Le esperienze difficili vissute durante l’infanzia imprimono tracce indelebili non solo nella psiche, ma anche nel liquido seminale: questi segnali chimici possono essere trasmessi ai figli.

L’analisi del liquido seminale può rivelare i retaggi di esperienze traumatiche: lo stress associato ai dolori dell’infanzia è uno di quei fattori ambientali che può modificare chimicamente gli spermatozoi, e avere conseguenze sulla salute e il comportamento dei figli che verranno.

IN EREDITÀ. Fino a oggi questo passaggio transgenerazionale attraverso le cellule sessuali maschili era stato documentato soltanto nei topi; ora uno studio avanza la possibilità che possa accadere lo stesso nell’uomo. Il livello di due tipi di microRNA è risultato visibilmente alterato in uomini che avevano vissuto esperienze drammatiche durante l’infanzia; lo stesso è stato osservato nei topi, per i quali sono stati accertati effetti negativi “a cascata” sulla prole.

I microRNA sono piccoli frammenti di RNA che regolano negativamente l’espressione genica: interferiscono, cioè, con gli RNA “normali” e impediscono che le informazioni che questi recano vengano tradotte in proteine. Partecipano perciò alla genesi di processi patologici perché cambiano il destino e le funzioni delle cellule, e sono coinvolti nei processi di proliferazione o morte cellulare.

Studi passati hanno dimostrato che alcune abitudini o vissuti dei padri (o dei nonni) possano lasciare il segno sulla salute dei figli: per esempio i padri che fumano tendono ad avere figli più grassi, e i nipoti di chi ha patito la fame sono tendenzialmente più longevi. Queste ricerche però sono per certi versi controverse: non è chiaro come questi fattori ambientali possano avere un’influenza tanto duratura e pervasiva.

Il legame genetico tra povertà e depressione
DOMANDE DIFFICILI. Una possibilità è che la trasmissione avvenga attraverso i microRNA, in grado di intervenire sul lavoro dei geni. Larry Feig della Tufts University, Massachusetts, ha chiesto a 28 donatori maschi di una clinica per la fertilità di completare un questionario per la valutazione di traumi infantili di varia entità, dagli abusi fisici e verbali, fino alla trascuratezza affettiva o ai problemi familiari. Chi annovera quattro o più fattori di stress profondo nel proprio passato è più incline a sviluppare problemi di salute, come disturbi cardiaci o depressione.

RISCONTRO OGGETTIVO. Gli spermatozoi degli uomini con quattro o più indicatori contenevano minori quantità di due tipi di microRNA, la cui esatta funzione non è nota – ma che avrebbero un ruolo importante nello sviluppo nell’utero. Questa è la prima verifica sperimentale del fatto che lo stress può modificare le cellule sessuali maschili. I due microRNA in questione non si trovano nella cellula uovo: il patrimonio genetico materno non può dunque “compensare” questa riduzione. Studi sui topi hanno inoltre dimostrato che questa diminuzione si trascina anche negli spermatozoi dei figli, e così via – rimanendo come un marchio per generazioni.

I risultati sono importanti soprattutto per le procedure di screening, per esempio in ambito militare: chi ha vissuto esperienze negative da bambino è più a rischio di sviluppare un disturbo da stress post-traumatico.

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Lo studio, i traumi si ereditano. Da genitori a figli e nipoti, fino alla terza generazione (Testo del 13.04.2014)

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I ricercatori del Brain Research Institute dell’Università di Zurigo sono riusciti a identificare piccole frazioni di materiale genetico chiamato microRna. Si tratta di brevi sequenze, veicoli con cui vengono trasmesse le istruzioni per costruire le proteine ma conservano anche la memoria di eventi traumatici

ROMA – Lasciano cicatrici indelebili, segni che si tramandano per generazioni. I traumi possono essere ereditari, le paure passare da padre in figlio. E segnare vite. Queste trasmissioni genetiche sono state studiate sui topi ma probabilmente hanno effetto anche sull’uomo.

Il processo per il quale i traumi possono essere tramandati fino alla terza generazione. Il segreto di questa ereditarietà si nasconde nei microRna, molecole genetiche che regolano il funzionamento di cellule, organi e tessuti. Il trauma altera questi ‘registi molecolari’, e il difetto viene passato alla progenie attraverso i gameti. A svelare un meccanismo finora misterioso è uno studio dell’università di Zurigo, pubblicato su ‘Nature Neuroscience’.

Coordinati da Isabelle Mansuy, i ricercatori del Brain Research Institute sono riusciti a identificare alcuni componenti chiave di questo processo, piccole frazioni di materiale genetico chiamato microRna. Si tratta di brevi sequenze, i veicoli con cui vengono trasmesse le istruzioni per costruire le proteine ma conservano anche la memoria di eventi traumatici. “Ci sono malattie come il disordine bipolare che si tramandano in famiglia nonostante non siano riconducibili a un particolare gene”, ricorda Mansuy, docente all’Istituto federale di tecnologia (Eth) e dell’ateneo di Zurigo.
Lo studio, i traumi si ereditano. Da genitori a figli e nipoti, fino alla terza generazione
Isabelle Mansuy, docente all’Istituto federale di tecnologia (Eth) e dell’ateneo di Zurigo
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Per identificare il meccanismo sono stati messi a confronto topi adulti che erano stati esposti a condizioni traumatiche nei primi anni di vita con altri topi, non traumatizzati. I ricercatori hanno studiato il numero e il tipo di microRna nei roditori traumatizzati e hanno scoperto che lo stress traumatico altera per eccesso o per difetto la quantità di numerosi microRna nel sangue, nel cervello e nel liquido spermatico. Modificazioni che influenzano il funzionamento delle cellule regolate da queste mini-molecole.

Gli studiosi hanno osservato che i topi traumatizzati modificavano il loro comportamento. Per esempio perdevano la naturale avversione agli spazi aperti e alla luce, e mostravano segni di depressione. Caratteristiche che tramite lo sperma venivano trasferite alla prole, anche se gli esemplari della progenie non subivano stress o traumi. Anche il metabolismo dei cuccioli di topo stressato cambiava: i livelli di insulina e di zuccheri nel sangue, ad esempio, erano inferiori rispetto a quelli dei topolini nati da genitori non traumatizzati.

“Siamo stati in grado di dimostrare per la prima volta – riassume Mansuy – che le esperienze traumatiche influenzano il metabolismo a lungo termine, che i cambiamenti indotti sono ereditari” e che gli effetti del trauma ereditato sul metabolismo e i comportamenti psicologici persistono fino alla terza generazione. “Lo squilibrio dei microRna nello sperma si è dimostrato un fattore chiave per il passaggio degli effetti del trauma da genitore a figlio”.

Anche se molte questioni restano aperte e dovranno essere chiarite in studi successivi, puntualizzano gli autori, la conclusione è che “i condizionamenti ambientali lasciano tracce nel cervello, negli organi e nei gameti, e attraverso i gameti queste tracce vengono trasmesse alla generazione successiva”. L’èquipe zurighese sta cercando adesso di verificare se anche nell’uomo i ‘colpevoli’ siano i microRna.

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