Usiamo espressioni come YOLO e carpe diem così spesso perché il vero messaggio del mondo, quello che colpisce più di ogni altro slogan o acronimo, è: “No, non farlo veramente.” Preparati per la pensione, risparmia quanto più riesci e vivi da spilorcio per non dover passare la pensione a mangiare cibo per gatti. E forse, se sarai stato davvero furbo nel pianificare tutto, potrai andartene in giro in camper a guardare le cose che sarai troppo vecchio per fare. YOLO, ma con moderazione.

Quello che i pianificatori finanziari e i genitori non dicono, è che c’è una discreta possibilità che ognuno di noi muoia, se non nell’immediato, comunque prima del pensionamento o di qualsiasi altro sintomo della vecchiaia. Potrebbe essere il cancro come il furgoncino del fornaio che non si ferma al rosso, fatto sta che la giovinezza, o la relativa giovinezza, non è garanzia di sicurezza nemmeno negli ambienti ultra-protetti del mondo industrializzato. Un articolo pubblicato questa settimana sul Journal of Mathematical Economics formalizza queste riflessioni, considerando la morte precoce alla stregua di una possibilità di perdita economica come tante altre: il naufragio della nostra pensione integrativa o un uragano che rade al suolo la nostra casa sulla spiaggia. Il verdetto? Risparmiare per la vecchia comporta seri rischi, che non dovrebbero essere sottovalutati in nessuna pianificazione finanziaria che si rispetti. Per cui, ragazzi… YOLO.

Dall’abstract dell’articolo, “Compensatig the Dead”:

Una morte precoce è, senza dubbio, un serio svantaggio. Comunque, la possibilita di analizzare la retribuzione degli individui dalla vita breve è stata fino ad ora scarsa, probabilmente perché difficilmente praticabile. Infatti questi elementi difficilmente possono essere individuati in anticipo, e non possono essere valutati a posteriori. Noi sosteniamo che, nonostante queste difficoltà, una compensazione può essere effettuata incoraggiando il consumo nelle prime fasi del ciclo di vita..
I ricercatori, con base alla Woodrow Wilson School della Princeton University, hanno valutato i dati relativi a quattro differenti gruppi socio-economici francesi: impiegati, dirigenti, professionisti e operai, tutti di età compresa tra i 20 e i 100 anni. Se i membri di questi gruppi vivessero tutti per la stessa quantità di tempo, la più grossa perdita relativa sarebbe sostenuta dal gruppo degli impiegati, che hanno il reddito più basso e avranno guadagnato circa il 30 percento in meno rispetto ai professionisti. Mentre se i membri di ogni gruppo dovessero morire all’età di 55 anni, allora avrebbero tutti perso circa il 40 percento della somma che avrebbero potuto guadagnare se fossero vissuti fino a 85.

Usando gruppi divisi per classe sociale risulta evidente che la perdita media totale dovuta a una morte prematura è più o meno equivalente a quella che subisce chi appartiene a una categoria socio-economica inferiore. La morte mette tutti sullo stesso piano, anche economicamente parlando. “L’unico modo di attenuare gli squilibri generati dalle differenze tra una vita lunga e una breve, è che tutti spendiamo un po’ di più e lavoriamo un po’ meno,” ha dichiarato il responsabile dello studio, Marc Fluerbaey, in un comunicato.

“In questo modo, gli sfortunati che moriranno prematuramente,” ha proseguito, “avranno vissuto una vita economicamente più appagante che non se avessero risparmiato pianificando di godersi la vecchiaia.”

Gli autori fanno notare che i rischi della vecchiaia sono distribuiti molto più omogeneamente rispetto a quanto non lo fossero anche solo un secolo fa, grazie all’aumento dello sviluppo mondiale e delle reti di protezione pubblica come la previdenza sociale. Oggi non avere un bel gruzzolo in banca al momento del pensionamento in genere non comporta la stessa estrema povertà di un tempo. La crescente ricchezza ha sostituito il rischio di morire di freddo con quello di morire benestanti. Ogni venticinquenne è convinto che vivrà per sempre o quasi, ma la morte è in agguato.

“Risparmiare un po’ meno potrebbe fare bene ad alcuni, riducendo le diseguaglianze tra longevi e non,” ha dichiarato Fleurbaey. “Ne consegue che la tradizione di incoraggiare il risparmio, eredità di un passato di stenti, pur non sembrando mollare la presa appare inadatta a un mondo più florido. Immaginate di trascorrere tutta la vita a risparmiare per la pensione e di morire l’anno prima di andarci. A livello individuale, avreste fatto meglio a consumare di più, e prima.”

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