I suoi gel e succhi sono prodotti ormai leggendari, ma non tutto quel che si dice sulle loro proprietà terapeutiche è provato

Depura l’intero organismo dalle tossine cattive. Ti regala una pelle sempre fresca. Ti protegge dalle malattie, previene l’invecchiamento e, all’occorrenza, ti fornisce anche una sferzata di energia. O, perlomeno, questo è quel che si dice di lei, che secondo alcuni sarebbe addirittura in grado di guarire il cancro. È l’aloe vera, una pianta dalle cui foglie carnose si spremono succhi e gel che troviamo ormai in tutte le erboristerie e che rappresentano un must per gli amanti della medicina naturale.

Definita spesso come miracolosa, quando non come un vero e proprio elisir di lunga vita, l’aloe vera è al primo posto delle preferenze in Italia tra gli integratori alimentari a base vegetale e, a livello globale, si trova al centro di un business da (si stima) 13 miliardi di dollari l’anno. Con una scelta di prodotti così ampia e a coprire una gamma così variegata di applicazioni da meritarsi il titolo di vera superstar del mondo vegetale.

Ma cosa c’è di vero in quello che si racconta delle sue proprietà terapeutiche straordinarie? Ecco qualche informazione per capirci di più.

La materia prima
Della pianta di aloe vera si usa la parte interna della foglia: il gel trasparente contenuto nella parte centrale, che può essere impiegato da solo per uso topico, ma anche la linfa, un fluido giallastro che si trova subito sotto il rivestimento verde e che può essere assunto per via orale quando la foglia viene ridotta in succo oppure viene in parte essiccata.

Il gel, mucillaginoso, è composto essenzialmente da polisaccaridi, ma nel resto della foglia sono presenti anche antrachinoni e altri composti in percentuale più limitata come vitamine, sali minerali e alcuni enzimi.

Usi (e costumi)
L’impiego di formulazioni a base di aloe vera risale a epoche molto antiche. Già Cleopatra, si racconta, la utilizzava per la cura e la bellezza del proprio corpo. Ma anche nell’antica Roma, così come poi durante il corso di tutto il Medioevo, essa figura spesso come materiale di partenza per molti rimedi popolari per trattare piccole ferite, bruciature ed escoriazioni.

Oggi l’aloe è diffusa soprattutto nella medicina tradizionale di paesi come la Cina, l’India, il Giappone, ma anche in Occidente si è conservata in alcuni ambienti alternativi. Sono diffusissimi i prodotti a base di gel di aloe per uso esterno: in qualità di cicatrizzante e antibatterico per alcuni problemi dermatologici, in caso di scottature, ustioni, o la psoriasi, ma anche come semplice idratante o protezione solare. Oltre che quelli propri del settore cosmesi: fluidi, creme, lozioni, balsami e impacchi per il viso, le labbra e il corpo.

La formulazione orale, invece, viene consumata come lassativo, disintossicante, tonico e stimolante delle difese immunitarie. Alcuni poi lo acquistano contro il mal di gola, altri per perdere più velocemente peso, preservare le funzioni cardiache, o come antinfiammatorio. Altri ancora reputandolo utile a prevenire o trattare il diabete e il cancro.

Ma se da un lato è vero che moltissimi principi attivi dei nostri farmaci provengono (più o meno direttamente) da fonti vegetali, è vero anche che l’enorme pentolone di indicazioni terapeutiche che negli ultimi decenni ha inondato il mercato dell’aloe vera non sempre trova un valido riscontro sul fronte scientifico. Anzi.

Cosa c’è di fondato
Tra le innumerevoli proprietà terapeutiche che le attribuiamo nei nostri passaparola, di fatto nessuna poggia su dati davvero solidi, cioè ha dimostrato un’appropriata rilevanza statistica attraverso diversi trial clinici randomizzati (quelli che portano all’approvazione dei farmaci), e certamente la ricerca da compiere sull’aloe è ancora tanta.

Ciò che sappiamo a oggi è che sì, gli antrachinoni contenuti nella linfa dell’aloe sono forti lassativi se assunti per via orale. Tuttavia, c’è bisogno di ulteriori indagini in merito alla sua efficacia e sicurezza in caso di costipazione. Lo stesso vale (com’è riassunto in modo molto efficace qui) per il trattamento dell’herpes genitale, la psoriasi e la dermatite seborroica. Poco chiaro, invece, il suo ruolo su tutti gli altri versanti elencati finora.

