(Riporto integralmente questo bell’articolo su un nostro importante conterraneo, che sicuramente comparirà nei Racconti di Bron ElGram)

La parabola di Alessandro Cruto: inventò una lampadina molto più potente di quella di Edison. Ma non ebbe il denaro per brevettarla

Brevettate, italiani! Brevettate! Se non volete finire come Meucci, Vincenzo Tiberio (scopritore della penicillina) Francesco Broccu (inventore del revolver) Antonio Pacinotti (padre della dinamo) e decine di altri inventori italiani che, giunti per primi alle più grandi conquiste della scienza, sono spariti dalla storia per disinteresse, scarsità di mezzi, o vittime di quella demeritocrazia che splende sul nostro Paese come i raggi del suo bel sole.

Ancor oggi, nonostante la loro creatività torrenziale, gli italiani presentano solo il 3% dei brevetti europei contro il 15%, ad esempio, dei tedeschi. Ecco perché l’ultimo, retorico film di Harvey Weinstein Edison, l’uomo che illuminò il mondo uscito a luglio e ora candidato all’Oscar, dovrebbe fornirci l’occasione per ricordare Alessandro Cruto. L’inventore piemontese, a 5 mesi dall’accensione della lampadina del coetaneo Edison – che produceva una luce fioca e rossastra prima di fulminarsi dopo appena 40 ore – presentò la propria: questa spandeva una potente luce bianca e poteva durare ben 500 ore. Non a caso, fu la prima ad essere commercializzata su larga scala, subito dopo la presentazione a Monaco di Baviera.

La lampadina Cruto si diffuse in Francia, Svizzera, Cuba e Stati Uniti dove fu distribuita da Westinghouse, l’inventore rivale di Edison, che era un onest’uomo. A Edison serviranno altri 8 anni per rendere competitiva la sua lampadina (che aveva copiato all’inglese Swan) con quella italiana. In effetti, sul sogno della luce a incandescenza vari inventori in tutto il mondo di stavano applicando fin dal 1835. Una ampolla di vetro, un filo di materiale conduttore e l’elettricità: questi gli ingredienti di un frustrante rompicapo che finiva sempre in una nuvoletta di fumo, con la fusione o la combustione del filamento. Edison sperimentò 1600 materiali diversi prima di ottenere qualche risultato apprezzabile con un filamento di cotone carbonizzato. Contemporaneamente, a 8000 km di distanza, il 33enne Alessandro Cruto figlio di un muratore di Piossasco,Torino, e fisico autodidatta si stava applicando su un suo pallino da vero alchimista: quello di riuscire a creare diamanti dal carbonio. Tale risultato si otterrà solo nel 1953 e Cruto vedrà frustrati, in vita, i suoi tentativi.

Aveva però maturato un’enorme conoscenza sul carbonio e dopo aver assistito a una conferenza dello scienziato Galileo Ferraris gli si “accese la lampadina” – è il caso di dire – trovando il materiale giusto per il filamento. Con pochi mezzi, riuscì a far depositare della grafite su un filo di platino che, volatilizzato ad alta temperatura, lasciava così un tubicino sottilissimo di carbonio puro. Questo aveva l’enorme vantaggio di aumentare la propria resistività elettrica all’aumento della temperatura: in sostanza, non si bruciava facilmente.

Il 5 marzo 1880 Cruto accese quindi la prima, completa, efficiente e commercializzabile lampadina del mondo nel laboratorio di Fisica all’Università di Torino. Il suo fu un tipico caso di “serendipità”, ovvero la capacità di ottenere felici scoperte mentre si è alla ricerca di tutt’altro. Nel 1882, le strade del comune di Piossasco sono le prime in Italia ad accendersi di notte, mentre piazza Carlo Felice, a Torino, risplende un anno prima di Place de la Concorde a Parigi.

Nel 1886, Cruto fonda la prima fabbrica vera e propria ad Alpignano con una produzione di 1000 lampade al giorno. Queste saranno le prime utilizzate su treni (linea Torino-Aosta), battelli (Lago di Ginevra) e illumineranno fabbriche e teatri come il Regio di Torino. Pochi anni dopo l’avvio industriale, l’inventore entra in conflitto con i soci dell’azienda, che fallirà qualche anno dopo e verrà rilevata dalla americana Philips nel 1927. Sposatosi in tarda età, Cruto visse gli ultimi anni dedicandosi a uno strano progetto volto a immagazzinare energia atmosferica finché, nel 1908, muore dimenticato da tutti. Se qualcuno, nel 1884, all’Esposizione di Torino, gli avesse prestato il denaro per brevettare la sua invenzione, oggi tutti conoscerebbero il nome – italiano – dell’uomo che per primo illuminò il mondo.

FONTE – Andrea Cionci