Dire che il Diamante di Gould (Chloebia gouldiae) sia tra gli uccelli esotici più belli e conosciuti nelle nostre case (subito dopo il Diamante Mandarino, ben più comune e noto) è pressoché riduttivo; i suoi colori ammaliano tutti e la sua personalità non lascia dubbi sulla sua nobile origine.
In internet e sui libri si possono trovare centinaia di schede e descrizioni della loro vita in natura e in cattività; per questo motivo questa scheda si limiterà ad esser un piccolo riassunto di alcuni punti cardine sulla vita di questo stupendo uccello australiano.

La storia di questo colorato estrilide risale alla prima metà del 1800 quando i primi soggetti furono avvistati e catturati dai colonizzatori francesi; la sua classificazione però è da considerarsi definita nel 1839 con la sua scoperta da parte del pittore ornitologo John Gould.
John visse in Australia con la moglie Elizabeth dal 1838 al 1840 ed a lei dedicò l’allora sconosciuto e tanto colorato uccello.
La signora Gould morì durante il viaggio di rientro in Inghilterra ed in suo onore il marito diede il nome all’uccello più bello che avesse mai visto.
(A Jhon Gould è attribuita anche l’importazione del pappagallo ondulato, le note cocorite).

Il vero nome del colorato e famoso Diamante del Gould infatti sarebbe letteralmente “Lady Gouldian Finch”, cioè “Diamante della Signora Gould”.

n natura il Diamante del Gould (o Diamante di Gould) vive nelle savane del nord dell’Australia; la zona presenta un clima molto secco per buona parte dell’anno con temperature estive che possono raggiungere i 60°C in pieno sole.
In questo ambiente apparentemente ostile il periodo migliore per la vita (e quindi per la riproduzione) di quasi la totalità degli uccelli è tra novembre e febbraio.
Molti allevatori chiamano questo lasso di tempo “primavera australe”.

In questo periodo dell’anno le piogge torrenziali della stagione umida trasformano l’intero paesaggio; le temperature si abbassano esponenzialmente oscillando tra i 20°C e i 30°C, i piccoli ruscelli diventano enormi fiumi, zone desertiche da aride si allagano temporaneamente dando origine a laghi e paludi e la vegetazione inizia a crescere velocemente.
In queste circostanze e situazione di abbondanza in cui acqua e cibo sono sempre disponibili i Diamanti di Gould e gli altri uccelli australiani possono far ricominciare il ciclo della vita facendo iniziare la loro annuale stagione degli amori.

I Diamanti di Gould nidificano nelle buie cavità degli alberi, in conseguenza a ciò si può notare che dalle bocce dei piccoli appena nati possono vedere al buio delle piccole palline luminose (oltre al Puttern Buccale, i puntini sul palato) utili ai genitori per imbeccarli nella semi-oscurità dei nidi.
Gould di poco Giorni

La forma ancestrale che vive in natura del Diamante del Gould è il “petto viola”, nelle tre varianti sul colore della testa: “testa rossa”, “testa nera”, “testa gialla”.
Tutti gli altri colori (petto bianco, pastello, blu, ecc) e le loro combinazioni sono frutto di una selezione fatta in cattività dall’uomo.

FONTE


IL LOCALE D’ALLEVAMENTO

Iniziamo dai locali d’allevamento, che dovranno essere luminosi, sufficientemente spaziosi per il numero di soggetti che intendiamo tenere, senza umidità eccessiva né correnti d’aria, ben arieggiati e puliti. Se ci si prefigge l’allevamento e non la semplice compagnia, sarà utile disporre di un locale dedicato solo agli uccellini, arredato con gabbie da cova e voliere, scaffali, tavolo e sedia (per dedicarsi all’osservazione dei nostri coloratissimi amici, un passatempo molto rilassante e interessante, e per annotare tutti gli eventi sul registro d’allevamento).

