Giardino zen: nè un fiore,

nè un’ombra. Dov’è l’uomo?

Nel trasporto di rocce,

nella traccia del rastrello,

nel lavorio della scrittura.

Roland Barhes

 

 

Zen in giapponese significa “meditazione”. La parola deriva dal cinese “Ch’an” che deriva dal sanscrito “dhyana”.

In Cina il “Ch’an” si faceva risalire al patriarca Bodhidharma e il termine “meditazione” non aveva il carattere passivo e statico della pratica indiana, anzi, al contrario, si preferiva una “mistica attiva” che conciliasse quiete e movimento, passività ed attività.

Ogni essere umano possiede la natura di Budda e, attraverso la “meditazione” (zazen), può illuminarsi (satori).

Lo stesso termine “meditazione” è riduttivo o inappropriato, perchè in giapponese si dice “shikantaza” cioè “semplicemente sedere, rigettando corpo e mente”.

Lo scopo di tutti gli insegnamenti buddisti è quello di ottenere l’illuminazione. Nel buddismo zen giapponese ciò viene detto “hon rai men moko”, cioè “realizzare la propria dimensione originale”.

Una delle diverse tecniche di meditazione attiva è la cura di un giardino dalle particolari caratteristiche, detto dagli occidentali “giardino zen”.

Il giardino zen allude al cammino verso l’illuminazione; ogni elemento della sua composizione ha un significato particolare, e infonde nell’animo del visitatore un senso di pace e serenità.

A seguito sono riportati integralmente:

  • l’estratto di una conversazione tenutasi su un forum tematico sulla filosofia zen;
  • il resoconto dell’esperienza di un architetto americano ospite di un tempio zen in Giappone;
  • curiosità ed informazioni varie prelevate da vari siti web.

 

 

Sui giardini orientali…

[N.B.: il tono a volte colloquiale del testo e’ dovuto al fatto che il contenuto è frutto di una discussione intavolata su it.hobby.giardinaggio nel mese di gennaio 2001. Contributi di Andrea, Calaf, Gimmi.]

 

Introduzione

Esistono i giardini zen, quelli con le pietre tanto per capire, e i giardini giapponesi. I primi hanno sabbia e pietre e bon, finita li. I secondi hanno acqua, pietre, piante e annessi e connessi. Alcuni principi fondamentali sono comuni, pochini invero. Il principio zen è quello di curarli.

I giardini zen

Genesi

[Gimmi] ho letto e riletto qualcosa su uno dei piu’ noti e celebrati giardini Zen, il Ryoan-Ji di Kyoto [vedi immagine sopra]. Secondo alcuni studiosi, delle attuali rocce non esiste menzione fino a due secoli dopo che il giardino fu progettato. Quindi il giardino originale sembra essere stato di ciliegi, di cui restano ancora visibili i resti di un tronco in uno degli angoli del giardino. Forse in origine non c’erano differenze tra giardino sacro e giardino privato, poi il primo si e’ progressivamente depurato fino ad assumere l’aspetto metaforico attuale? oppure ai due tipi di giardino corrispondevano fin dalle origini, scelte formali e spaziali completamente diverse? E come mai p.es. nel plurifotografato tempio di Tenjuan a Kyoto, coesistono ghiaino e pattern di muschio?

[Andrea] Il giardino formato di pietre è una conseguenza del giardino “normale” ed è nato in seguito ad un acquirsi di certi concetti che nei vari campi hanno portato la cerimonia del te, il bunjin, lo sho ecc. Questa forma è un’estremizzazione simbolica della natura, fu creato da funzionari molto colti che si ritirarono in un sorta di eremitaggio e da qui furono anche gettate le basi del suiseki come lo intendiamo ora. Nel bunjin infatti vediamo che il tronco e la chiama sono ridotti all’essenziale, importa il segno grafico dell’andamento del primo ma nel contempo è necessaria l’estrema ricercatezza della tessitura della corteccia, in poche parole la perfezione nella semplicità o essenzialità; lo stesso concetto che troviamo nel giardino di pietre.

