Il filone fantasy è, dal punto di vista editoriale, il genere più prolifico e produttivo, di contro alla sua estrema giovinezza (il fantasy contemporaneo è nato con La Spada di Shannara di Brooks nel 1977). Questo è senza dubbio un fattore che spiega la continua ripetitività degli schemi e degli intrecci nelle opere fantasy, che da un lato ha ridotto tale genere al rango di narrativa di consumo e dall’altro lo ha reso ancora più settoriale, legandolo strettamente con fenomeni non letterari quali ad esempio il gioco di ruolo. Naturalmente restano, in questo oceano di romanzi fotocopia dalle copertine sgargianti tutte uguali, storie di alto livello qualitativo che però si allontanano sempre più dall’etichetta fantasy per timore di venire equiparati alla massa in circolazione. La fantasy di Brooks non si è mai liberata dell’etichetta che del resto le si addice, e questo non tanto per bassa qualità letteraria quanto per una precisa volontà dell’autore che, essendo oggigiorno il maestro riconosciuto se non addirittura il fondatore del fantasy contemporaneo, non si è mai preoccupato di spacciare le sue opere per ciò che non sono. Dov’è, allora, l’originalità della fantasy di Brooks se la sua è tra le pochissime a poter mantenersi al di sopra della massa pur conservando l’etichetta discriminante? Tra i molti elementi, alcuni dei quali già trattati in altri articoli in questo sito, il principale da un punto di vista strutturale è quello che definirei il “rovesciamento del topos”.
La fantasy è, secondo l’opinione condivisa dalla maggioranza dei critici, una diretta derivazione, se non un’evoluzione, della fiaba. Questo rapporto fantasy-fiaba ha tra i maggiori studi teorici il brillante e celebre saggio di Tolkien On fairy stories che appunto indicava implicitamente i punti di contatto tra i due generi. Ora, le fiabe tradizionali sono state sottoposte nella prima metà del Novecento ad un’attenta analisi psico-sociologica, che ha avuto come suo iniziatore e maggiore personalità il russo Vladimir Propp, tendente a riscontrare quelli che tecnicamente sono detti i ‘topoi’ (dal greco topos, luogo), cioè letteralmente i luoghi comuni delle storie, gli stilemi che si ripetono costantemente nella maggioranza delle fiabe. Non sorprenderà se una discreta parte di questi topoi possano valere perfettamente anche per la fantasy, e se un’ulteriore analisi – per il momento non ancora compiuta e ufficializzata – rivelerà l’esistenza di altri topoi precipui della fantasy contemporanea. Cercando di schematizzare e limitandoci ad esempi generali, risulterà evidente al lettore di opere fantasy che le trame della maggioranza dei romanzi di questo genere possono essere tendenzialmente condensate nei seguenti punti, che appunto Propp per primo indicò nei suoi studi:
1)Allontanamento: un personaggio della storia abbandona per un qualche motivo la propria casa. (cfr. Bilbo Baggins ne Il Signore degli Anelli [di seguito, ISDA], Luke Skywalker in Star Wars [di seguito, SW])
2)Divieto: l’eroe riceve una proibizione o un ordine. (cfr. Gli Eredi di Shannara, gli Ohmsford ricevono l’ordine di recarsi al Perno dell’Ade)
3)Infrazione: l’ordine o il divieto è infranto. Entrata in scena dell’antagonista. (cfr. la fallita missione ad Alderaan in SW, la non apparizione di Gandalf a Brea in ISDA)
4)Investigazione: l’antagonista cerca informazioni sulle sue vittime o, in rari casi, viceversa. (cfr. i Cavalieri Neri chiedono informazioni su Frodo in ISDA)
5)Tranello: tentativo dell’antagonista di sconfiggere la vittima con trucco, travestimento o trappola. (cfr. la finta spada a Paranor ne La Spada di Shannara, la trappola della grafite ne L’impero Colpisce Ancora, SW)
6)Danneggiamento: l’antagonista riesce a danneggiare l’eroe, un suo amico, o a impossessarsi di un oggetto importante. (cfr. Frodo ferito a Collevento in ISDA, Luke perde la mano nel duello con Vader ne L’Impero Colpisce Ancora, SW)
7)Inizio della reazione: l’eroe e i suoi compagni decidono di porre fine alla situazione di danneggiamento. (cfr. la battaglia di Yavin in SW, la nascita della Compagnia dell’Anello in ISDA)
8)Partenza: partenza dell’eroe e dei suoi compagni per l’avventura finale. (cfr. La Compagnia lascia Granburrone in ISDA)