I Diamanti di Gould sono uccellini abitudinari che non amano i cambiamenti, una fonte notevole di stress. Per questo motivo si raccomanda di decidere una particolare disposizione degli accessori interni (mangiatoie, beverini, ecc) e di mantenerla inalterata nel tempo, per non stressare inutilmente gli animali. Lo stesso andrebbe fatto, nei limiti del possibile, per quanto riguarda gli orari di rigoverno e pulizia delle gabbie e del locale. Si dovrebbe evitare di lavorare in allevamento nel tardo pomeriggio, perché gli uccelli vengono disturbati e non si cibano a dovere in vista della lunga pausa notturna. Vanno inoltre limitati gli spostamenti di gabbia e le catture, a meno che non siano strettamente necessari. Questi accorgimenti valgono comunque in generale per ogni tipo di uccellino domestico: vanno lasciati il più possibile tranquilli, intervenendo solo ove necessario.

I nostri uccellini imparano da tanti piccoli segnali ad accorgersi quando ci stiamo avvicinando. E’ buona cosa instaurare una specie di “segnale convenzionale” per avvertirli del nostro arrivo senza sorprenderli e spaventarli a ogni nostro ingresso. Per entrare nel mio locale d’allevamento, per esempio, devo aprire un piccolo catenaccio, che produce un rumore caratteristico. Appena tocco il catenaccio, sento loro che dentro il locale cinguettano e volano, disponendosi in attesa. Quando io entro, non si spaventano, perché sono preparati al mio arrivo. Il catenaccio in questione non è sempre tirato. Ma anche quando non è tirato, prima di entrare lo tocco facendolo “tintinnare”, proprio per avvertire i Gould del mio arrivo. E immancabilmente li trovo già tutti sui posatoi più alti, girati verso la porta.

IN CASA

Se si è costretti a tenere gli uccellini in casa, bisogna sapere che i locali in assoluto meno adatti sono:

– la cucina, a causa dei repentini sbalzi di temperatura e di umidità, e dei fumi di cottura che possono essere mortali in brevissimo tempo

– il bagno, a causa dei repentini sbalzi di temperatura e di umidità

La camera da letto e il salotto sono più idonei, anche se non ideali. Va infatti tenuto sempre presente che l’illuminazione e il riscaldamento artificiali (come vengono utilizzati nelle case, secondo le esigenze delle persone) non giovano alla salute dei nostri amici pennuti. Possono infatti sballare il ciclo ormonale e compromettere le capacità riproduttive. L’ideale, in mancanza di un locale d’allevamento separato, sarebbe una stanza poco frequentata e con una bella finestra luminosa che, quando viene aperta, non generi correnti d’aria con altre finestre o porte.

Sono assolutamente da evitare le gabbie tonde, perché non avendo angoli definiti disorientano e innervosiscono l’uccellino. Questo vale per ogni uccello da gabbia, non solo per il Diamante di Gould. La scelta migliore è sicuramente una gabbia o volieretta di forma rettangolare, sviluppata maggiormente in lunghezza che non in altezza, dato che gli uccellini volano in orizzontale. Sconsigliate anche le gabbie a pagoda, a casetta, con il tetto tondo, ecc.

La gabbia non va riempita eccessivamente. Una normale gabbia da cova da 65 cm deve contenere al massimo 3 posatoi, due dei quali il più possibile distanziati fra loro, in modo tale che gli uccellini siano costretti a volare per spostarsi e non riescano a farlo solo saltellando. I posatoi vanno però tenuti sufficientemente distanziati dalle sbarre perchè altrimenti si rischia che le code degli uccellini si rovinino molto a causa dei continui sfregamenti. Anche le mangiatoie e i beverini andrebbero posizionati agli antipodi, così da costringere gli uccellini a fare del movimento per passare da un alimento all’altro.

ALL’APERTO

Un’altra possibilità è data dall’allevamento all’aperto, che solitamente avviene in voliera. Si tratta di una soluzione molto bella e stimolante, soprattutto per gli uccellini che sono molto vivaci e attenti all’ambiente ricco di rumori e di suoni che li circonda. Però ci sono alcuni punti da tenere presenti:

– maggiore esposizione ai parassiti, che vengono veicolati dagli uccelli selvatici, spesso attirati vicino alla voliera dai semini che cadono a terra. I piccioni, per esempio, possono trasmettere zecche, acari delle penne, salmonella, ecc.

