Ultimamente, è apparsa una sfilza di articoli allarmanti a proposito dei problemi di salute mentale con cui, oggigiorno, i più giovani devono fare i conti. Le statistiche citate dagli autori evidenziano che i giovanissimi hanno poca resilienza e una scarsa capacità di gestire il normale stress della vita.

Un articolo di Simonia Chiose, pubblicato l’otto settembre 2016 sul The Globe and Mail, snocciola alcuni dei dettagli più scioccanti. Dei 44.000 studenti che hanno completato il questionario “National College Health Assessment” nel 2016, “l’8% in meno, rispetto al 2013, crede di godere di uno stato di salute molto buono o eccellente” e “la percentuale di studenti che affermano di aver seriamente preso in considerazione il suicidio, nell’anno precedente, è del 13%, con un aumento del 3,5% dal 2013”.

Un articolo del 18 ottobre 2016, scritto da Paul Attfield per il The Globe and Mail, cita Tayyab Rashid, psicologo della University of Toronto Scarbourough, il quale afferma: “stando all’andamento da me osservato ci sono più casi gravi, più casi cronici e più crisi”.

In un articolo per CBC News del 26 settembre 2017, l’autrice Amanda Pfeffer scrive che uno studio condotto nel 2016 dalla Ontario University and College Health Association (OUCHA) mostra risultati terrificanti.

Pfeffer cita Meg Houghton, presidente dell’associazione, che dice: “Non vorrei esagerare, ma la verità è che ci sono delle vite a rischio”.

Il recente studio indica che “i tassi di ansia, depressione e pensieri legati al suicidio, nonché i tentativi di suicidio, sono aumentati dalla prima indagine condotta nel 2013”.

Houghton afferma che “abbiamo a che fare con una grave crisi” e che “molti addetti ai servizi di counseling descrivono le loro giornate come il tentativo di fermare un’inondazione con un dito: la richiesta dei servizi offerti supera di gran lunga la nostra capacità effettiva di offrire supporto agli studenti”.

In un articolo di maggio 2017 per thestar.com, intitolato “Demand for youth mental health services is exploding. How universities and business are scrambling to react”, gli autori sottolineano che non solo i college e le università si vedono costretti ad aumentare il budget da destinare alla salute mentale, ma che “un numero crescente di importanti società canadesi che assumono persone giovani, incluse Starbucks e Manulife, hanno aumentato sensibilmente i benefit (assicurazioni, copertura sanitaria, ecc.) sulla salute mentale per rispondere alla domanda insistente”.

L’articolo cita anche un nuovo studio del Canadian Institute for Health Information che “riporta un aumento del 63% delle visite al pronto soccorso di bambini e giovani, dai 5 ai 24 anni, con problemi di salute mentale o legati all’abuso di sostanze, mentre i ricoveri sono schizzati al 67% tra il 2006 e il 2016”.

Quello che non viene menzionato in nessuno degli articoli e degli studi citati è il motivo che soggiace all’aumento allarmante di problemi mentali nei giovani di oggi. Suggerisco che la causa potrebbe essere l’epidemia del cosiddetto “helicopter parenting” (genitorialità elicottero, espressione usata per indicare quei genitori eccessivamente vicini ai loro figli, che li aiutano a superare tutti gli ostacoli che incontrano, soprattutto in ambito scolastico).

Se gli abusi e l’incuria subiti durante l’infanzia sono strettamente correlati ai disturbi legati alla salute mentale e all’abuso di droghe in età adulta, sembra che siano i bambini appartenenti al ceto medio-alto ad avere dei genitori elicottero, mentre “più della metà delle indagini sui maltrattamenti (53%) condotte in Ontario nel 2013, vede coinvolta una figura di accudimento principale che vive in difficoltà socioeconomiche”, secondo una recente relazione della Ontario Association of Children’s Aid Societies.