9)Donatore: un personaggio superiore dona poteri all’eroe. (cfr. la morte di Obi-Wan in SW, il dono di Galadriel in ISDA)
10) Reazione dell’eroe: grazie all’aiuto del donatore, l’eroe risolve una situazione drammatica. (cfr. Luke con l’aiuto della Forza distrugge la Morte Nera in SW, Frodo usa la luce di Galadriel per sconfiggere Shelob in ISDA)
11) Trasferimento dell’eroe nello spazio: l’eroe viene trasferito nello spazio a cospetto dell’antagonista per la lotta finale. (cfr. Frodo a Mordor in ISDA, Luke condotto dall’Imperatore ne Il Ritorno dello Jedi, SW)
12) Lotta: scontro finale tra l’eroe e l’antagonista. (cfr. Shea contro il Signore degli Inganni ne La Spada di Shannara, Luke contro Vader e l’Imperatore in SW)
13) Marchiatura: l’eroe subisce una menomazione fisica nel corso della lotta finale. (cfr. Frodo perde il dito per opera di Gollum su Monte Fato)
14) Vittoria e rimozione della sciagura: l’antagonista è sconfitto, la situazione ritorna al pacifico stato iniziale. (cfr. distruzione di Sauron e crollo di Mordor in ISDA, distruzione degli Ombrati e rimozione del loro orrore nelle Quattro Terre ne I Talismani di Shannara)
15) Ritorno: ritorno dell’eroe accolto festosamente a casa. (cfr. celebrazioni a Yavin in SW, celebrazioni di Frodo e Sam in ISDA)
Questa sequenza di avvenimenti, chiamati da Propp funzioni, costituisce la struttura tipica della fiaba sia occidentale che orientale, ed è stata completamente ripresa dalla narrativa fantasy. Negli esempi su riportati si nota come molte di tali funzioni siano state riprese da Brooks, particolarmente nel suo primo classico La Spada di Shannara, di cui in altra sede abbiamo analizzato i forti parallelismi con l’opera prima di Tolkien: appare evidente infatti come molte di queste funzioni risultino uguali nei due romanzi. Meno evidente potrebbe invece risultare l’affermazione precedente secondo cui la fortuna dell’opera di Brooks si basi su una destrutturazione di questi schemi fissi, che spesso vengono completamente rovesciati. Cerchiamo di dimostrare questo assunto.
Come si è visto, il filo conduttore di tutte le funzioni sopra descritte è quello della quest, il viaggio di ricerca; ricerca di un oggetto necessario per salvare un personaggio o per salvare il mondo intero, il succo non cambia. Ne La Spada di Shannara il tema della quest è dominante, la disperata ricerca della spada da parte dei protagonisti è l’elemento che fa progredire la storia. Già in questo romanzo, tuttavia, assistiamo a una prima trasformazione del topos classico: una volta trovata la spada, gli eroi – ironia della sorte – non hanno la benché minima idea di come si usi. Generalmente, nelle fiabe più tipiche il problema non si pone poiché una volta trovato l’oggetto si sa già come sfruttarlo a proprio vantaggio. Qui invece no: la Spada di Shannara è nelle mani degli eroi, ma essi non sanno come sfruttarla a loro vantaggio. Stesso concetto presente nel Primo Re di Shannara e negli Eredi di Shannara: sempre la Spada, sempre la perplessità dei personaggi riguardo il suo uso. Questo è un rovesciamento fondamentale del topos. Rende il tema della quest completamente privo di senso, e ricollegandosi a una tradizione che parte dalle Argonautiche di Apollonio Rodio rende il viaggio di ricerca null’altro che un vuoto peregrinare alla ricerca di una verità non certo concretizzata nell’oggetto stesso, ma da ricercare nell’intima coscienza dei personaggi stessi. La Spada, si scoprirà poi, può venire utilizzata solo a caro prezzo: essa, infatti, svela a chi ne è a contatto tutte le falsità e gli inganni di cui si è macchiato nella propria vita, e solo se l’eroe saprà sopportare il peso di queste orribili verità potrà utilizzare la Spada contro il nemico, facendo altrettanto. Ecco perché il Signore degli Inganni e gli Ombrati possono venire sconfitti solo con la Spada: chi ha costruito la sua vita su falsità e menzogne non può sopravvivere alla verità sul proprio io. E’ tutta una ricerca interiore quella che ha per oggetto la Spada di Shannara, del tutto simile alla quest per eccellenza, quella del Santo Graal nelle leggende medioevali che sottintendeva in realtà una ricerca mistica della solidità della fede di chi andava peregrinando per ritrovarlo.