– maggiore pericolo costituito da attacchi di gatti, topi, rapaci. Bisogna usare voliere grandi che offrano vie di fuga e che siano adeguatamente e saldamente chiuse, nonché solidamente ancorate a terra, per non poter essere rovesciate. Per esempio, le grandi voliere prodotte oggi da importanti aziende specializzate sono dotate di apposite doppie reti anti-topo, porte con serratura e catenaccio, pareti mobili di plexiglas per l’inverno, zanzariere, ecc.

– esposizione alle zanzare, nelle zone dove sono presenti. Le punture di zanzara, al meglio provocano gonfiore e prurito, al peggio possono provocare il vaiolo, far perdere un dito o un occhio.

– freddo invernale. Nelle zone molto fredde le voliere devono essere adeguatamente e accuratamente protette dal freddo e dal gelo. In moltissime zone d’Italia si arriva abbondantemente sotto lo zero. I Diamanti di Gould possono vivere all’esterno, ma a costo di una pesante selezione naturale. Il ceppo che resiste sarà eccezionalmente robusto e rustico, ma si deve pensare che i soggetti morti di freddo avrebbero potuto vivere per anni una vita normalissima se solo fossero stati al chiuso.

LA TEMPERATURA

Il problema della temperatura si pone soprattutto per il periodo riproduttivo, dato che il Gould scalda i piccoli solo per 8-9 giorni. Se la temperatura ambientale non è di almeno 20-22 gradi, allora si rischia di veder morire i pulli di freddo. Per ulteriori informazioni, vedere la pagina dedicata alla riproduzione.

L’UMIDITA’

L’umidità è un valore importante, soprattutto nel periodo delle cove, quando le uova devono schiudere.

Il livello di umidità ideale in questo periodo si aggira intorno al 65%, ma non bisogna fissarsi ed essere eccessivamente fiscali. Percentuali di umidità maggiori sono sconsigliabili perché dannose per gli uccellini (i Gould soffrono molto per condizioni di freddo umido) e per gli alimenti a loro disposizione.

Per ovviare a un’umidità eccessiva, è possibile utilizzare un buon umidificatore e tararlo in modo tale da fargli mantenere il livello di umidità desiderato, oppure dei sali appositi che assorbono l’umidità (ma hanno lo svantaggio di non poter essere regolati).

LA LUCE

L’ideale sarebbe che il locale d’allevamento almeno nella stagione estiva fosse raggiunto al suo interno dai raggi diretti del sole, o per lo meno dalla luce naturale, per evitare di dover intervenire con l’illuminazione artificiale.

I programmatori di luce, normalmente chiamati “dispositivi alba-tramonto” sono strumenti utilissimi nella gestione di un allevamento. Essendo completamente automatici, funzionano da soli e si azionano autonomamente in risposta alle condizioni di luce e agli orari impostati, consentendo di mantenere una costante uniformità nella gestione della luce. In commercio se ne trovano di svariati modelli, dai più semplici ai più complessi, ma tutti ugualmente validi e funzionali.

Se il locale è inondato dalla luce del sole, bisogna fare attenzione che nella stagione calda non si surriscaldi eccessivamente.

Alcuni consigliano di tenere accesa una lampadina da pochi Watt per tutta la notte, in modo tale da aiutare gli uccellini a tornare sui posatoi dopo uno spavento o una caduta accidentale.

LE GABBIE E LE VOLIERE

I Diamanti di Gould possono essere allevati sia in voliera (allevamento in colonia) sia in singole gabbie da cova.

La prima soluzione è molto bella da osservare, perché permette di vedere questi meravigliosi uccellini vivere la loro vita sociale, ricavarsi un territorio, stabilire le gerarchie e interagire con il gruppo. Non dimentichiamo che in natura più coppie di Diamanti di Gould nidificano nello stesso tronco d’albero, allevando la prole in una sorta di comunità. I Diamanti di Gould sono uccellini socievoli e gregari che amano la vita di gruppo. Anche la cova e lo svezzamento dei pulli non presentano particolari problemi in colonia. L’unico neo è che le coppie si formano spontaneamente e che quindi non è possibile avere “matrimoni combinati” decisi dall’allevatore. Può anche capitare che una femmina si accoppi con più maschi e che i figli nati non siano del maschio che la aiuta nell’allevamento, ma di un altro maschio non bene identificato! In questo modo non si hanno certezze sugli ascendenti dei piccoli. Inoltre a volte scaturiscono liti per i nidi o “invasioni di nido” da parte di altre femmine.