In un’intervista a Julie Lythcott-Haims, pubblicata su LA Times, anche l’ex decano delle matricole della Standford University osserva che questa crisi legata alla salute mentale “di solito riguarda le famiglie medio o alto-borghesi, con tempo e denaro a disposizione. Operai, tute blu, famiglie indigenti: qui i genitori non dispongono dei mezzi per indirizzare l’infanzia dei propri figli. Si preoccupano di cose fondamentali come il cibo e un tetto sulla testa. I miei colleghi dei centri di formazione professionale non assistevano a questo fenomeno. Lì gli studenti sanno come fare affidamento solo su se stessi”.

Oggi, sono fin troppi i genitori del ceto medio-alto che, inavvertitamente, stanno danneggiando la salute mentale dei loro figli, e i risultati sono evidenti nelle statistiche citate.

Quando i genitori credono che viziare i figli, e farli crescere nella bambagia, significhi dare loro amore, causano un danno involontario.

I bambini devono imparare a ragionare con la propria testa, risolvere i problemi da soli, gestire lo stress e superare le avversità. Le competenze, le abitudini e l’atteggiamento che apprendono durante l’infanzia dovrebbero prepararli ad una vita adulta sana e realizzata.

Sfortunatamente, quando i genitori sono così ansiosi da fare troppo per i figli, anche dopo che questi hanno superato i vent’anni, i ragazzi non sviluppano mai la forza necessaria a fare i conti con la vita di tutti i giorni.

Da tutto quello che ho osservato, mi sembra chiaro che la causa dell’attuale crisi di salute mentale sia questo tipo di genitorialità, animata dalle migliori intenzioni ma deleteria, che rende i nostri ragazzi incapaci di affrontare gli anni dell’istruzione post-secondaria e l’ambiente lavorativo.

Quello dei genitori elicottero è diventato un fenomeno così spaventosamente comune che adesso anche le scuole, di tutti i gradi, stanno cavalcando l’onda. Persino gli enti governativi hanno adottato questo approccio sbagliato, con il caso recente di un padre single, Adrian Crook, a cui è stato vietato di mandare a scuola i figli, sui mezzi pubblici, senza supervisione.

La soluzione a questo problema non è semplicemente aumentare il numero di servizi offerti ai giovani. La società non potrà permettersi i costi di questa crisi, sia per quanto concerne l’assistenza richiesta per questi ragazzi, sia per il grado devastante di disabilità che ne deriverà.

Le soluzioni palliative, di qualsiasi tipo, perdono di vista l’obiettivo. Come in ogni crisi legata alla salute, dobbiamo concentrarci sulla prevenzione.

Dobbiamo educare i genitori alle insidie dell’approccio “elicottero”, e mostrare loro quanto sia importante fare un passo indietro e permettere ai figli di sviluppare capacità, atteggiamenti e abitudini necessari per il loro benessere e il successo futuri.

Se ci limitiamo ad affrontare il problema in modo superficiale, senza cercarne la causa ultima, la crisi legata alla salute mentale che stiamo affrontando non farà altro che peggiorare, e questo è un esito che non possiamo proprio permetterci.

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GENITORI ELICOTTERO, COME STIAMO ROVINANDO LA VITA AI FIGLI

In ansia sempre, in soccorso perenne, pronti a tutto per controllare e risolvere problemi

Dottore mio figlio sta morendo, ha starnutito! Mister lo vede mio figlio come gioca? E’ il nuovo Totti! Professore ma alla gita non possiamo venire anche noi genitori? Maestra può spostare il compito in classe mio figlio non ha avuto tempo di ripassare? Allarme rosso alla scuola materna Francesco ha perso l’orsacchiotto! Abbiamo mandato dei curricula, siamo in attesa ci chiamino per il colloquio di lavoro. C’è poco da sorridere: siamo tutti ‘genitori elicottero’, pronti ad andare in soccorso dei figli, pronti a sorvolare sopra le loro teste per controllare qualsiasi cosa facciano e infine ad atterrare e a risolvere ogni loro problema. In ansia sempre, in mezzo ad ogni situazione per immischiarsi nel bene e nel male, magari in buona fede con l’idea di far crescere i figli senza fargli conoscere dolori e brutture, in una parola farli scivolare senza sforzo lungo il cammino della vita. Genitori che lavorano e dunque combattono con i sensi di colpa del poco tempo a disposizione con loro e dunque bravissimi ad organizzare il tempo dei figli con planning degni di top manager.

