Come tutte le novità in grado di trasformare la società, anche Internet presenta degli enormi pericoli connessi alla sua indubbia portata rivoluzionaria.

La caratteristica fondamentale di Internet è quella di rappresentare un enorme “archivio umano” – contenente ogni sorta di informazione ormai – accessibile a chiunque in qualunque momento. Ma Internet è anche accessibile “in entrata”, e non solo “in uscita”, nel senso che qualunque utente è in grado di immettere informazioni a piacimento, che senza nessun filtro andranno bene o male a fare parte di quell’archivio.

E’ quindi diventato necessario cercare di verificare sempre la validità delle diverse informazioni a cui si accede, prima di farne uso o di tornare addirittura a rimetterle in circolo, amplificandole. Si rischia infatti quello che si potrebbe definire un “incesto dell’informazione”, …

… dove una bugia iniziale, una volta immessa nel circuito, riesca a rigenerarsi proprio grazie alla propria esistenza.

E’ il caso, sembrerebbe, della “famosa” predizione di Einstein sulle api, che più o meno recita così: “Se un giorno le api dovessero scomparire, all’uomo resterebbero soltanto quattro anni di vita”. Il ragionamento che sottende a quell’affermazione è sicuramente valido, almeno in via di principio: niente più api, niente più impollinazione, niente più frutta e vegetali (non tutti, ma gran parte), con conseguente spirale a discendere il cui limite sta solo nella fantasia di ciascuno di noi.

Ma l’ha davvero pronunciata Einstein quella frase?

Una rapida ricerca su Google sembrerebbe confermarlo in pieno, visto che le parole “Einstein” “api” “quattro” e “anni” [tutte insieme, ma senza le virgolette], danno un ritorno di 50.000 pagine solo in italiano, Se poi si fa la ricerca in inglese, “Einstein” “bees” “four” e “years” daranno un ritorno di addirittura 300.000 pagine. (se volete fare la prova, usate Google.it per la ricerca in italiano, e Google.com per quella in inglese).

Eppure…. Sembra che nessuno riesca a trovare la fonte originale da cui è tratta quella citazione. Dopotutto Einsten non era l’ultimo degli sconosciuti, ed è difficile che una frase del genere – che riguarda semplicemente il futuro dell’umanità – sia “sfuggita” alla marea di ricercatori, studiosi e normali lettori che nell’arco di 50 anni hanno in qualche modo letto, recensito, annotato, catalogato o archiviato tutto quanto di Einstein sia stato ritrovato.

Una ulteriore ricerca, secondo il sito Snopes, rivela che la citazione sarebbe comparsa pubblicamente soltanto nel 1994. In altre parole, prima di quell’anno non si troverebbe traccia di un eventuale uso di quella citazione di Eisntein. E dove sarebbe comparsa, per la prima volta, quella citazione? Sempre secondo Snopes, su un volantino distribuito in Francia e Belgio dalle rispettive Associazioni Nazionali Apicultori, che iniziavano a preoccuparsi per una morìa di api molto superiore alla norma.

Avremmo quindi un mastodontico caso di “fallacia ad autoritatem”, compiuta in maniera generalizzata su scala globale.

Che le api quindi stiano morendo, è un dato di fatto ormai assodato da anni. Che le responsabilità di questa morìa siano da attribuire ai telefoni cellulari (le cui frequenze disturberebbero il senso di orientamento delle api, impedendo il loro ritono all’alveare) piuttosto che agli OGM, al Global Warming o a una frangia di fanatici di Al-Queda, questo ancora non lo sappiamo. Che Einstein abbia pronunciato quella frase, infine, diventa davvero improbabile.

E questo nonostante una quantità impressionante di pagine che la riportano, ed il cui numero continua a crescere proprio grazie alla enorme quantità di pagine che la riportano.

Qualcuno aveva scritto, in tempi non sospetti: “Una bugia ripetuta molte volte diventa una verità”, e questo lo abbiamo già imparato rendendoci conto della profonda differenza che passa fra la vita reale e il modo in cui ce la descrive la televisione. Ma anche Internet non è al riparo da questa profonda verità. Anzi, in un universo in cui la duplicazione/diffusione dell’informazione sta alla base stessa del suo funzionamento, il rischio è quello di creare un mondo parallelo, virtuale, che non abbia più nessuna attinenza con quello reale.

Sta a ciascuno di noi, e non soltanto “agli altri”, evitare che questo succeda.

 

di Massimo Mazzucco – 29/04/2007
FONTE