Nella foto sopra si vede uno dei miei gabbioni: misura 100 cm di lunghezza x 60 cm di profondità x 80 cm di altezza. Può ospitare tranquillamente diverse coppie di Diamanti di Gould. E’ arredato con posatoi in plastica zigrinata, rami naturali (di tiglio), mangiatoie a dispenser da interno con cassetto raccoglibucce, beverino grande da esterno, vaschette per il pastone e per il misto di sali minerali e carbone, 2 altalene (molto apprezzate e contese per passarvi la notte) e una mangiatoia artigianale in legno per le spighe di panico (che è il posto preferito dal gruppo per dormire, forse perchè riproduce la struttura articolata di un albero e a loro potrebbe dare sicurezza il fatto di dormire in gruppo compatto invece che allineati su un posatoio).

Il metodo della gabbia da cova, invece consente di tenere traccia in modo certo dei genitori e degli ascendenti dei nascituri, cosa che costituisce un indubbio vantaggio. Le gabbie da cova che ospitano coppie di Diamanti di Gould devono essere molto spaziose, più delle gabbie usate per i canarini.

La gabbia da cova ideale per una coppia di Diamanti di Gould che alleva in purezza misura 90 cm di lunghezza x 40 cm di profondità x 40 cm di altezza. Queste dimensioni sono dovute a una questione pratica: i gould depongono molte uova (anche 9) in ogni covata e dopo l’involo dal nido i giovani devono restare con gli adulti almeno fino ai 55 giorni di vita. Se la gabbia è troppo piccola, la densità della sua popolazione sarà eccessiva e i soggetti non saranno a loro agio.

Le gabbie da cova possono essere singole (come quelle nella foto a destra) oppure organizzate in batterie, cioè in pareti attrezzate dove le gabbie sono affiancate le une alle altre in stretta vicinanza, consentendo spesso, secondo i modelli, la comunicazione fra i vari elementi; si tratta di soluzioni molto comode ed estremamente versatili, che possono essere usate tutto l’anno nei vari periodi della vita dei Gould.

Un disturbo comune del Diamante di Gould è causato da gabbie troppo piccole e con i posatoi eccessivamente vicini al soffitto della gabbia. Il fenomeno è noto nei paesi anglosassoni con il nome di STARGAZING. L’uccellino sul posatoio butta la testa all’indietro e sembra fissare il soffitto. Ho provato personalmente a verificare questo dato ed effettivamente ho notato che il fenomeno compare realmente e in poco tempo. Nelle piccole gabbie delle mostre è frequentissimo osservare questo fenomeno. Evidentemente l’uccellino si sente (giustamente) oppresso.

Ricordiamo sempre che non sono gli uccellini a chiederci di venire a vivere a casa nostra, ma siamo noi che decidiamo di acquistarli e quando si decide di prendersi cura di un essere vivente, sia esso un cavallo o un uccellino, bisogna essere disposti a offrirgli tutto ciò di cui ha bisogno, dal cibo allo spazio, dall’affetto alle cure in caso di bisogno.

La gabbia da cova va utilizzata solo nel periodo riproduttivo (se possibile, ovviamente). Una volta finita la stagione riproduttiva, i novelli vanno messi in grandi voliere o volierette per irrobustirsi con l’esercizio di volo. I genitori vanno anch’essi messi in voliera per affrontare la muta e il riposo e per riprendersi dalle fatiche riproduttive. Bisognerebbe anche separare i maschi dalle femmine durante i periodi non dedicati alla riproduzione.

L’IGIENE E LA PULIZIA

Le pratiche igieniche da seguire quando si hanno in casa degli uccellini non differiscono molto dalle comuni abitudini della vita di ogni giorno. Occorre sempre tenere puliti gli ambienti, spazzare e lavare periodicamente i pavimenti, evitare di sollevare troppa polvere (i Gould hanno un apparato respiratorio molto delicato che soffre molto in ambienti polverosi), lavarsi le mani prima e dopo aver toccato un uccellino. Il pavimento ideale del locale è rivestito di piastrelle, che facilitano molto le operazioni di pulizia e garantiscono una migliore igiene.

