A differenza dei maghi e degli alchimisti che tengono segreto il loro sapere, Sir Francis Bacon (filosofo, politico e giurista inglese del 1600, italianizzato Francesco Bacone) raccomanda ai filosofi il massimo della chiarezza. E per raggiungere questo scopo invita a ricorre spesso a metafore, come in questo testo:

“Coloro che trattarono le scienze furono o empirici o dogmatici. Gli empirici, come le formiche, accumulano e consumano. I razionalisti, come i ragni, ricavano da se medesimi la loro tela. la via di mezzo è quella delle api, che ricavano la materia prima dai fiori dei giardini e dei campi, e la trasformano e la digeriscono in virtù della loro propria capacità. Non dissimile è il lavoro della vera filosofia che non si deve servire soltanto o principalmente delle forze della mente; la materia prima che essa ricava dalla storia naturale e dagli esperimenti meccanici, non deve esser conservata intatta nella memoria ma trasformata e lavorata dall’intelletto. Così la nostra speranza è riposta nell’unione sempre più stretta e più santa delle due facoltà, quella sperimentale e quella razionale, unione che non si è finora realizzata”. (F. BACONE, Novum Organum)

Bacone, in questo brano, partendo dalla natura ed in particolare dal comportamento di alcuni animali, affronta il problema del rapporto tra esperienza e teoria, tra empirismo e razionalismo. Gli empiristi, tramite il metodo induttivo, partono dall’esperienza, dalla natura, dal mondo circostante, per trarne la legge generale. Come le formiche accumulano il cibo, essi accumulano nozioni su nozioni senza però elaborarle. Al contrario i razionalisti si possono paragonare ai ragni in quanto seguono un metodo deduttivo e la legge non si basa unicamente sui sensi, ma parte da idee innate, dall’universale si arriva quindi al particolare. Infatti noi uomini dotati di intelletto, non dobbiamo limitarci ad usare i nostri sensi per capire la natura e ad accontentarci di ciò che vediamo e sappiamo, ma non possiamo neanche fidarci delle idee (e neppure delle scienze degli antichi) senza attenerci a delle esperienze e a dei fatti.
Il filosofo, paragonato da Bacone alle api, deve quindi, basandosi sulle sensate esperienze, su degli esperimenti, arrivare a formulare con l’intelletto una legge che raccolga dei fatti affini tra loro, solo così si possono imparare cose nuove, osservando, formulando, a volte sbagliando, senza creare una divisione tra mondo concreto e teoria (come avevano fatto gli antichi), ma fondendo i dati dei nostri sensi con ciò che vede il nostro intelletto, in una scienza nuova. Se ci fermassimo soltanto ai fatti ed alle sensazioni, non riusciremmo ad andare oltre a ciò che vediamo, non riusciremmo a capire ciò che è nascosto dietro le cose; la vera scienza non si può trarre dunque dalla semplice osservazione della natura.