Divisione storica dei giardini:

kare sansui – paesaggi secchi

shoin zukuri – giardino scenario

shinden zakuri – giardino classico

shakkei – scorcio o panorama riprodotto

L’epoca della nascita di questi giardini è verso la metà/fine dell’era Ashikaga o Nonbokucho-Muromachi (1333-1537). Il Ryoanji è di quel periodo e dovrebbe rappresentare una tigre che con i suoi cuccioli attraversa un guado, in omaggio ad una leggenda cinese. L’unico vegetale in questo giardino è il muschio che ricopre le rocce. Ma è un raro esempio i giardini per lo più sono di ispirazione cinese e dunque hanno acqua, alberi ecc, coevo ad esempio è il Tenrynji che ha un grosso lago. In quel periodo nasce la cerimonia del te ed ha inzio il distacco del bonsai vero e proprio dal bonkei, se vedi dei dipinti dell’epoca noti sempre bonkei e non bonsai.

 

Rapporto giardini zen / giardini giapponesi

Riguardo i giardini che si trovano in giro per il Giappone spesso sono una via di mezzo delle due cose e sono moderni, spesso di alberghi. Riguardo se è o non è zen mi pare cosa di poco conto, loro non li chiamano giardini zen ma giardini.

I due tipi di giardini (zen e giapponese) non possono coesistere, uno l’estremizzazione del giardino giapponese. O uno o l’altro, nel giardino giapponese le pietre hanno un’importanza fondamentale ma sono due cose separate. Il giardino zen è una rappresentazione stilizzata del giardino giapponese, un po’ come rapporto tra suiseki ed il bonsai, tenedo conto che in quest’ultimo rapporto il suiseki rispetto al bonsai è più una rappresentazione d’insieme, di un paesaggio, nel bonsai lo è l’ishizuki, il boschetto o il bonkei. Il concetto filosofico è differente, uno è un’estremizzazione, una rappresentazione della natura, ma è innaturale. In effetti tali giardini sono abbastanza rari e sono nei templi e non nelle case private, tra l’altro la casa tradizionale giapponese (ora scomparsa) non prevedeva una spazio per tale giardino ma lo spazio per un giardino giapponese.

 

Rapporto con l’edificio

Questi tipi di giardino, come gli altri, non sono fatti per essere esposti all’ammirazione dei passanti ma per goderseli al massimo con gli amici, per cui sono isolati dal mondo esterno, i giardini di pietre si trovano nei cortili interni e sono circondati almeno in parte da un portico rialzato rispetto al piano. Sono a pianta rettangolare per le questioni di visibilità di cui sotto. Se il giardino zen fosse all’interno della casa, non sarebbe in contatto con la natura, ti pare.

 

Le pietre

Le pietre nel giardino zen hanno la funzione di isole, intese anche metaforicamente come isole di pensiero, una cosa fondamentale è il numero, mai pari sia per i gruppi che per i componenti dei singoli gruppi (non parliamo poi del 4 per i giap porta una sfiga tremenda anche perché l’ideogramma è uguale a quello di morte). Questo perché tutto quello che è arte giapponese rifugge dalla simmetricità e ne converrai che se tu usi oggetti in numero pari è giocoforza metterli in simmetria. Deve esserci un equilibrio tra le proporzioni delle pietre e il giardino e conseguentemente anche del numero delle stesse. Le pietre seguono le regole dei suiseki e del wabi. Devono giocoforza essere levigate dalla natura, essere esente da spigoli ecc. le definirei morbide.
Le pietre vanno conficcate in profondità e devono essere di colore uniforme nelle tonalità medie del grigio. Se non fossero uniformi si rischierebbe di porre l’attenzione sulla singola pietra e non sull’insieme.
Le pietre devono essere messe in modo che da qualsiasi angolo si guardi il giardino non rimangono “impallate” devono vedersi tutte e i gruppi devono essere asimmetrici. Ogni gruppo deve avere una pietra principale e via le altre, su queste pietre si deve avere una visione totale in modo che si distinguano chiaramente da ogni punto d’osservazione. Non esiste un punto ma molti punti, e qui sta il difficile, la teoria della visione dei boschetti, e delle altezze con una visione continua.

