A Pianezza una volta c’era un castello e sorgeva dove è oggi edificata Villa Lascaris. Del Castello di Pianezza purtroppo oggi rimangono solo pochi resti nel giardino della villa. Sono gli ultimi testimoni di un importante passato. Facevano parte dei sotterranei, del bastione esterno e della “Galleria di Maria Bricca”. Il maniero era stato fatto costruire dal vescovo Landolfo di Torino intorno all’anno mille. L’episcopo aveva fatto edificare una serie di castelli per dotare Torino di una cinta difensiva. Sorgeva a picco sulla Dora, lungo la Via Francigena. Viene citato per la prima volta in un documento del 1159. Con questa bolla l’imperatore Federico Barbarossa conferma al vescovo Carlo i diritti su Pianezza. Ai vescovi succedono i sabaudi. Nel 1228 Margherita di Savoia lo porta in dote a Bonifacio II del Monferrato. Al casato degli Aleramici succedono i Provana nel 1360.

           

IL PERIODO SABAUDO

Il duca Emanuele Filiberto di Savoia lo acquista per donarlo alla sua favorita Beatrice Langosco. Crea per lei il marchesato di Pianezza. La fortezza in quel periodo era circondata da un fossato. Questo correva lungo l’attuale via Pellegrino e terminava in un ampio stagno dove oggi si trova piazza Cavour. Matilde, figlia di Emanuele Filiberto e Beatrice, eredita il titolo dalla madre. Sposa Carlo di Simiana, discendente da un’antica famiglia della nobiltà provenzale.

LA FORTEZZA DIVENTA UNA RESIDENZA

I discendenti della coppia trasformano la fortezza medievale in una splendida residenza. Questa era costituita da tre piani fuori terra dotati di saloni e terrazze con balaustre marmoree. I piani erano collegati da uno scenografico scalone d’onore a due rampe. Il castello era composto da cento stanze, tra le quali un immenso salone retto da dodici colonne. La residenza era abbellita da giardini all’italiana. L’acqua delle fontane era prelevata dalla Dora grazie ad una serie di pompe idrauliche. L’orangeria accoglieva d’inverno gli agrumi e le altre piante esotiche.

L’OPERA DI MARIA BRICCA

Il 5 settembre 1706 si verifica l’episodio storico più importante legato al Castello di Pianezza. Centrale è la figura di una cuoca. Maria Bricca. In quel momento l’Europa è “messa a ferro e fuoco” dalla Guerra di Successione Spagnola. I francesi stanno assediando Torino. Molti di loro si sono rifugiati nel maniero. Qui sono custoditi i rifornimenti e gli stipendi per le truppe. Il grande condottiero Eugenio di Savoia-Soisson vuole liberare l’edificio per poi respingere gli invasori. La rocca è circondata dai Granatieri di Brandeburgo guidati da Leopoldo I di Anhalt-Dessau. Maria Bricca conosce un passaggio segreto. Nella notte fra il 5 settembre e il 6 settembre riesce a guidare le truppe all’interno dell’edificio. Irrompono così nella sala da ballo del castello, dove gli ufficiali francesi stanno festeggiando, convinti della vittoria.

LA ROCCA VIENE LIBERATA

Grazie alla posizione raggiunta, la mattina seguente l’armata austro-piemontese prende alle spalle i francesi alle porte di Torino. Gli invasori sono così costretti al ritiro ed il Piemonte è libero. Il passaggio percorso dall’eroina è chiamato ancora oggi “Galleria di Maria Bricca”. Alla sua impresa è dedicata una tela di Francesco Gonin, esposta nella Basilica di Superga. Ai di Simiana succedono per via ereditaria i principi di Francavilla.

VILLA LASCARIS

Quando il Piemonte viene occupato da Napoleone il castello viene nazionalizzato. Messo all’asta nel 1798, i suoi acquirenti, incuranti del valore storico, lo smantellano. Il terreno sui cui sorgeva viene alienato nel 1811 al marchese Agostino Lascaris di Ventimiglia. Questi vi fa costruire una splendida villa in stile impero. Il giardino all’italiana viene trasformato in parco all’inglese. La nuova costruzione è altrettanto spettacolare. Tra le sue bellezze va ricordata la Sala del Biliardo. È decorata con affreschi che rappresentano importanti personaggi. Tra questi Cristoforo Colombo e Andrea Doria, che evidenziano il legame della famiglia Lascaris con la città di Genova. Nel 1838 alla morte del marchese, la villa passa per via testamentaria ai vescovi di Torino. Nel 1968, il cardinal Michele Pellegrino ne trasferisce la proprietà all’arcidiocesi. La residenza è oggi un centro di formazione e accoglienza gestito dall’Associazione Fraternità San Massimo.

Testo di Andrea Carnino

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