprima delle applicazioni aperte e il sistema delle notifiche è stato ulteriormente migiorato spostandolo nell’angolo in basso a destra. Sono stati rivisti anche i widget che sfruttando il maggiore spazio a disposizione riescono a mostrare la maggior parte delle informazioni utili senza dover aprire l’applicazione.
È stato implementato il supporto nativo alle videochiamate, all’accelerazione grafica hardware e ai processori multi-core. Molte applicazioni sono state ridisegnate, come pure il Market. In alto a destra è presente una barra delle azioni dinamica il cui contenuto cambia in base all’applicazione che si sta utilizzando.

Android 3.1 “Honeycomb”
Durante la conferenza Google I/O 2011, che si è tenuta all’inizio di maggio del 2011, è stato annunciato l’aggiornamento di Android Honeycomb alla versione 3.1. L’aggiornamento non introduce nuovi elementi ma migliora diversi aspetti caratteristici di questo sistema operativo per tablet.
Il primo miglioramento riguarda il task switcher che gestisce il multitasking: prima limitato alle ultime 5 applicazioni, adesso mostra tutte le ultime applicazioni aperte. Alcune applicazioni saranno ancora aperte, altre potranno essere state chiuse ma verranno riaperte immediatamente nel caso fossero selezionate. Il sistema provvederà automaticamente a gestire la memoria disponibile così che l’utente non si vedrà mai costretto a forzare la chiusura di un’applicazione.
Il secondo miglioramento riguarda i widget a scorrimento introdotti con Android Honeycomb, che adesso potranno essere ridimensionati a piacere per mostrare un maggior quantitativo di dati senza dover aprire l’applicazione vera e propria.
Il terzo miglioramento riguarda le porte USB dei tablet che adesso Android gestirà nativamente come USB Host, così da poter gestire un gran numero di periferiche come tastiere, mouse, fotocamere e controller di gioco.

Android 3.2 “Honeycomb”
Dopo la rivelazione dei primi dettagli su Android 3.2 “Honeycomb”, si è poi saputo con maggiore precisione che questa nuova release, annunciata a brevissima distanza dal rilascio della precedente Android 3.1, di fatto ottimizza le prestazioni di Android sui tablet con display da 7″, introducendo al contempo il supporto per i processori Qualcomm, che cercano di imporsi come rivali delle CPU NVIDIA Tegra 2, attualmente le più utilizzate sui tablet Android.
Questa versione incrementale aggiunge inoltre nuove funzionalità per utenti e sviluppatori, come il supporto per una più vasta gamma di risoluzioni per i display e per il caricamento di contenuti multimediali dalle memory card, una nuova modalità Smart Zoom (o “zoom-to-fill”) per eseguire le app sempre a schermo intero e nuove API per lo schermo, specifiche per gestire in modo più preciso l’interfaccia utente.

Android 4.0 “Ice Cream Sandwich”
Nel corso della stessa conferenza è stato annunciato il nome della prossima versione del sistema operativo Android: si chiamerà Ice Cream Sandwich e avrà il compito di unificare sotto un unico sistema operativo tutti i futuri dispositivi Android siano essi smartphone, tablet o altro.
Ice Cream Sandwich erediterà le caratteristiche migliori di Android Honeycomb: l’interfaccia utente olografica, il launcher, l’interfaccia del multitasking, i widget arricchiti e le applicazioni avanzate. Anche la action bar saprà adattarsi allo spazio disponibile del display dei nuovi terminali.

FONTE


ANDROID: da dove derivano nome e logo?

Forse pensate che il nome Android preceda dai loro creatori, l’azienda Android Inc. che fu acquisita da Google nel 2005. Ma invece non è così! E forse vi siete chiesti anche diverse volte chi ha ideato il loro logo. Ebbene, noi qui oggi sveleremo il misterioso arcano!

Forse i fondatori di Android Inc. giocavano con la console Atary Lynx, sviluppata nel lontano 1989, perché si da il caso che Android è uno dei personaggi che compare nel gioco Gaunlet: Ther thirth encounter, il classico gioco dove bisogna lottare con mostri e dove puoi scegliere personaggi diversi con diverso potenziale e abilità.

Effettivamente, uno di questi personaggi fra cui poter scegliere si chiama proprio Android e basta vederlo per capire subito che è proprio a lui che si sono ispirati nella creazione del pupazzo del S. O. Android. Nel seguente video lo trovate al minuto 0:24.

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Quindi, a questo punto, anche l’impresa Android Inc. prende il nome dal personaggio del gioco! Mistero risolto!

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