 

La ghiaia

Le pietre rappresentano isole che emergono dall’acqua, questa è rappresentata dalla ghiaia. Anche questa deve essere di colore grigio uniforma con un tonalità differente da quella delle pietre.
Non sono presenti acqua e piante. Il fondo sotto la ghiaia (ghiaia piccola, arrotondata di colore uniforme) deve presentare un drenaggio più che ben fatto, in modo che l’acqua piovana scorra sempre via e non ristagni.
Bisogna creare un fondo di pietre grossolane con dei canali di scolo, simili a quelli che noi facciamo nelle fasce degli ulivi, sopra pietre sempre più piccole fino da arrivare alla ghiaia.

Le ondine si fanno, la questione è proprio lì, lo zen non si fa costruendo il giardino ma facendo le ondine.

 

I colori

Il bianco è il colore del lutto nella civiltà giap, aggiungi il discorso che avevo fatto riguardante il rifiuto degli eccessi (a riguardo puoi vedere F. Jullien, Elogio dell’insapore, Raffaello Cortina ed., Milano, 1999) e al wabi e sabi cioè una predilizione per tutto quello che è sfumato e intermedio o neutro dunque il grigio.

 

Spiritualità

Certamente da un punto di vista occidentale non sono comprensibili, la nostra e la loro spiritualità sono differenti. C’è da dire che sono stati teorizzati e concepiti in altri tempi, nel Giappone moderno sono incomprensibili alla quasi totalità delle persone, quanto a noi occidentali. Riguardo allo zen bisogna pensare che fondamentalmente è contemplazione o gesto, vedi la calligrafia o certe forme diarti marziali come il tiro con l’arco. Comunque penso che la sensibilità verso il giardinaggi come forma spirituale esiste anche in occidente prova a leggere F. Richaud, Il signor giardiniere, Ponte alle grazie, 1999.

 

 

 

Un’esperienza in un Giardino Zen

di Steve Grove, U.S.A.

Nota dell’autore : Sappiate che non ho menzionato il vero nome del monastero e dei monaci poichè essi preferiscono una vita tranquilla e privata.

L’altra notte la pioggia ha inzuppato la sabbia del giardino Zen , offuscando i suoi precisi solchi e rilievi , indurendo i suoi fini granuli . Le linee che ieri si evidenziavano attraverso la sabbia con forme graziose ,ora sono appiattite e insulse , e hanno perso la loro espressione dinamica di appagamento mentale . Questa mattina i monaci dovranno rastrellare di nuovo il giardino

 

Anche se c’è una fitta di dispiacere nella mia eccitazione , non posso trattenere la mia contentezza nel poter osservare il lavoro che i miei nuovi amici dovranno fare a causa della pioggia notturna . Fin da quando venni a stare qui al monastero in Kyoto ( Giappone) non vedevo l’ora di osservare il momento in cui un buon acquazzone avesse obbligato i miei nuovi amici alla manutenzione del giardino . Come figlio di un architetto di giardini in una piccola città del Minnesota, ho avuto sempre una speciale predilezione per i giardini Giapponesi . Incantato dalle loro linee lisce e dall’ordine naturale , mi sono sempre stupito del modo in cui sono mantenute tali da essere così naturali , cosicché la sabbia dei giardini sembri così incredibile nell’uso dello spazio e delle linee . L’opportunità di vedere queste linee rastrellate da Mu-san , Yo-san e Ji-san ,tre dei monaci addestrati a questo scopo , si rivelò una sorpresa molto educativa .

Il giardino sabbioso è delimitato da due bordi diritti , gli altri due lati si rompono in una curva graduale che li unisce entrambi e li separa dal muschio verde che scende verso una selezione di piante . All’interno di queste linee la sabbia è rastrellata come una rete . I quadrati sono tutti della stessa grandezza e sono alternativamente rugosi e piatti come una camicia di flanella sabbiosa.

La precisione con cui la rete è disposta mi fa pensare che il mantenimento deve essere misurato , anche se mai i monaci hanno tirato fuori un metro o una squadra . Caratteristico dello Zen , suppongo, è la mancanza di necessità di avere una misura esterna per costruire la forma del giardino .

Ji-san e Yo-san dipanarono un lungo gomitolo di corda che era attaccata a piccole asticelle lunghe 15 centimetri e larghe 9 circa . Conficcati in ognuna di queste asticelle c’erano due lunghi chiodi che sporgevano dalla base e le mantenevano a posto mentre erano inserite nella sabbia . Seguendo la rigatura , linee erose già presenti , i monaci distesero la corda secondo la lunghezza del piccolo giardino : mentre Ji-san manteneva stabile una parte del bordo , Mu-san e Yo-san rastrellavano la rete .

