Dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior, cantava Fabrizio De Andrè in ‘Via Del Campo’.

Vero, ma non del tutto.

“Sulla superficie dei diamanti contenuti nelle rocce delle Alpi esistono specie di carbonio organico”, l’elemento base della vita.

Lo ha scoperto uno studio italiano che getta nuove luce sulla gemma più amata dalle ragazze di ogni età: i diamanti non sono preziosi soltanto in gioielleria, ma anche perché forniscono nuovi indizi sull’origine della vita e possono essere utili per studiare i cambiamenti climatici.

Il lavoro ‘Diamond growth from organic compounds in hydrous fluids deep within the Earth’ – pubblicato su ‘Nature Communications’ e finanziato nell’ambito del progetto Miur Dipartimenti di eccellenza 2018-2022 – è stato condotto da Maria Luce Frezzotti, geologa del Dipartimento di Scienze dell’ambiente e della Terra dell’università di Milano-Bicocca, recentemente premiata con la Medaglia per le Scienze fisiche e naturali assegnata dall’Accademia nazionale delle scienze detta dei XL.

Secondo i risultati della ricerca “esistono molecole di carbonio organico nei fluidi rilasciati in profondità all’interno della Terra”, a oltre 100 chilometri dalla superficie e a una temperatura di 600 gradi centigradi, “che possono innescare la formazione di diamanti e forse diventare elementi costitutivi per la vita”. “La formazione di questi minerali – spiegano dalla Bicocca – è generalmente attribuita a reazioni chimiche a partire da composti inorganici, come l’anidride carbonica o il metano.

Analizzando i diamanti, invece, gli scienziati si sono accorti che questi preservavano delle specie organiche, in particolare gli acidi carbossilici”.

Incastonate dentro i diamanti, dunque, si nasconderebbero informazioni inedite sul legame tra mondo inorganico e mondo organico.

Non solo: “I diamanti svolgono anche un ruolo rilevante per lo studio dei cambiamenti climatici”, in quando “testimoni dei processi che regolano il trasporto di carbonio in profondità e il suo successivo rilascio in atmosfera, caratteristica che li rende in grado di fornire importanti indicazioni sulle quantità di anidride carbonica che sono riciclate dalla Terra”. Per la geologa e autrice Frezzotti “è una scoperta affascinante che specie di carbonio organico siano presenti all’interno della Terra dove per definizione, a causa delle condizioni estreme di temperatura e pressione, non sono previste.

Lo studio – afferma – apre nuove prospettive anche per le ricerche sull’origine della vita sulla Terra: l’aver rivelato questa sintesi di molecole organiche in condizioni molto profonde è una novità assoluta, in quanto generalmente si tratta di un processo studiato e valutato a livello di superficie del pianeta o di impatto da parte di corpi extraterrestri”.

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