Conosciamo lo zafferano e il suo prezzo di mercato: a chi non è mai balenata alla mente la possibilità di avviare una piccola coltivazione di zafferano nel proprio giardino o addirittura in vaso?

Coltivazioni zafferano: resa
Coltivare lo zafferano non è difficile, parliamo di una specie rustica e molto resistente alle malattie ma che ha elevati costi di produzione. Per ogni ettaro di terreno (in un campo di 10.000 m²), le coltivazioni di Crocus sativus più produttive e in condizioni ideali, hanno una resa di 3 kg di zafferano. La resa dipende molto delle annate, dalle condizioni climatiche che non sempre sono ideali.

Con questa premessa, capirete che la produzione di zafferano che possiamo avviare in ambito domestico è davvero esigua. Tuttavia vale la pena coltivare zafferano in vaso anche solo per la soddisfazione di sfruttare qualche grammo di polvere profumatissima e auto-prodotta. In più, la pianta di zafferano offre splendide fioriture.

La resa non è legata solo alla coltivazione ma anche alla lavorazione: per ottenere un kg di zafferano bisogna aprire ben 200.000 fiori (boccioli) ed estrarre gli stimmi.

Zafferano in Italia: prezzo
Lo zafferano è la spezia prodotta a partire dalla coltivazione del Crocus sativus. Il prezzo elevato dello zafferano è giustificato dalla modalità di produzione e raccolto: lo zafferano si produce manualmente e non con le macchine! In Europa, la produzione di zafferano è dislocata in Spagna e Grecia ma non mancano anche piccole e grandi realtà nostrane.

La produzione di zafferano in Italia riguarda soprattutto le regioni dell’Abruzzo, della Sardegna, delle Marche, dell’Umbria e della Toscana. La produzione di zafferano in Italia può addirittura fregiarsi del marchio DOP (in Sardegna e Abruzzo).

Quanto costa? IL prezzo al chilo può variare molto. Un prodotto di alta qualità, italiano e con marchio DOP, può costare circa 25.000 euro al kg! Molto più di quello che si trova confezionato nei grandi supermercati.

Per maggiori informazioni sulla coltivazione dello zafferano in Italia (con un video) e sulle proprietà e gli usi di questa spezia, vi rimando all’articolo Zafferano, proprietà e produzione.

Come coltivare lo zafferano: le cure da dedicare alla pianta
Come premesso, coltivare lo zafferano non è difficile ma è necessario prestare cura e attenzione fin dalle prime fasi della coltivazione.

Quelli dello zafferano (Crocus sativus) non sono bulbi ma cromi. La coltivazione dello zafferano parte proprio dalla messa a dimora dei cromi che può avvenire in piena terra o in vaso sul terrazzo o balcone. Basta scegliere un terreno ben drenato e un’esposizione soleggiata. I cromi iniziano a produrre fiori dal termine di ottobre fino a tutto novembre. Il raccolto dei fiori di Crocus sativus per la produzione di zafferano avviene a dicembre.

La messa a dimora

I cromi di Crocus sativus devono essere interrati con la punta verso l’alto e a una profondità doppia rispetto allo loro altezza. Assicuratevi di regalare alla coltivazione di zafferano una posizione luminosa.

Il raccolto

Gli stimmi dei fiori si devono raccogliere appena dopo l’apertura del fiore. Gli stimmi devono essere raccolti manualmente e poi trasferiti in un luogo asciutto per l’essiccazione.

Per il raccolto, i fiori vanno recisi e gli stimmi rossi vanno rimossi con estrema delicatezza e con l’aiuto di una pinzetta. Riponete gli stimmi in un piccolo contenitore e lasciateli asciugare. Quando saranno ben secchi potete trasferirli in un vasetto.

Dopo il raccolto dello zafferano

Dopo il raccolto degli stimmi, per le coltivazioni pluriennali, le cure colturali continuano: assicurando la giusta cura alle piante anche dopo la fioritura si avranno ottime rese negli anni seguenti.