Gli strumenti che usavano erano un largo rastrello e una piccola scopa, il primo ,di legno, aveva 17 denti metallici sporgenti da 3 a 5 cm fuori di una spessa lamina di legno che formava la testa . Mu-san si serviva della parte dentata per fare le parti rialzate e della parte liscia per disegnare i quadrati lisci. Per prima cosa lui si servì della parte dentata, dove c’era la corda , sopra il vecchio disegno per circa un quadrato e mezzo di rilievo , poi lo rivoltò e usò la parte piatta del legno per lisciare la parte che oltrepassò , tenendola per una lunghezza di un quadrato . Yo-san veniva dietro , leggermente spazzando colla piccola scopa attraverso i punti di penetrazione dei denti e lisciandoli . Poi Mu-san abbassò i denti nella sabbia nell’angolo più lontano del quadrato che prima aveva lisciato e si premurò di ripetere il processo . Egli camminava a ritroso muovendosi tutto attorno al giardino .

Quando incise l’intero rilievo attraverso tutto il piccolo giardino, era tempo di disegnare il bordo. Tutto attorno al perimetro c’era un bordino che lo circondava come una struttura pittorica su un deserto curato ,di nuovo i monaci distesero la corda ,però stavolta tutta lungo i lati diritti, poi Mu-san mostrò a Yo-san come rastrellare un piatto , sdentato pettine lungo il lato , ammassando la sabbia periferica in una precisa cresta lungo la linea . Yo-san ci provava ma non riuscì a fare una linea dritta , Mu-san dovette correggerlo molte volte e quando prese il comando di nuovo ,io camminai dietro a Mu-san ed egli mi girò attorno .

“E’ interessante ? egli chiese in Giapponese con un sorriso nascosto ,gli dissi che era molto interessante .

“Quando avete imparato a farlo ?”

” nel mio primo anno di monaco”, mi rispose , “Il monaco più anziano mi insegnò, all’inizio fu molto difficile imparare ,ma ora ci mettiamo solo un’ora a finirlo in due o tre”.

Mi fece sapere che non sapeva il significato del giardino .” Neanche il ROSHI ( Il maestro Zen) del monastero conosce il suo significato ,o chi lo ha creato , o quando . Qualcuno pensa che sia stato un famoso artista chiamato Fujimori Miya però nessuno in realtà lo sa “.

Chiesi loro quanto spesso portavano nuova sabbia .

“Mai ,” mi rispose dopo una pausa. “Non l’ho mai sentito “.

Mi interessava che il giardino nascondesse un tale mistero . Sicuramente il suo significato e la sua nascita sono passati attraverso i tempi da monaco a monaco ,anche se incredibile sembra che i monaci abbiano trovato questo giardino qui e continuino a mantenerlo nella stessa forma e lo diano in eredità alla prossima generazione di monaci.

Quando Mu-san riuscì ad avere una graziosa curva del bordo del giardino , fui curioso di vedere come avrebbe creato il bordo senza avere la corda in linea retta : un goniometro e una corda ? Un pezzo flessibile al bordo ? No ! ,lui semplicemente si mise all’inizio di un bordo, gettò un’occhiata sul punto finale ,poi portò il legno piatto a pettinare lungo una curva, disegnandola con graziosa precisione , ed incontrando finalmente la fine nel punto giusto ,ne fui colpito .

L’ultimo passo fu di spazzare lungo la parte esterna del bordo colla scopa, leggermente spazzolando la sabbia esterna appiattendola per circa 21 cm in larghezza .

” Finito ,” Mu-san disse ,un’ora circa quasi dopo che iniziò .

Avevo ancora una domanda , e chiesi a Mu-san se non gli dispiaceva che gliela facessi . ” Che cosa sono quei due piccoli rigonfiamenti metallici ?” , mi accertai puntando il dito sui 15 cm di protrusioni 90 cm dal centro del giardino.

