Una fiaba per grandi e bambini, all’Expo di Milano, per imparare che le tipologie velenose possono essere anche letali e che non hanno grandi proprietà nutritive e sono difficili da digerire

I funghi sono buoni ma attenzione a saperli riconoscere nel bosco. E, comunque, meglio mangiarne pochi visto che non hanno grandi proprietà nutritive e sono difficili da digerire. È il messaggio che le dottoresse del Centro Antiveleni dell’ospedale Niguarda di Milano hanno trasmesso a decine di bambini e ragazzi, intervenuti all’incontro organizzato dal ministero della Salute, nell’ambito di “Vivaio scuola” presso il Padiglione Italia, all’Expo.
Ad ascoltare l’originale lezione, raccontata come una fiaba scritta ad hoc dalla dottoressa Francesca Assisi con le illustrazioni della dottoressa Rosanna Borghini, c’erano numerose scolaresche di Pesaro.
Tra i protagonisti della fiaba c’è un re,una principessa che vorrebbe preparare una cena con i funghi, Saltellino che si improvvisa raccoglitore, e il guardaboschi che, in versione micologo, controlla il cestino pieno di funghi e scarta quelli velenosi.
Si inizia con il classico «C’era una volta…», ma non si finisce con l’altra tipica frase «E vissero felici e contenti», ma con il numero di telefono del centro antiveleni di Milano.
«A dir la verità – ha spiegato l’esperta – i consigli valgono più per gli adulti che per i bambini. Non solo bisogna fare attenzione a cosa si raccoglie, ma a dirla tutta sarebbe meglio evitare di mangiare funghi se non si gode di ottima salute, perché nascondono diverse insidie se, per esempio, non sono conservati bene. Inoltre, alcune specie, come i chiodini, sono tossiche se non sono cotte bene».
«Non è un alimento particolarmente adatto ai bambini – ha incalzato il Direttore del Centro Antiveleni dell’Ospedale Niguarda di Milano, Franca Davanzo -. I funghi non hanno grande potere nutritivo e sono di difficile digestione. E anche quando sono buoni come i porcini, potrebbero essere contaminati da insetti e portare gastroenteriti».

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I 5 cibi più velenosi che tutti mangiano

Al 1° posto:
Mandorle amare

Le mandorle amare sono il frutto del Prunus amygdalus, un albero molto simile al mandorlo comune. Il sapore amaro di queste mandorle deriva dalla presenza dell’amigdalina: si tratta di una sostanza che origina l’acido cianidrico. Se un bambino mangia 6-10 mandorle amare muore per avvelenamento; invece per un adulto la dose letale è di circa 50 mandorle. L’avvelenamento da acido cianidrico ha i seguenti sintomi: mal di testa, stato confusionale, vomito, perdita di coscienza, convulsioni e infine la morte.

Al 2° posto:
Pomodoro

Il pomodoro è una pianta originaria del Messico e del Perù e fu introdotta in Europa nel XVI secolo. Il pomodoro appartiene alla stessa famiglia delle patate, cioè quella delle Solanaceae. L’alcaloide del pomodoro è la tomatina che presenta, però, una tossicità molto bassa. La tomatina si trova maggiormente nei pomodori verdi e nelle foglie.

Al 3° posto:
Funghi

Alcuni funghi contengono delle sostanze tossiche, ovvero le micotossine che rappresentano la causa principale dei casi di avvelenamento che si registrano ogni anno nel mondo. Chi ingerisce funghi velenosi o non commestibili va incontro ai seguenti rischi: in casi non gravi si possono avere problemi di digestione o allergici e anche allucinazioni; ma in casi più gravi il fegato può subire dei danni irreparabili e spesso è necessario il trapianto dell’organo.

Al 4° posto:
Ciliegia

La ciliegia è un frutto molto antico e fu importata in Europa dall’Asia Minore. Questo frutto è ricco di vitamine A e C e contiene proteine, calcio, magnesio, ferro e fosforo. Tuttavia, contiene una sostanza molto tossica: si tratta dell’acido cianidrico (chiamato anche acido prussico) che è contenuto nel nocciolo della ciliegia. Questo acido è potentissimo: se assunto in grandi quantità risulta mortale in pochi istanti.

Al 5° posto:
Patata

La patata, appartenente alla famiglia delle Solanaceae, veniva coltivata già nel II millennio a.C, nelle zone più alte della regione delle Ande (Perù, Bolivia e Ecuador). In Europa fu portata nel XVI secolo dagli Spagnoli. Le patate contengono diverse tossine velenose: ovvero contengono i glicoalcaloidi “solanina” e “chaconina”. Queste tossine provocano raramente la morte dell’uomo in caso di assunzione, tuttavia, possono causare delle emorragie. La solanina, in particolare, è concentrata nella buccia della patata, nei germogli e negli steli.

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