Le controversie sul cancro
L’aloe cura il cancro? “No, a oggi non esistono studi scientifici che dimostrano un ruolo certo dell’Aloe vera nella prevenzione o nella cura del cancro anche se alcuni dei composti contenuti nella pianta sono attualmente in fase di studio”, sostiene l’Airc, l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro. E, come riposta, dovrebbe bastare. Ma sappiamo bene che a volte basta anche solo una lontana ipotesi di efficacia per accendere la speranza nei pazienti, col rischio di regalare terreno ai ciarlatani e lasciare i cittadini in balìa di informazioni e condizionamenti davvero pericolosi. Per questo, meglio fare un passo indietro.

L’idea dell’aloe come rimedio antitumorale è stata diffusa negli anni ’80 da un certo Romano Zago, un frate brasiliano autore di un libretto dove si raccontava di guarigioni da tumori anche molto avanzati con la sola somministrazione di aloe (del tipo arborescens, in questo caso). In tempi rapidissimi e senza effetti collaterali. Dei veri e propri miracoli, dove mancavano del tutto statistiche o referti clinici, ma che hanno incuriosito a tal punto da innescare una serie di studi scientifici sul tema. A distanza di anni, nessuno di questi ha mai ottenuto risultati coerenti con quelli di padre Zago.

Ciò non toglie che alcune sostanze estratte dalla pianta sono da tempo sotto indagine e si sta cercando di capire se possano o meno inibire la proliferazione delle cellule di alcuni tipi di tumore. Questo però non basta per sostenere che esistano prove certe dell’efficacia dell’aloe nella cura (o nella prevenzione) del cancro. Tanto più che si tratta di studi, a oggi, in vitro (cioè su campioni di tessuto coltivati in laboratorio) o al massimo su modelli sperimentali, non sull’essere umano, e che quindi non costituiscono in alcun modo una prova di efficacia e sicurezza per terapie sulle persone. Va da sé che “pensare di sospendere le terapie prescritte dall’oncologo o di assumere contemporaneamente derivati dell’aloe può essere una decisione molto pericolosa per la salute”, riporta sempre Airc.

Possibili effetti collaterali
Se l’uso topico di preparati a base di aloe non risulta associato a effetti collaterali significativi, non vale lo stesso per i prodotti per uso interno. Date le proprietà lassative, per esempio, possono presentarsi crampi addominali e diarrea, e può essere condizionato l’assorbimento di cibi e farmaci. Nelle persone diabetiche, in particolare in chi assume farmaci per contenere i livelli di glucosio, è necessaria maggiore cautela data l’ipotesi che componenti dell’aloe possano comportare un ulteriore calo dello zucchero. Inoltre, in alcuni studi sui ratti si è registrata attività cancerogena a carico dell’intestino in seguito a somministrazioni ripetute di estratti di aloe vera: non significa per forza che ciò possa succedere anche negli esseri umani, ma non possiamo ancora nemmeno escluderlo.

Certamente, in particolare per quanto riguarda l’assunzione orale, è buona regola fare sempre riferimento al proprio medico, informandolo quando si ha intenzione di assumere preparati complementari a base di aloe (ma vale anche per i prodotti di altra origine). E allo stesso tempo tenere ben presente che un integratore alimentare non rappresenta in alcun caso un’alternativa rispetto alla prescrizione di una cura farmacologica.

Perché proprio l’aloe vera
Quali fattori, in assenza di evidenze scientifiche, hanno portato negli anni l’aloe vera a diventare la protagonista indiscussa del regno della salute naturale e della cosmetica? Perché non altre piante simili o, semplicemente, anche le altre tipologie di aloe? Solo da poco, in realtà, un ampio set di indagini e catalogazioni ha iniziato a fare chiarezza sulla diffusione e l’enorme successo di questa specie, come riporta un articolo uscito qualche settimana fa sul New Scientist.

In pratica, raccogliendo e analizzando i campioni di dna di oltre 200 varietà di aloe, gli scienziati sono riusciti a ricostruirne (sulla base delle sequenze comuni) la storia evolutiva: una sorta di albero genealogico. Ripercorrendone all’indietro la diffusione da alcune regioni dell’Africa fino alla probabile zona d’origine, nella penisola arabica, è stato così possibile mettere in luce quanto la straordinaria espansione del mercato dell’aloe vera possa essere legato non tanto a peculiarità della sua composizione o alle proprietà farmacologiche, ma piuttosto alla prossimità di questa variante rispetto alle principali rotte commerciali del passato. In poche parole: si trovava semplicemente al posto giusto e nel momento giusto.

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