” Non lo sapevo che cosa fossero finchè recentemente non arrivarono i pompieri dipartimentali per un sondaggio “, ammise lui , ” Sono le postazioni per la riserva nascosta d’acqua in caso di incendio del tempio .”

Fui tentato di chiedere perché mantenessero gli estintori sotto il giardino sabbioso Zen , tra tutti i posti possibili , ma decisi di non farlo . In un giardino con molti misteri , sembra utile lasciare le domande dove sono; dopo tutto , alcune cose sono proprio così ,misteriose .

 

 

 

GIARDINI ZEN

Il giardino Zen (in stile Karesansui) e’ composto da 2 elementi:

  • grani di sabbia bianca rastrellata che rappresentano l’oceano;
  • pietre e rocce che rappresentano le montagne e gli animali marini sacri.

Il giardino zen crea un senso di tranquillita’, immobilita’ e calma;
la mente può espandersi e liberare l’ immaginazione

 

Le origini

Il giardino “Karesansui”, detto anche giardino giapponese in stile “paesaggio secco” esiste da molti secoli.

E’ nel sesto secolo d.c., con l’ avvento del Buddhismo Zen che il “giardino” ha cominciato ad evolversi. Innanzitutto sono stati creati paesaggi con dimensioni maggiori per permetterne l’accesso all’interno,
cosi’ da passeggiare e meditare senza rimanere all’esterno, sui bordi come nei primi Karesansui.

I sacerdoti Zen hanno adottato poi il ” Karesansui ” assegnando alla sua costruzione uno scopo differente: aiutare alla comprensione più profonda dello zen e dei suoi concetti.

La meditazione zen non avviene piu ‘ solo con l’ osservazione del  giardino ma anche e soprattutto con la sua creazione stessa.

I principi base che oggi ci vengono tramandati risalgono al tardo 1200 e sono quelli che hanno creato i ” kansho-niwa ” o giardini della contemplazione dei piu’ recenti sacerdoti Zen.

 

La costruzione

Quando costruite il vostro giardino zen , aggiungete un elemento o modificate l’orientamento della sabbia in grani e’ un’importante occasione per rilassarvi e meditare pensando alla tranquillita’ e alla vastita’ dell’oceano.

Il vostro giardino zen puo’ essere creato ovunque, in piccoli spazi o in piu’ ampie aree che aiutano a drenare il vostro giardino di casa tradizionale. I due elementi principali sono rocce per formare isole montuose e sabbia speciale per creare le onde e le correnti del mare.

La sabbia utilizzata non e’ quella delle spiagge bensi’ granito o marmo schiacciato e di tonalità uniformi: bianco, bianco sporco, beige ,di circa 2 millimetri di diametro. Non utilizzate grani multicolori . Il granito bianco e uniforme crea la giusta atmosfera e illumina con il proprio riflesso anche le aree vicine del giardino di casa tradizionale.
Scegliete molto accuratamente le rocce da posizionare nel giardino zen. Le isole sono il fulcro della meditazione e cio’ che rappresentano riveste una particolare importanza per lo zen.

Giardino Zen nel tempio Tofuku-ji (Kyoto)

Le isole rappresentano l’immortalita’, la longevita’ e la salute.
Molti giapponesi hanno nei loro giardini singole rocce che rappresentano le immutabili montagne e anche gruppi di rocce a forma di testuggini e gru:  due simboli importanti di longevita’ , la tradizione di testuggini antiche di 10.000 anni e gru di 1000 anni.

Dopo aver posizionato le rocce secondo la vostra sensibilita’, rastrellate la graniglia di sabbia in modo continuo senza mai fermare il “rastrello” . Dovete creare percorsi visivi unifomi e senza interruzioni che percorrono per la sua lunghezza il giardino e ruotano armoniosamente intorno alle isole..

Spesso vengono aggiunti dei ponticelli che simboleggiano il passaggio attraverso il mare per raggiungere un punto di vista alternativo che altrimenti non sarebbe visibile. E’ un modo diverso per meditare, contemplare la vita e i suoi misteri che si ottiene solo se si attraversa quel ponte

In alcuni casi vengono aggiunti ornamenti monocromatici come rocce contenenti acqua la cui funzione e’ quella di creare nuovi punti di contemplazione e un maggior senso di profondita’ del paesaggio.

 

Bron ElGram – 24.06.2002