Le irrigazioni dello zafferano

D’inverno non è necessario proteggere le piante dal gelo. Durante il ciclo vegetativo, lo zafferano dovrà essere irrigato solo nei periodi di siccità. In estate, lo zafferano non va irrigato.

Coltivare zafferano in vaso o nell’orto
La distanza tra un bulbo e l’altro deve essere di almeno 5 cm. Tale distanza deve essere rispettata sia se decidete di coltivare lo zafferano in vaso, sia in pieno campo. Nell’orto, la distanza tra i filari dovrà essere di 50 cm.

Quando coltivare lo zafferano
I bulbi di zafferano (stimmi) vanno interrati tra la fine di agosto e l’inizio di settembre. Evitate di coltivare lo zafferano con terreno bagnato (poco dopo una pioggia), lo zafferano può essere sensibile ai marciumi e non tollera ristagni idrici.

Informazioni aggiuntive sulla coltivazione e la produzione dello zafferano

Per chi intende coltivare lo zafferano, un ottimo punto di perfezionamento è il manuale intitolato: L’oro rosso delle Alpi. Manuale tecnico-scientifico di produzione dello zafferano.

Nella foto centrale, gli stimmi rossi essiccati.

FONTE


 

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Colchicina, lo «zafferano bastardo» che può uccidere

Il fiore è identico a quello dello zafferano, ma altamente tossico e può causare la morte in poche ore
di Cristina Marrone

Fiore di colchicina
La colchicina, chiamata anche «zafferano bastardo», è una pianta erbacea bulbosa della famiglia delle Liliacee che germoglia in autunno con un fiore rosa-violaceo, molto simile allo zafferano. Cresce in tutta l’Europa centrale, ad eccezione del nord e del Caucaso. In Italia la si trova nelle zone alpine e prealpine, fino ai 2000 metri e cresce lungo ruscelli e in radure boschive. È rara sugli Appennini.
Erba velenosa
Si tratta però di un’erba velenosa e rientra nella lista del ministero della salute perché è vietato l’uso nel settore degli integratori alimentari e nei prodotti erboristici. Non è utilizzabile nella pratica fitoterapica. Non vanno toccati fiore e pianta perché il solo contatto può causare danni alla pelle. Se viene ingerito provoca bruciore alle mucose, nausea, vomito, coliche, diarrea sanguinolenta fino al delirio e alla morte. L’avvelenamento ha azione sull’apparato digerente, biliare, respiratorio, cardiovascolare, renale, sul sistema nervoso e sulle ghiandole endocrine. In seguito a un’intossicazione acuta la morte avviene tra le 7 e le 48 ore. «Ma gli effetti tossici della colchicina possono durare nel tempo e portare anche complicanze neurologiche o al sangue, causando forti anemie o calo di piastrine» avverte Fabio Firenzuoli, Responsabile del Cerfit, Centro di riferimento per la Fitoterapia all’ospedale Careggi di Firenze che avverte: «Purtroppo le intossicazioni da colchico si verificano, per fortuna sono raramente mortali».

La differenza tra zafferano e colchico
«Il fiore dello zafferano è molto simile a quello del colchico, e può essere confuso» spiega Firenzuoli – ma ci sono delle differenze. Il fiore colchico è superdotato, ha 6 stami, gli organi sessuali appunto, mentre lo zafferano ne ha solo 3. E quando invece è in foglia non dimenticate che può essere scambiato per Aglio ursino. Il consiglio è evitare di raccogliere piante, se non si conoscono alla perfezione» .
Il farmaco
Con la colchicina pura viene prodotto un farmaco utilizzato sotto strettissimo controllo medico per il trattamento acuto della gotta. Come detto la sostanza è altamente tossica e 10 mg di colchicina potrebbero causare effetti tossici letali se assunti in un solo giorno (la terapia prevede in genere 1 mg al giorno)
Il precedente
Nel marzo del 1994 un’altra coppia piacentina era rimasta intossicata dopo aver ingerito la colchicina, raccolta per errore con altra erba commestibile. L’uomo era deceduto.