Le gabbie e le attrezzature vanno mantenute ben pulite, ovviamente senza esagerare. La pulizia è giusta, l’ossessione e gli eccessi no. Un allevamento eccessivamente sterile indebolisce le difese immunitarie degli uccellini che lo abitano e li espone a seri rischi in caso di uscite per mostre, vendite, scambi, ecc. Le finestre dovrebbero essere munite di zanzariere così da evitare il problema delle zanzare e il possibile contagio del virus del vaiolo, trasmesso appunto dalle punture delle zanzare, e di una rete metallica con funzione anti-topo.

I beverini e le mangiatoie possono essere lavati con un detersivo 1 volta alla settimana, l’acqua dei beverini va cambiata ogni giorno; per i beverini è utilissimo il set di “scovolini” ritratto nella foto soprastante, la parte bianca si usa per il fondo e il beccuccio, mentre quella rossa e quella gialla rispettivamente per i sifoni grandi e piccoli; il fondo va cambiato secondo necessità, vale a dire secondo il numero di uccellini presenti in allevamento e le proprie disponibilità di tempo; se si ha tempo e voglia, niente vieta di cambiare il fondo anche ogni giorno.

Sul fondo utilizzo carta, non sabbia e non altri materiali porosi. In questo modo ci si accorge subito di un eventuale cambiamento nell’aspetto delle feci degli uccellini e si può intervenire tempestivamente. Il tutolo o la sabbia assorbono troppo e non consentono questa analisi visiva immediata.

Per il lavaggio delle attrezzature e delle mangiatoie è possibile utilizzare del comune Lysoform oppure un detersivo al cloro. E’ consigliabile avere mangiatoie e accessori in numero doppio, così da poter lavare il tutto senza fretta e da consentire una asciugatura completa.

Nella foto qui a sinistra: beverino grande, beverino piccolo, griglia porta-fieno e mollette colorate ideali per l’osso di seppia o le spighe di panìco.

Molto utili anche le “linguette”, cioè delle piccole mangiatoie che si inseriscono fra una sbarra e l’altra. Sono ideali per le vitamine, il lievito di birra e il foniopaddy. Indispensabili anche delle vaschette porta-pastone.

FONTE

 


Io dico Basta ai Diamanti di Gould! (Testo del 24.01.2015)

Un paio di giorni fa ci ha lasciati anche la Diamante di Gould verde, la femmina… che era rimasta vedova il 25 novembre scorso. In questi due mesi ha sofferto certamente il freddo poichè i Diamanti Mandarini, vedendola sola, le impedivano di occupare liberamente i nidi caldi o stare sulle bacchette vicine alla lampada infrarosso per scaldarsi. Ho pensato più volte di acquistare un nuovo maschio per ricostruire una coppia, ma avendo testato con mano la loro fragilità, ho voluto rimandare l’acquisto a primavera, se avesse superato l’inverno… per evitare di entrare in una spirale di lutti… anche tenendo conto del fatto che quest’inverno non è niente freddo e se non reggono così, figuriamoci con un -10° fuori!
Ho sbagliato io… dopo aver letto e parlato tanto, avevo deciso di allevare solo i rustici e resistenti Diamanti Mandarini poi, quando ho visto nel negozio l’esplosione di colori dei Gould non ho resistito e ne ho preso una coppia… coppia che ci ha allietato la vista e l’udito per soli 5 mesi. 😥
Sono stato come quei mariti che a 40-50 anni, un po’ per noia, un po’ per fermare il tempo che scorre, un po’ per il voler dimostrare qualcosa a se stessi lasciano la moglie e i figli per la prorompente, colorata ed esuberante ragazza nei fiori degli anni… attivando un domino di lacrime, spese e (talvolta) sangue che si può solo interrompere con la drammatica caduta di tutti i pezzi in gioco.
Mi dispiace veramente tanto per i colorati Gould: l’ipotermia li dovrebbe aver accompagnati dolcemente al sonno eterno, quindi non dovrebbero aver sofferto.
Quanto a me… mi sia di lezione per il futuro: Alleverò solo più Diamanti Mandarini! 😓😓😓