Questo rovesciamento del topos della quest è dominante nelle opere di Brooks, in particolare nel ciclo degli Eredi di Shanara. Qui, la quest si divide in tre: ricerca della Spada, di nuovo persa perché dimenticata; ricerca della fortezza di Paranor, la svanita rocca dei Druidi; ricerca degli Elfi, il ‘popolo eletto’ (perché unico dotato di magia) da tempo misteriosamente scomparso dal mondo. Una ricerca che si conclude, apparentemente, con un clamoroso fallimento. La Spada viene ceduta a Par Ohmsford dallo stesso capo degli Ombrati, il suo più terribile nemico: infatti, essa si rivelerà inutilizzabile poiché Par non ne riesce a cogliere la funzione; Paranor viene riportata nel mondo reale, ma Walker Boh – che ha portato così a termine la sua ricerca – si ritrova assediato nella fortezza stessa così che apparentemente il suo risultato non ha avuto alcun effetto; il ruolo degli Elfi viene completamente rovesciato: visti inizialmente come Messia, unici capaci di sconfiggere gli Ombrati con la loro magia, si scopre invece che sono stati proprio loro a creare gli Ombrati attraverso esperimenti proibiti di stregoneria. Non c’è eroismo, né grandezza nelle vicende che Brooks ci racconta in questi romanzi: gli oggetti della quest appaiono privi di significato, non sono che proiezioni del desiderio di appigli concreti che domina i disperati personaggi dell’epopea di Shannara.
Un altro interessante topos che Brooks si diverte a rovesciare è quello dell’usurpatore. L’ultima delle funzioni proppiane citate sopra può in molti casi, infatti, ‘allargarsi’: una volta tornato a casa, l’eroe deve vedersela con un ultimo nemico, il ‘falso eroe’ che ne ha preso il posto. Per sconfiggerlo, l’eroe deve affrontare una nuova difficile prova, superata la quale viene riconosciuto e il falso eroe viene smascherato. Questo topos, che si riscontra già nell’Odissea omerica, e che viene ripreso anche nel Signore degli Anelli nel momento del ritorno di Frodo e Sam nella Contea, è da Brooks rovesciato ne L’unicorno nero, terzo volume della saga di Landover. Qui lo scontro tra eroe e falso eroe non avviene infatti nell’ultima parte del romanzo ma domina l’intera vicenda, e si basa su un nuovo espediente: Ben Holiday, re di Landover, viene trasformato in un misero contadino e Meeks, il crudele mago usurpatore, assume invece le fattezze di Holiday. La vittoria di Ben e lo smascheramento di Meeks avverrà solo quando Ben, dopo un lungo peregrinare, assumerà sicurezza riguardo la propria identità riacquistando le sue fattezze e sconfiggendo la magia di Meeks. Non vi è quindi più l’espediente della prova rivelatrice per sconfiggere il falso eroe, ma una lenta evoluzione psicologica dell’eroe per tornare ad essere ‘sé stesso’.
