Una fotografia essenziale, chiara e sintetica, di buona parte della società contemporanea alle nostra latitudini:

Il mondo di oggi presenta elementi e caratteristiche che favoriscono il narcisismo.

La società di un tempo, fondata sul lavoro e sulla rinuncia, ha sempre più ceduto il passo alla società dei consumi, della produttività, della giovinezza, della leggerezza e al culto del presente.

Viviamo in un’era di narcisismo, dominata dall’apparenza, dal terrore della vecchiaia e della morte, che di conseguenza tende alla perfezione e all’idealizzazione della giovinezza e della bellezza, soprattutto in senso estetico.

I social network sono uno specchio di questa era e rispecchiano perfettamente questa tendenza, amplificando il narcisismo.

Facebook, Twitter, Instagram, Google+, Youtube, solo per citarne alcuni, sono quotidianamente utilizzati da milioni di giovani e meno giovani, allo scopo di presentare al meglio la propria immagine sociale e di acquisire maggior visibilità all’interno della rete. Tale proposito è perseguito attraverso la pubblicazione di contenuti più o meno personali, attentamente selezionati.

In questo contesto, i rapporti sociali tendono sempre più a circoscriversi all’interno dell’ambito virtuale, con un conseguente impoverimento relazionale. Le interazioni mediate dalla rete, infatti, risultano più accessibili e facili da gestire, ma in realtà sono maggiormente labili e illusorie. Pensiamo solo che per troncarle non servono fiumi di parole o spiegazioni, ma basta un semplice click.

L’individuo, alleggerito da qualsiasi vincolo sociale significativo e profondo, tende a investire sempre più su se stesse e sulla propria realizzazione personale, ma il prezzo di tutto questo ripiegamento su di sé è la sua crescente irrilevanza sociale, il vuoto, lo spaesamento e la solitudine.

Ecco perché, al di là delle apparenze, il soggetto narcisista non si sente mai pienamente appagato, in quanto il culto di sé e l’egocentrismo coincidono con lo svuotamento di ogni energia vitale e sociale, con il senso di non appartenenza a qualcosa di più ampio.

In nome dell’assoluta autodeterminazione e autosufficienza, egli rivendica il diritto onnipotente di decidere ciò che fino a ieri era solo destino, natura, dovere, non considerando che gli aspetti fondamentali della vita non sono quasi mai il prodotto di una reale scelta.

In assenza degli altri e di uno sfondo di riferimento sociale più ampio, non si può essere veramente liberi. L’altro in definitiva non è soltanto un limite alla propria realizzazione personale, ma è anche e soprattutto la condizione che la rende possibile.

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