Superpapà e supermamme che si fanno in quattro per accompagnarli a fare sport, magari portandogli il borsone o asciugandogli bene i capelli con il phon oppure a riprenderli a notte fonda da feste e incontri in giro per la città. Genitori così se ne incontrano ovunque: al corso di danza classica, al supermercato, all’asilo, sull’autobus o davanti allo specchio. Di questa tendenza iperprotettiva che se non fosse preoccupante quando è applicata all’ennesima potenza sarebbe tragicomica un libro scritto da due redattrici dello Spiegel Online, Lena Greiner e Carola Padtberg fa un vero e proprio affresco (Genitori Elicottero, Feltrinelli Urra). Viene da chiedersi talvolta: come ha fatto l’umanità fino ad oggi a sopravvivere per la maggior parte del tempo senza genitori di questo tipo? O meglio come fa tutta quell’altra umanità fuori dalla comfort zone delle nostre calde cucce occidentali ad andare avanti senza l’elisoccorso?
Le due autrici hanno messo insieme episodi spesso esilaranti che sono stati raccontati loro dai lettori cui Greiner e Padtberg avevano chiesto esempi vissuti. Gli aneddoti arrivati da educatori, pediatri, allenatori di calcio e quant’altro, sono spesso folli a dimostrazione che i genitori elicottero che non si fidano più di nessuno spesso non hanno il senso della misura. “L’80% dei bambini del mio asilo nido si ritrova genitori elicottero pignoli e iperansiosi”, dice un’educatrice alle prese con 100 e mille paranoie quotidiane. C’è chi arriva a sguinzagliare avvocati perchè si sentono in diritto di agire nei confronti della scuola o di un insegnante. Perchè? Ad esempio perchè vogliono a tutti i costi partecipare alla gita scolastica e al no categorico si appellano alla giustizia.
Genitore elicottero è anche quello che aiuta i figli nei compiti, correggendoli a casa prima che i ragazzi li riportino a scuola. Per non parlare dei padri ambiziosi una vera e propria piaga per gli allenatori di calcio capaci di tali comportamenti scorretti da esaurire squadre intere.

Dove la vicenda si fa più tragica che comica è quando i figli raggiungono età giuste per non avere più anche anagraficamente bisogno della rete genitoriale. Eppure anche lì fidarsi è bene controllare è meglio: ecco così genitori che vanno a prenotare l’esame all’Università, a riempire il frigorifero della casa dove sono andati ad abitare i figli studenti persino a rispondere per loro agli annunci di lavoro. Poi ad un certo punto arriva l’affrancamento ma le conseguenze spesso sono fatali: i genitori elicottero che per una vita hanno protetto i figli in modo quasi fanatico mettendo le loro vite in secondo piano, hanno puntato tutto sulla prole facendo del loro essere genitori una ragione di vita. Occuparci dei figli può dare dipendenza, ci illude di renderci felici ma quando sono andati via dal nido cosa resta di noi? Dice lo psichiatra dell’età evolutiva Michael Winterhoff “questi genitori non sono in grado di tracciare una linea di demarcazione tra se stessi e i figli, ciò accade perchè negli ultimi due decenni padri e madri hanno perso molte sicurezze sul lavoro, sul welfare. Inconsapevolmente questi genitori trasformano la felicità del figlio nella propria felicità: percepiscono il figlio come un loro prolungamento, vivono in simbiosi. I genitori devono rendersi conto di non poter essere i migliori amici dei figli. Il loro compito è orientarli, guidarli, proteggerli, dire di no”.

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