L’intera produzione di Brooks si basa sul concetto che l’eroe, lungi dall’essere un personaggio senza macchia e senza paura, è in realtà debole e capace di sbagliare. Dunque, ecco spiegata la necessità del rovesciamento del topos della quest e dell’oggetto magico (per un maggiore approfondimento di questo tema si veda “Strani comportamenti della magia”). Ma ecco anche spiegato il rovesciamento di un altro topos classico, quello dell’aiutante magico. Ne La Spada di Shannara e nei due successivi romanzi che compongono la prima trilogia ambientata nelle Quattro Terre, l’aiutante magico per eccellenza è impersonato da Allanon, il druido depositario di antichissime conoscenze che tanto somiglia al Gandalf di Tolkien o all’Obi-Wan Kenobi di Star Wars. Ma Allanon, così come i successivi aiutanti magici Cogline e Walker, non sono certo esseri infallibili, né tanto meno perfetti. I druidi, rappresentati da Allanon, sono tutti individui che tessono intrighi e che spesso usano gli altri come strumenti per i loro disegni. Di qui la forte critica che i membri della famiglia Ohmsford e soprattutto Walker Boh (prima che lui stesso si ritrovi a diventare druido) rivolgono a quest’arcana istituzione, rea di essersi ‘autodistrutta’ perché chiusasi in sé stessa non è riuscita a trovare alleati nella lotta al Signore degli Inganni ed è stata sterminata. Allanon mente esplicitamente ai personaggi della saga di Shannara, al punto tale da nascondergli i veri scopi delle loro missioni e i reali pericoli cui vanno incontro. L’aiuto da lui dato all’eroe, inoltre, serve unicamente per uscire da una complicata situazione, e non è mai risolutivo per il successo della missione, la qual cosa va letta nell’ottica della necessità che l’eroe compia con le sue sole forze il proprio destino (è la stessa cosa che avviene con Frodo e con Luke Skywalker: l’originalità di questi ‘eroi’ sta nell’essere profondamente umani e di riuscire nella loro impresa senza l’aiuto di forze magiche, ma con la propria sola volontà: un elemento in comune anche con il personaggio di Harry Potter). Anche gli Elfi, depositari della magia nelle Quattro Terre, non sono eterei e perfetti, ben diversamente – come visto in altre sedi – dagli Elfi di Tolkien. Corrotti, spesso malvagi, il più delle volte indolenti e lassisti, gli Elfi non risultano di alcun aiuto agli eroi delle storie di Brooks. E nessun aiuto danno, nel ciclo di Landover, gli ‘aiutanti magici’ al protagonista Ben Holiday: le magie sconclusionate e da prestigiatore di Questor Thews o il supporto magico di Willow possono aiutare Ben ad uscire da alcune situazioni pericolose, ma non hanno alcun ruolo nella soluzione delle vicende principali, che sono risolte con le sole forze del protagonista. L’originalità e il valore della fantasy di Brooks sta quindi proprio in questo, nel fatto cioè che le vicende vengano risolte non con espedienti magici o armi invincibili, ma con l’umana grandezza che i protagonisti dimostrano.
Il ciclo di Landover è, per stessa ammissione di Brooks, un’opera satirica della fantasy canonica. Questo spiega quindi anche perché spesso gli antagonisti di Ben Holiday siano figure caricaturali. Il drago Strabo e la Strega del Crepuscolo, benché tratteggiati come esseri di estrema crudeltà, fanno spesso sorridere e non sono mai, in realtà, i veri ‘cattivi’ della storia. Il male in Brooks – come già si è visto in “L’evoluzione del male” – assume sempre fattezze ben diverse da quelle canoniche, e ad esempio nel primo romanzo del ciclo di Landover il male è rappresentato dal Marchio di Ferro, che in realtà sembra essere null’altro che la proiezione delle paure e delle angosce di Ben stesso. Draghi, troll e streghe nella fantasy brooksiana sono cattivi di supporto, spesso da operetta, ennesimo rovesciamento di un luogo comune della produzione fantasy ‘ortodossa’ che si evolve dalla fiaba classica.
Insomma, appare chiaro quindi come Brooks – pur partendo necessariamente dalle stesse funzioni in comune con la più classica produzione fantasy – abbia superato lo schematismo e la desolante mancanza di originalità che caratterizza gran parte dell’attuale produzione di genere mantenendosi ancorato al principio che l’elemento fantastico, quello magico, è peculiare ma non principale, è insomma un espediente che non deve mai svilire la centralità dell’uomo, sempre e comunque protagonista delle più grandi e notevoli opere del fantastico.

FONTE 08.2013